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A.D. 2020 – Il virus che cambiò il mondo. (seconda parte)

Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto. (Italo Calvino)

Proseguiamo nel racconto dell’idea per la nostra nuova ed avvincente serie televisiva di successo. (Qui la prima parte)

Idea, che vi confesso, anni fa, nel 1981, uno scrittore statunitense, Dean Koontz, con il thriller The eyes of darkness, mi ha scippato e rubato. Infatti, 39 anni fa, il caro Dean scriveva a pag. 333: Wuhan-400, è un’arma letale, intorno al 2020 una grave polmonite si diffonderà in tutto il mondo in grado di resistere a tutte le cure conosciute. E siccome gli americani arrivano sempre prima di tutti, scriveva anche che il virus era stato creato in un laboratorio proprio vicino a Wuhan, in Cina, che anche noi, da inesperti di thriller, abbiamo preso come città immaginaria da dove ha inizio la nostra storia.

Ma la nostra sfortuna non finisce qui.

«La prossima guerra che ci distruggerà non sarà fatta di armi ma di batteri. Spendiamo una fortuna in deterrenza nucleare, e così poco nella prevenzione contro una pandemia, eppure un virus oggi sconosciuto potrebbe uccidere nei prossimi anni milioni di persone e causare una perdita finanziaria di 3.000 miliardi in tutto il mondo».

E così, oltre alle previsioni catastrofiche di Bill Gates del 2015, che attraverso una simulazione prevedeva che un virus avrebbe ucciso oltre 65 milioni di persone in tutto il mondo, anche un altra scrittrice sembra nata per rovinarmi la festa. Sylvia Browne, scrittrice e peraltro anche sensitiva, nel suo End of Days del 2012 scriveva che, proprio nell’inverno 2020, “diventerà prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti”, a causa di una potentissima malattia, del tutto simile all’influenza, che attacca bronchi e polmoni e resiste a qualsiasi terapia nota.

Credetemi, sono completamente demoralizzato. Un idea avevo avuto e questi me la rubano. Con tutti i soldi che hanno ne vogliono ancora. Non si fa così. Comunque per l’impegno che ho preso con tutti voi proseguo con la mia storiella che a questo punto deve essere solo mia. E vostra, naturalmente.

Dove eravamo rimasti?

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

A.D. 2020 – Il virus che cambiò il mondo. (seconda parte)

Gli americani si accorgono ben presto di aver causato un gran danno ai loro nemici cinesi che a causa del virus hanno dovuto chiudere industrie, fermare le macchine, rinchiudere gli abitanti in una quarantena forzata, azzerare le produzioni. E mentre la borsa cinese cala vertiginosamente, l’economia si ferma, i posti di lavoro vacillano, la popolazione è in ginocchio, l’economia americana balza in testa con nessun competitor all’orizzonte.

Il mondo a stelle e a strisce è di nuovo possibile.

Ma perché non approfittare ancora più del momento favorevole?

Perché in questa serie fiction di successo non facciamo entrare anche il tricolore? E così anche per sfruttare le attrici e gli attori a noi tanto cari e viste le nostre città patrimonio culturale dell’umanità, ci mettiamo dentro anche la nostra italianità.

Ipotizziamo che i danni che gli americani si aspettavano dal virus sprigionato in Cina non sono poi così soddisfacenti. Anche se la produzione cinese si è fermata e qualche danno l’ha subito, gli 80 mila contagiati e le 3 migliaia di morti (che scopriremo poi essere non reali) non rappresentano in definitiva un gran guaio. Su una popolazione pari a 1 miliardo e mezzo di persone, ci saremmo aspettati di più.

E visto che oramai in tutto il mondo non si parla altro che di coronavirus, perché non “esportarlo” anche nel vecchio continente? Ma si, facciamo si che l’epidemia cinese divenga una pandemia.

Ma l’Italia non aveva stretto con la Cina dei patti commerciali che li potremmo definire “le vie della seta”?

E come si sono permessi, gli italiani, da occidentali, appartenenti alla NATO con tante basi americane sul loro territorio a stringere accordi con i comunisti cinesi?

E’ deciso. Esportiamo il virus in Italia. Si, ma dove?

A questo punto avrei bisogno del vostro aiuto. Secondo voi se facessimo detonare il virus al nord, magari in Lombardia dove moltissimo del servizio sanitario è a completo appannaggio della sanità privata e che quello pubblico è stato, come nel resto del Paese d’altronde, depauperato a favore del privato, sarebbe credibile? Penso di si.

Facciamo andare la Lombardia e tutto il nord, la vera locomotiva dell’Italia, in crisi. E che crisi.

Qui potremmo immaginare le nostre attrici e i nostri attori che non sapendo neanche come si usano le mascherine mentre continuano a dichiarare alla stampa che per una semplice influenza non si può bloccare la macchina produttiva contano i contagiati che diventano sempre di più.

L’Italia, che strano paese.

Gli italiani, che strani cittadini che sono.

Tra ospedali non sufficienti (avete perso il conto di quanti soldi sono stati sottratti?) e alle volte colabrodo visto che proprio lì si annida il virus che si espande, potremmo immaginare un governo non del tutto all’altezza che con una serie di provvedimenti discutibili, l’unica cosa che sa pubblicizzare è quella di rimanere a casa. Viste le percentuali del contagio esponenziali, sottaciute le cause di una sanità allo sbando che ha il coraggio di richiamare medici ottantenni in corsia, si chiude tutto.

A questo punto, rimandando l’analisi sul servizio sanitario nazionale che faremo verso la fine della fiction potremmo immaginare il primo ministro che intorno alle 23 di una sera qualsiasi preannuncia l’istituzione di una zona rossa che dovrà interessare tutto il nord causando un esodo di massa dal nord verso il sud. Questa idea mi appare del tutto improbabile possa mai avvenire, ma è l’unico escamotage che ho per portare l’epidemia dal nord al sud del paese in cui la sanità sta molto più fregata che al nord. Perdonatemi.

Tra mascherine e disinfettanti che solo al mercato nero puoi trovare e fra tamponi che entrano nel lessico di tutti i giorni, potremo immaginare che di lì a breve tutta l’Italia diventi zona rossa. A scuola non si va più, molti uffici chiudono, le fabbriche sbarrano i cancelli, il caffè al bar è impossibile, cinema, teatri, musei e librerie off limits, le messe si tengono online, le strade sono deserte e le case affollate.

Uno strano silenzio inonda le nostre città. Ma non quel silenzio che sappiamo bene riconoscere quando scende copiosa la neve, lo avete presente? ma un silenzio surreale rotto dall’inno di Mameli che alle sei di pomeriggio è cantato o suonato dal balcone di fronte.

Qui la scena sarebbe veramente strappalacrime: bandiere alla finestra come se avessimo vinto la coppa del mondo di calcio, cartelli alla ringhiera con scritto a caratteri cubitali andrà tutto bene, arcobaleni, concertini, abbracci e risa virtuali e un vogliamoci tanto bene che fa tanto Natale.

Ma la situazione è grave. Anzi gravissima.

Ancora non lo sappiamo, ma l’uomo inquadrato di spalle che accarezza un gatto con un collare di diamanti ha perso il controllo.

Anche in Francia, in Germania, in Spagna ed addirittura nella verde Svizzera, il Covid-19 sta colpendo inesorabilmente.

Tutta l’Europa diventa un intero ospedale da campo in cui specialmente i vecchi sono quelli destinati a morire. Qualcuno dei governanti, e in questo caso ci potremmo servire del primo ministro britannico Boris Johnson, propone di non seguire la Cina e l’Italia che chiudono tutto isolando la popolazione in casa, ma di continuare la solita vita e se poi qualcuno morirà non sarà un gran danno visto che solo così si potrà raggiungere quell’immunità di gregge al virus che tanta paura fà. Lo so, anche a noi sembra troppo cinica ed inumana questa affermazione da parte di un uomo di stato, ma qualche scossone dobbiamo necessariamente darlo alla fiction.

Però poi, visto il capello biondo sempre spettinato del primo ministro gli potremmo far fare marcia indietro consigliando ai sudditi di sua Maestà di rimanere chiusi nelle home o nelle house.

Figuratevi che il virus Covid-19 arriva, circumnavigando il globo anche negli USA. Qualcuno mi chiederà: come? lo facciamo partire dagli USA e lo facciamo approdare in USA?

Dovete capire che per movimentare una serie tv, per farla divenire veramente una fiction di successo, operazioni ardite come questa sono necessarie. Serve per creare patos, apprensione, brivido.

Fidatevi, andrà tutto bene.

(2-continua)

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