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Amerai il prossimo tuo come te stesso

Nonostante sembra siano passati millenni da quando quest’ordine perentorio è stato rivolto agli uomini e fiumi di parole ne abbiano sporcato pergamene, libricini e testi filosofici, una domanda, visto quanto continuamente avviene intorno a noi, ha solleticato la nostra curiosità e la smisurata voglia di sapere.

Ma come deve essere e soprattutto chi dovrebbe essere questo “prossimo”?

Quali le caratteristiche? Quali i tratti genetici?

Ma questo “prossimo” che dovremmo amare come noi stessi, deve essere bianco? Oppure nero? Oppure avere gli occhi a mandorla? Deve essere un bambino o una bambina? Deve puzzare o lasciare una scia di profumo inebriante? Deve saper nuotare o essere biondo? Deve essere cattolico, ebreo o mussulmano?  Oppure può essere anche chi non crede in nulla? Deve fare il poliziotto, la casalinga o il sindaco? Deve essere ricco o può anche essere povero? Deve saper esprimersi al meglio o anche un ignorante va bene? Deve appartenere alla nostra “cerchia” o può anche appartenerne ad altre? Deve essere italiano, greco, tedesco, siriano o americano? Deve essere un sionista che ammazza un palestinese? Deve essere un perseguitato politico? Deve essere alto o basso? Deve essere uno a cui servono cure psichiatriche o uno che sta morendo per un tumore? Deve avere 4 zampe o anche un bipede va bene? Deve essere comunista o fascista? Oppure leghista? Deve essere calvo o capellone? Deve essere un “buonista”? Insomma, come diavolo deve essere questo prossimo che dovremmo amare come noi stessi?

Sembra, le fonti storiche al riguardo sono decisamente lacunose e solo la tradizione orale o scritta ma molto posteriore agli eventi ne fa menzione, che un uomo, poi ucciso per quanto proclamava, non abbia dato risposte al riguardo. Siamo pronti a credere, visto la non specificità dell’affermazione, che nessuno dovrebbe essere escluso dall’elenco che abbiamo provato a tracciare ed allora, perché quando si chiede di mettere in pratica tale “fondamento” di vita per molti che continuano dopo millenni a professarne il verbo, si scoprono tante e tali illogicità che ne mettono in discussione il significato? Se amare significa desiderare in modo viscerale, integrale, in totale abbandono che neanche la morte riuscirà mai a dissipare o scalfirne la realtà come mai poniamo sempre e comunque delle giustificazioni, il più delle volte di comodo, al fine di evitarne l’applicazione?  Per quale ragione molti sono pronti ad erigere barricate per non rimuovere il simbolo fondamentale di questo uomo dalle scuole, dagli uffici pubblici dalle case per poi non seguirne gli insegnamenti? Perché si continuano a “segnare” in prossimità di chiese, statue, dipinti per poi fare come gli pare ed agire quindi di conseguenza? Ma gli insegnamenti di quest’uomo possono essere interpretati a piacimento come a piacimento sono stati interpretati da quelli che ne hanno voluto immortalare le gesta e la parola? Peccato che fonti storiche, non inquinate da opportunità e bisogni contingenti del momento non abbiamo quasi mai avuto la possibilità di raccontarci la storia nella realtà degli eventi. Ma ammesso che tutto sia avvenuto, che tutto si sia verificato come tramandato, perché mai se si crede fortemente in quello che si racconta, non si prendono sul serio le opportune contromisure?

Ma qualcuno forse vorrebbe farmi credere che l’amare il prossimo tuo come te stesso significa, amarlo, si solo un po’ e magari a distanza? Oppure dovrei interpretare questo amore inteso come la sopportazione del problema che questo maledetto prossimo mi procura tenendolo a debita distanza, magari fomentando l’odio verso questo fratello o questa sorella perché chiedono l’elemosina fuori da un supermercato? E poi si lamentano pure del panino donato loro perché magari la mortadella non la possono mangiare. Anche loro credono come altri, in qualcosa che gli è stato imposto dagli usi e dai costumi dei tempi. Ed allora? Come ne veniamo fuori?

Come venir fuori da questo credo sbandierato ai quattro venti quando non solo questo di insegnamento non viene per niente seguito e si continua a professare una fede adorando il vitello d’oro delle statue e delle rappresentazioni umani della santità?

Come è possibile coniugare il credo con manifestazioni pagane che richiedono lo sparo e la gioia esteriore del luna park senza la ricerca spirituale del credo all’interno, nell’anima. Dei semplici rami di ulivo o di palme erano e continuano a rimanere le radici, ed allora a chi serve un credo, un qualsiasi credo, che si serve continuamente di effetti straordinariamente in antitesi con quanto si vorrebbe far credere di seguire?

Quanta misera ipocrisia nei credenti.

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