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A Peppino Impastato

Caro Peppino,

dal’9 maggio 1978 molte cose sono cambiate. Per prima cosa vogliamo dirti che abbiamo aspettato 23 anni perché si ricostruisse finalmente la realtà e che non ti eri “suicidato” su quei binari mettendo sotto il tuo corpo una carica di tritolo. Abbiamo aspettato due decenni per avere il riconoscimento, attraverso le aule di giustizia, che i mandanti e gli esecutori del Tuo omicidio erano da ricercarsi fra quegli uomini che avevi sempre combattuto e cercato di osteggiare nella Tua breve ma intensa vita, mettendo in discussione anche il Tuo cognome scomodo per quello che ha rappresentato in Sicilia.

    Molte cose sono cambiate, caro Peppino.

    Sono cambiati, i socialisti, i marxisti-leninisti, la Lega, il Manifesto. Vedi, la Tua odissea politica e i Tuoi ideali oggi qualcuno vorrebbe che si rimuovessero e che si cancellasse con un colpo di spugna quelli che per Te ieri, e per noi oggi, dovrebbero e sono il motore che spinge l’uomo verso l’emancipazione ricercata ma mai raggiunta. I socialisti oggi sono passati con i governi di destra, i marxisti-leninisti di ieri hanno fatto in fretta a cambiare nome, a non riconoscersi più nei valori del Comunismo e a collaborare con le forze più reazionarie di questo Paese per annientare, non solo politicamente, quelli che Comunisti lo sono ancora; la Tua Lega oggi resiste ancora in qualche foto sbiadita dal tempo ma se dovessi chiedere a qualche ragazzotto di oggi ti risponderebbe che è quella organizzazione politica, setta la chiamiamo Noi, che vorrebbe che il Meridione d’Italia finisse sotto dieci metri di terra, che i fratelli e le sorelle che dal Sud del Mondo, fuggendo dai propri Paesi, vengono qui da noi con ogni mezzo pagando un sacrificio e un prezzo altissimo per poter vivere, fossero rimandati indietro magari senza neanche sbarcare da quei barconi della vergogna; il Manifesto si chiede oggi se ancora si può definire “giornale comunista”.

    Tanto è cambiato e tanto si cerca ancora di cambiare: si cerca da ogni parte politica e culturale di affermare che le “classi”, quelle conosciute da Noi, quelle descritte dai Nostri Padri, non esistono più e che la sovranità popolare può e deve essere sospesa. Vari governi hanno attraversato questi decenni e vari uomini sono stati chiamati a svolgere questo compito. Abbiamo avuto mafiosi, piduisti, affaristi, ricchi senza scrupoli, indagati, prescritti ma gli uomini e le donne di questo Paese, nonostante la verità fosse lì a portata di mano, continuavano e continuano a dire che nulla è possibile e che quella Rivoluzione non solo culturale e politica per l’emancipazione di cui parlavamo prima non è attuabile. Lasciamo a Te il giudizio su quegli uomini che sostengono che oggi la rivoluzione dovrebbe essere gentile e che nella poesia delle cose è da ricercare la “retta via”. La rivoluzione che conosciamo Noi non è distribuire confetti dolci con all’interno cioccolato nero fondente; la Rivoluzione che conosciamo Noi è quella di rifondare le coscienze del popolo che abbiamo il dovere di proteggere. La Tua adesione alle frange più estreme della sinistra, come quella a Lotta Continua, dimostra che anche ieri, come oggi, ci deve essere data la possibilità di poter manifestare il Nostro dissenso senza per questo essere tacciati di insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Ci deve essere data la possibilità di richiedere un tavolo dove poter discutere se una ferrovia è necessaria e utile per tutti o solo per quei poteri forti che ne richiedono la realizzazione. La mafia oggi non è più riconoscibile dalla “coppola nera” e da fucile a canne mozze. Oggi la mafia veste in doppiopetto blu, siede stabilmente nel Parlamento, nelle aule consiliari di molti Comuni italiani, dirige università, banche, governi. Il malaffare è parte integrante di questo Paese, di questo Mondo e sta lì per decidere le sorti dell’umanità intera. C’è un piccolo problema, caro Peppino, la maggioranza degli uomini e delle donne è come Te, come Noi: ci accomuna l’essere comunisti, ci accomuna l’appartenere alla stessa classe, quella del proletariato, alla classe che è contro il capitalismo, quella che vorrebbe essere lasciata libera almeno di manifestare, mettere nella bacheca aziendale il giornale in cui crede, votare liberamente il sindacato che più li rappresenta, avere la possibilità di lavorare e di poter guardare negli occhi i propri figli e di non vergognarsi se non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, quella che vorrebbe almeno avere la possibilità di poter credere che il Capo dello Stato non vada in visita in una città della Repubblica transennata e militarizzata affinchè il disagio non abbia a manifestarsi, quella che crede che la Falce e il Martello siano ancora un simbolo che rappresenta i più deboli, i diseredati, e che il rosso è, e sempre lo sarà, il colore che ci tiene tutti in vita, come il sangue che lo rappresenta tutto, tiene in vita Te con Noi.  Il giorno in cui venivi assassinato Bruno Vespa dal Suo TG1 piangeva l’amico di cui avevano ritrovato il corpo, e tutti erano impegnati a ricordarne la figura e l’alto profilo da statista dimenticandosi che un Nostro Figlio, un Nostro Fratello, veniva trucidato su un binario a Cinisi. Ed è ancora lì, il “giornalista” con le sue inchieste, con i suoi plastici, con le sue ricostruzioni, con i suoi eroi, a raccontarci di un Paese che non esiste, di una realtà stravolta e travolta dagli accadimenti che tutti conosciamo. E mentre il Presidente del Consiglio fa “cucu” da dietro una colonna, oppure si intrattiene con minorenni “scollacciate”, o pretende ed ottiene che  si legiferi per salvarlo dalla galera, la democrazia viene sospesa e “il Grigio” continua a stangare il proletariato, i più poveri, quelli che avrebbero bisogno di tutto e cedendo al fascino di coloro i quali dicono che tutto questo è necessario per il bene del Paese e dell’Europa, continuano a dargli credito. E’ vero che gli strumenti per capire quali e quante verità sono taciute e che la menzogna e la mistificazione della realtà, spesso complici anche quegli uomini e quelle donne che dovrebbero essere a Noi più vicini, non sono dati a disposizione di tutti, ed è per questo che il Nostro impegno dovrà e deve essere totale, al fine di evitare il continuo massacro incondizionato del Nostro compito.

    Caro Peppino, quello che più ci fa rabbia e che molte volte il Tuo nome e il Tuo esempio siano strumentali nelle mani di quei soggetti che definendosi “politici”, si servono del Tuo nome solo ed unicamente per riempirsi la bocca di cose che non capiscono e che non hanno mai compreso. Crediamo che per rispettare il Tuo nome non servano manifestazioni commemorative fini e se stesse: serve l’agire politico quotidiano, il prendere posizione sui temi cari ed urgenti della Nostra storia, l’ambiente non solo come sottrazione della terra a favore di un incontrollato ed incondizionato pannello fotovoltaico o  considerarlo come scarico di cloaca immenso e senza regole, o considerarlo tutto come edificabile e che non siano rispettate le regole del vivere civile,  dei beni comuni che non possano essere considerati società per azioni con centinaia di consigli di amministrazione con conseguenti spartizioni di posizione. Insomma, questa dovrebbe essere la Nostra Rivoluzione, quella che accanto al Popolo che dovremmo rappresentare ogni giorno star lì pazientemente ma fermamente a spiegare quelle che sono le Nostre ragioni, il Nostro impegno per una società comunista. Le differenze ci sono fra Noi e gli altri, e sarebbe puerile e infingardo affermare che non ci siano. Non facciamo parte di quella schiera di ex che oggi, vergognandosi di essere appartenuti ad un Partito che all’interno del proprio nome aveva il sostantivo COMUNISTA, fanno di tutto per rimuovere il loro passato. Siamo sicuri lo facciano perchè probabilmente comunisti non lo sono stati mai e vorremmo dire anche a quelli che oggi fanno fatica, pur essendo all’interno di un Partito Comunista, lavorare per esso in forma limpida senza avere l’alibi di affermare che le differenze con gli altri non ci sono e che tutto è superabile e trascurabile, che non rappresentano i comunisti. Crediamo che tutti debbano avere la facoltà di scelta e debbano avere gli strumenti per poter stabilire le differenze che ci sono tra i comunisti e quelli che comunisti non sono, affinchè nelle inevitabili alleanze per governare la cosa comune, i nostri sostenitori sappiano quello che possono e devono aspettarsi da Noi. Il mettere tutto nel calderone senza che vi sia una politica seria, senza ambiguità e con la massima chiarezza senza marcarne i margini, ci porterebbe inevitabilmente a confonderci con quelli che nonostante dicano essere di “sinistra” ambiscono agli scranni del grande Partito popolare europeo e mondiale. L’essere comunista implica grosse responsabilità e grande impegno. L’impegno di guardare ogni giorno quello che avviene, sentire i bisogni della gente, agire ogni giorno affinchè anche le contraddizioni di un piccolo ma determinante luogo di “potere” come un Consiglio Comunale, possano essere combattute con l’esempio dell’impegno politico. Non sottrarsi mai dalla responsabilità di rimarcare con forza i vari soprusi che anche attraverso il perverso gioco della democrazia, oggi solo al servizio dei più forti, si serve della stessa per poter continuamente calpestare i diritti dei più.

    Per questo, caro Peppino, con questa lettera vogliamo comunicarTi che ci impegneremo sino alla fine affinchè il nostro contributo a raccontare la verità e la nostra visione del mondo attraverso “Radio aut” sia costante, limpido e lontano da quelle logiche e da quelle vocazioni non più sopite di qualcuno che vorrebbe i comunisti un’altra cosa.

    Hasta siempre compagno Peppino

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