Loading
Quali sono i luoghi deputati alla politica?
Non è che si confonde la politica con la propaganda?
Se è vero che la politica rappresenta l’attività pratica relativa all’organizzazione e amministrazione della vita pubblica; arte del governo e l’etimo della parola, e la sua stessa struttura, racchiudono il significato della politica e mostrano il segno dell’ambito cui essa specificamente afferisce: la sfera pubblica e comune, mi chiedo e vi chiedo se ci siano luoghi deputati, esclusivi ed unici in cui ognuno di noi ne può parlare o disquisire. Liberamente.
Facciamo politica ogni giorno; usciamo di casa il bus non arriva, la buca, ci hanno rubato l’auto, a scuola non funziona il riscaldamento, la trasmissione televisiva, le rete di questo pc che non va, alla posta il servizio non funziona, manca il giardino, la visita medica prenotata ma disponibile dopo sei mesi…….
La scelta e il bisticcio di parole.
Tutto è regolato dalla politica, dalle scelte di quelli scelti ad amministrare la cosa pubblica e da noi che li abbiamo scelti consapevolmente o no.
Quindi non esiste un luogo unico dove se ne può parlare. Tutti i sistemi, tutti i luoghi, tutte le opportunità che le moderne forme di comunicazione ci mettono a disposizioni servono o potrebbero servire per lamentarci se il servizio che ci propongono non è confacente alle nostre aspettative, oppure esaltarne le magnificenze se le aspettative sono confermate.
Ma quello che spesso anima le azioni e le coscienze di qualcuno è la propaganda, che nonostante sia consapevole dei limiti della proposta avanzata, ne esalta qualità inestitenti o comunque non veritiere. Ora il fatto che chiunque di noi non sia libero di poter muovere delle critiche al fatto per esempio, che bambini dai 6 agli 8 anni abbiano come scuola un garage, è aberrante. Il non poter affermare che i soldi pubblici spesi potrebbero essere spesi diversamente mi sembra, mi scuseranno i cultori della politica fatta nelle segrete stanze o nelle aule consiliari o nel parlamento, reazionario e fuori ogni riconoscimento del diritto di ognuno di esprimere liberamente il proprio pensiero, giusto o sbagliato che sia.
Se trovo discutibile la scelta politica inerente gli uomini o le donne chiamate a dirigere un settore, perché magari in perenne conflitto di interesse anche se solo ideologico, perché non informarne anche altri del mio punto di vista? Perché si vuole a ogni costo addormentare le coscienze solo perché un mio interesse prevalente, ma solo per me prevalente, debba avere la meglio sull’interesse dell’altro? A questo risponde o dovrebbe rispondere la politica, cioè la capacità di pochi di riuscire consapevolmente e correttamente ad amministrare il patrimonio di tutti, che quando si scorge essere diventato di interesse secondario fa scattare in noi tutti l’indignazione e la critica. Se anche la critica non è permessa a coloro i quali si propongono come “padri di famiglia” chiamati a dare risposte alle innumerevoli richieste, significa forse che stiamo parlando di oligarchia e non di democrazia.
Quando poi le criticità vengono mosse da coloro i quali credendo nel leader ne hanno approvato i progetti e poi, accorgendosi che gli scopi di quell’impegno sono naufragati, l’oligarchia assume la consapevolezza che i traditori devono essere annientati, soppressi e ogni arma a disposizione diventa lecita e così l’offesa, la derisione, lo sberleffo e la menzogna prendono presto quasi immediatamente il posto della ragione e della comprensione e del dialogo.
Il non poter contestare il manovratore, nonostante sia palese l’incapacità, è cosa da non poter mettere neanche nelle possibilità e nessuno, figuriamoci quelli che in quelle ragioni ci avevano creduto. Sino a che saremo così gretti e culturalmente irrilevanti dal non considerare la critica quale momento di crescita e di confronto costruttivo, non solo per noi, ma per l’intera collettività, saremo ancora considerati semplice merce di scambio chiamata a decidere e contare veramente qualcosa quando chiusi nella cabina elettorale saremo chiamati ora da questo ora da quella ad apporre quella importantissima X che decreta la nascita o la morte politica di qualcuno.
Mi chiedo se non siano proprio quelli a cui la politica e la cosa pubblica non interessa sino al punto di non sforzarsi di capirne le ragioni quelli che bisognerebbe bandire dalla società e non quelli che continuando la “critica” ne vogliono migliorare la realtà.
Casamassima ne è la riprova.

Commenti

commenti

Rispondi