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Almeno non chiamatela Casa della Salute.

Che le elezioni politiche ed amministrative siano alle porte e che il PD sia alla canna del gas lo si capisce anche da quella strana intervista a tre organizzata da La voce del Paese e mandata in onda in mondovisione nell’iperspazio cosmico.

Oggetto del contendere la Casa della Salute di Casamassima.

Si continua a parlare stucchevolmente di quell’iter partito 12 anni fa con l’allora sindaco Vito De Tommaso che arando e seminando il campo, avrebbe permesso in seguito, con Vito Cessa divenuto sindaco anch’egli, passando per il Comitato dei Cittadini guidato dal compianto Antonio Busto, che il sogno potesse avverarsi e che parte della ex struttura occupata dal Miulli,  diventasse quella Casa della Salute di cui oggi tutti parlano ma di cui nessuno vede i benefici sbandierati e che ci è costata 3 milioni di euro. Probabilmente non si doveva solo arare e seminare il campo, ma anche annaffiarlo e concimarlo, ma sappiamo come è andata a finire.

Ma, messe da parte le inutili disquisizioni politiche sui meriti messe insieme per racimolare una manciata di voti su di un procedimento che ad oggi solo ulteriori infiltrazioni ha prodotto ed è per questo che si cercano fondi per risanare quanto i 3 milioni di euro non sono riusciti ad affrontare, si continua a parlare di Casa della Salute riempiendosi la bocca.

Ma ascoltando la lunga intervista qualche dubbio ci assale.

Secondo il Ministero della Salute la Casa della Salute è da intendersi come la sede pubblica dove trovano allocazione, in uno stesso spazio fisico, i servizi territoriali che erogano prestazioni sanitarie, ivi compresi gli ambulatori di Medicina Generale e Specialistica ambulatoriale e sociali per una determinata e programmata porzione di popolazione.

Leggendo un comunicato stampa della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia) del 2012 capiamo meglio di che si tratta:

La Casa della Salute è un’organizzazione complessa della medicina del territorio dove i vari operatori, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri, terapisti della riabilitazione e altri insieme offrono ai cittadini la risposta a buona parte dei loro bisogni assistenziali.

È una struttura aperta 24 ore su 24 e sette giorni su sette, grazie alla possibilità di interagire con la continuità assistenziale (guardia medica) e medici del 118 per l’emergenza.

L’allocazione naturale è proprio quella dei presidi sanitari chiusi a seguito della rimodulazione della rete ospedaliera voluta con il piano di rientro.

Ma quali servizi sarebbero erogati ai cittadini attraverso la Casa della Salute?

Tutta l’assistenza primaria: la medicina di famiglia e la pediatria di libera scelta organizzate in ambulatori comuni aperti 12 ore al giorno; la guardia medica così come oggi organizzata; un punto di primo intervento gestito dai medici del 118; le visite specialistiche; un centro prelievi e un piccolo gabinetto radiologico; la tele cardiologia; le spirometrie e tutto ciò che può servire per una completa gestione della cronicità.

Quindi, quella che si dovrebbe aprire a Casamassima, sentendo quanto dichiarano i tre intervistati a La Voce del Paese, non sembra raccontare una “casa della salute”, ma altro. Cosa?

E non ci sembra una puntualizzazione di poco conto.

Quando parliamo di medici di famiglia, 7 ad oggi, a cui dovrebbero aggiungersi anche medici pediatri che attualmente però non sembrano figurare nell’elenco dei medici casamassimesi interessati, che scelgono un modello organizzativo che li vede (almeno 10 stabilirebbero le norme) associati per gestire ambulatori aperti continuamente 12 ore al giorno (8-20) in un’unica sede senza tutti gli altri servizi previsti dal Ministero della Salute, si parla di Centro Polifunzionale Territoriale.

Ed è quello che si vorrebbe dar vita al paesello.

Al posto di numerosi studi medici privati dislocati in vari punti del paesello, al posto di un ex cinema triste, un ex presidio sanitario dismesso pronto ad accoglierli quegli studi medici.

Ed allora, al netto di chi abbia cominciato l’iter politico, tecnico ed amministrativo della faccenda, perché mai gli intervistati non parlano di CPT ma continuano con la più roboante Casa della salute?

Ma l’interrogativo che ci assale maggiormente è un altro.

Nessuno disconosce l’avvio dei lavori da parte del sindaco De Tommaso, ma oggi, a distanza di 12 anni, fra alti e bassi ed anche con l’intervento di un Comitato di Cittadini, la vicenda non accenna a finire ed anche la data fissata per l’apertura della struttura ad inizio 2018 è slittata.

Ed allora vista l’incapacità della politica tutta che non è riuscita a scardinare le abitudini delle decine dei medici di famiglia che popolano l’universo sanitario del paesello, dodici anni sembra un tempo ragionevolmente lungo per convincere i medici di base a mettersi al servizio della collettività tutta come rappresenterebbe una vera Casa della salute, si continua imperterriti a promettere un’apertura che probabilmente mai ci sarà?

E se la smettessimo di prendere in giro la cittadinanza e decidessimo, vista l’insipienza della politica, di utilizzare quelle stanze con spazi destinati alla collettività tutta e di cui il paesello è sprovvisto?

E se la smettessimo ad intervalli quasi regolari ad investire risorse per mantenere in vita una cattedrale nel deserto quale oggi quegli spazi rappresentano?

 

 

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