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Ancora sull’acqua a Casamassima

E per primo arrivò il cattivo odore.

E poi fu la volta degli escherichia coli, che dalle feci vengono.

E poi gli pseudomonas aeruginosa, che ancora più pericolosi sono.

E poi venne il cloro. Tanto cloro.

Così tanto cloro da riuscire a distaccare da quelle tubazioni vecchie di decenni, se non di secoli, la ruggine che nel frattempo si accumulava.

E così l’acqua paglierina faceva la sua timida, ma preoccupante, comparsa.

Nel mezzo le ordinanze, i problemi di salute, i ricoveri, la paura, il panico, le sanificazioni e poi ancora le seconde sanificazioni perché le prime forse non bastavano. Famiglie disperate, attività commerciali quasi al collasso. Code alle autobotti non del tutto sparite, contenenti acqua anche lì “strana”. Indagini da parte di volenterosi, tombini e pozzi non presidiati, condotte a livello di possibili contaminazioni fognarie. Un fai da te imbarazzante e inconcludente. Una gestione della crisi probabilmente più pericolosa dell’acqua contaminata stessa. I consigli all’aperto, le rassicurazioni impossibili, l’assoluta mancanza di trasparenza.

L’acqua che doveva scorrere in quelle tubazioni e se per caso avesse incontrato il bicchiere del piccolo Diego e dell’anziana zia Rosetta poco importava. La contaminazione doveva scorrere via, dichiarava la responsabile ASL.

La gestione da “cosa nostra” , inteso come affare personale e non collettivo della “cosa” come se il bene più prezioso al mondo potesse essere curato solo da una giunta e da un sindaco incapaci di dare risposte, lascia sbigottiti.

Anzi, ne aumenta gli effetti: basta vedere i post del sindaco, a riguardo.

Mai nessuno che abbia informato circa la vera causa della contaminazione, da dove, perché e come mai proprio solo a Casamassima e con questa intensità. Risposte rimaste inevase a cui si è cercato di dare riscontro traghettando il problema solo sulla inutile ed ipocrita riduzione della bolletta e sul quel risarcimento del danno che nulla potrà risarcire su un bene come l’acqua.

Sapete quanto possa interessare in questa fase ancora acuta il richiedere le dimissioni dei vertici dell’AQP che poco hanno garantito?

E poi arriva l’intervista “impossibile”, quella che pubblica oggi La Gazzetta del Mezzogiorno, del perito chimico Martino Salamida che dichiara di lavorare per un team che si occupa di seguire, per il sindaco Vito Cessa, l’intricata questione acqua contaminata a Casamassima. Gli ossidi di ferro, la ruggine, per la forte concentrazione di cloro, si distacca dalle tubazioni, creando quel colore paglierino all’acqua che qualcuno di noi ha avuto la sfortuna di poter constatare di persona aprendo il rubinetto di casa.

Beviamo anche ruggine?

E quali gli effetti di questa bevuta?

Per poi cosa garantire se ogni sei mesi dovremmo noi  far analizzare l’acqua attraverso quelle analisi chimiche da tutti invocate ma mai realizzate? I cittadini piccoli chimici a scoprire se la legge n. 31 sulla purezza dell’acqua che beviamo è rispettata oppure no. Assurdo.

Ma che genere di contaminazione per richiedere un uso così massiccio di cloro? Nessuno lo dice, ancora.

Naturalmente, così come tutta la questione acqua contaminata a Casamassima, avvolta nel mistero più fitto, ad oggi non risulta nessun atto che dichiari espressamente l’incarico a chicchessia per le analisi o controanalisi o studi. Accanto alle analisi che l’AQP dichiarava di aver fornito al sindaco e che mai sono state pubblicate, si aggiunge un altro fitto mistero che vede il sindaco tacere intorno a questo team di “studio” che sicuramente lo avrà informato di quanto girava intorno, o meglio, navigava nell’acqua di Casamassima.

E così in mancanza dell’istituzione di un tavolo di crisi richiesto sia da questa pagina che da forze politiche presenti in Consiglio, il sindaco continua a non gestire l’emergenza ripetendo stancamente che la sua opera è indirizzata principalmente, sembra, alla richiesta di risarcimento danni da parte dell’AQP. Nessuna parola sulla responsabilità, in primis la sua, di garantire la salute dei cittadini attraverso acqua potabile ed incontaminata. Continua a ripetere che le sole analisi valide sono quelle dell’ASL e dell’ARPA, oggi diffidata a Polignano per la questione depuratore, affermando che spendere soldi per indagini parallele è inutile e forse controproducente. Un sindaco che non sa l’importanza delle controprove in un processo e dell’importanza di analisi di parte.

Comico, se non fosse drammatico.

Il non comprendere la grave violenza perpetuata nei confronti dell’acqua e della sua potabilità ne caratterizza, se ce ne fosse ancora bisogno, il suo spessore politico.

Considerando Casamassima, 20.000 abitanti, come punta dell’iceberg su quello che sta avvenendo sull’acqua, come bene primario ed indispensabile, chiedo che tutte le forze, specialmente quelle di opposizione, mettano a frutto tutte le loro risorse al fine di istituire immediatamente un tavolo con i consiglieri regionali per fare finalmente chiarezza sull’AQP e sull’acqua che fa viaggiare verso le nostre case.

L’acqua, come la Costituzione, non si tocca.

Almeno, non si dovrebbe toccare.

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