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Anime perse

Tempo fa, un anziano seduto ad un tavolo di una taverna, mi raccontò la storia di alcune  anime di uomini, donne e bambini, che ogni notte si aggiravano nelle viuzze strette ed anguste di un vecchio paesello. Non davano fastidio a nessuno, ma le si vedeva sempre più spesso spuntare sulle teste di quegli uomini che continuano, dopo tanti e tanti anni, a non consentire loro di riposare in pace.

Eccone la storia.

Si racconta, che tanti anni fa, in un paese abbarbicato su una collinetta, non molto distante dal mare, quattro amici, Oscar, Fedro, Ermegildo e Nereo, erano seduti al tavolo di una vecchia taverna. Sorseggiando del vino discorrevano dei lavori che ormai da tempo interessavano l’unica chiesa che il paese avesse. Ad un tavolo non lontano dal loro sedeva un uomo che ascoltava interessato le chiacchiere dei quattro amici. Quella tranquilla e piacevole giornata da li a poco, sarebbe stata una giornata che nessuno avrebbe più dimenticato.

Trottorellando, il cane Ciubillo, che il padrone Oscar lasciava libero di scorazzare per tutto il paese, si avvicinò al suo padrone tenendo stretto fra le possenti mandibole, un osso. Grande fu la sorpresa del padrone alla vista di Ciubillo con quell’oggetto stretto fra i denti. Dopo la solita ramanzina che il padrone soleva fare al cane, il quale era stato educato a non prendere nulla che il padrone non volesse, Oscar si accorse che si trattava di un osso umano. Un femore. Dopo un primo momento di smarrimento e di incredulità, Oscar, accompagnato da Fedro, Ermegildo e Nereo, suoi amici di una vita, invitò Ciubillo ad accompagnarli sul luogo del ritrovamento.

Anche l’uomo li seguì.

Una volta raggiunto il luogo, impervio, pieno di tanta erba alta fra alberi ormai vicini all’estinzione, gli amici si trovarono di fronte ad uno spettacolo che ricordava i racconti di Edgar Allan Poe oppure di Howard Phillips Lovecraft. Dalle pieghe di un costone si intravedeva un sacco parzialmente interrato contenente qualcosa che, con i raggi del sole a picco, sbrilluccicava. Gli amici si avvicinarono sempre più e si accorsero che Ciubillo, tornato sul luogo in cui giocando aveva ritrovato quel femore, ricominciò a scavare con le sue grandi zampe. Gli amici, con mezzi di fortuna, riuscirono a tirar fuori il sacco imprigionato dalla terra. Con stupore misto a paura si resero conto che quel sacco conteneva tanti piccoli sacchetti, alcuni dei quali rotti. Quei sacchetti conservavano al loro interno ossa umane.

Ogni sacchetto conteneva i resti mortali di quelli che erano stati uomini, donne e bambini. Gli amici si guardarono sbigottiti ed impauriti senza sapere cosa fare e per paura di possibili maledizioni ed incantesimi, decisero che per prima cosa avrebbero dovuto informare della cosa il curato. Trovarono il curato nei pressi della sacrestia impegnato a dirigere e controllare i lavori che, dopo tanti anni dall’incarico che aveva ricevuto dal Vescovo in cui era stato destinato a curare le anime in quel paesello, si era prefissato di realizzare per ammodernare quella chiesa ormai troppo vecchia e fatiscente per operare al meglio la sua missione. Non tutti i fedeli avevano considerato quei lavori necessari, ma anche se avevano tentato timidamente di contrastarli anche quando il curato aveva deciso di spostare l’enorme croce, si erano rasseganti, ed aspettavano fiduciosi la fine dei lavori. Oscar, impaurito, con il cappellaccio in mano, seguito dai suoi amici e dall’uomo che li aveva seguiti ed osservava senza essere visto, raccontò al curato di quello strano ritrovamento. Il curato non sembrò sorpreso dal racconto di Oscar e cominciando ad elencare una serie di maledizioni e sventure  che potevano abbattersi  sugli abitanti del paesello per aver portato alla luce quello che sarebbe dovuto rimanere sotto terra, invitò gli amici a riseppellire quei resti mortali e, senza neanche segnalarne la presenza attraverso qualsivoglia segno, pregare e dimenticare.

Gli amici si congedarono dal curato ed andarono via. L’uomo, allontanandosi per non essere visto, girò attorno alla chiesa quando la sua attenzione venne catturata dalla voce del curato che chiamava a gran voce il capomastro. Si fermò in prossimità di una angusta finestra ed attese l’arrivo dell’uomo. Appena arrivò il curato gli disse: ”Cosa abbiamo fatto!”. Il capomastro, rattristato e preoccupato da quelle parole, senza dire nulla, lasciò la stanza. Il curato, inginocchiatosi sulle freddi chianche prendendosi la testa fra le mani, cominciò a pregare.

 L’uomo misterioso, che aveva ascoltato tutto, pulì con cura i pince-nez, li poggio sul naso, tirò fuori un taccuino, inumidì la punta della matita e scrisse qualcosa.

Quell’uomo era stato inviato dal governatorato della regione per redigere un documento attraverso il quale si potesse o no concedere il permesso per costruire un enorme fondaco che il sindaco del paesello voleva far costruire ad un suo amico. Quest’amico, molto ricco e potente, così potente che da anni molti dei suoi affari si svolgevano all’interno del paesello, aveva trovato nel sindaco un ottimo alleato per realizzarli. Ancora oggi, dopo tanti e tanti anni, se potessimo chiedere agli abitanti di quel paesello, se ancora fossero in vita,  se anche il sindaco avesse qualcosa da guadagnare in quegli affari, saremmo certi che non troveremmo risposta.

Quel costone dove gli amici avevano ritrovato quel sacco contenente tanti sacchetti più piccoli, ricolmi di ossa umane, era proprio al centro dell’area interessata alla costruzione dell’enorme fondaco.

Oscar, Fedro, Ermegildo e Nereo tornarono in quel terreno: tremanti, impauriti, quasi terrorizzati, coprirono con delle pietre quell’enorme sacco e dopo aver pregato, tornarono verso quei bicchieri di vino lasciati su quella tavola alla taverna e che il caldo sole aveva reso imbevibili.

Il giorno dopo si rividero e confidandosi l’un l’altro quello che le mogli di tutti e quattro, la sera a casa, consigliassero, decisero di confessare il ritrovamento al sindaco del paese. Il sindaco, anch’esso apparentemente meravigliato dalla notizia, dopo un sopraluogo al costone e dopo aver parlato con il curato, autorizzò lo spostamento di quei poveri resti mortali nei sotterranei del cimitero.

L’uomo misteriosamente comparso in quei giorni, altrettanto misteriosamente scomparve. Il grande fondaco fu costruito e l’amico del sindaco riuscì nell’intento di moltiplicare il proprio patrimonio.

Trascorsero tanti anni ancora. Tanti anni in cui il ricordo di quella giornata così tanto particolare e strana per quel paesello, ormai era custodita solo nella memoria di qualche anziano che continuava ancora a sedere in quella taverna rimasta immutata.

Ormai, anche il cimitero di quel paesello, dopo tanti e tanti anni, versava in condizioni pietose e bisognoso di lavori. Si era provveduto a puntellare le parti che sembrava dovessero cadere da un momento all’altro e per tanti anni questo era bastato a scongiurare il pericolo di crolli. La parte del cimitero che rischiava il crollo, nascondeva al proprio interno, nelle viscere della terra, il luogo in cui quei sacchetti pieni di quei poveri resti umani, ritrovati anni e anni prima su quel costone, avevano finalmente trovato riposo.

 Poi un giorno accadde l’impensabile. Il sindaco del paesello, che apparteneva ad una famiglia sempre in lotta con la famiglia del sindaco di tanti anni prima che aveva autorizzato lo spostamento di quelle ossa ritrovate, ma anch’esso amico di una famiglia che per tanti e tanti anni aveva fatto affari nel paese, decise che quei lavori al cimitero dovessero essere fatti al più presto. C’era pericolo di crollo imminente e così, facendo finta di rimanere sbigottito e meravigliato dal ritrovamento di ossa umane all’interno di un cimitero,  autorizzò in fretta e furia i lavori e mettendo mano alle casse comunali provvide a spostare di nuovo quelle povere ossa che ormai trascorsi decenni non trovavano pace.

E fu così, che dopo tanti anni da quegli avvenimenti, è spiegata la presenza di quelle anime, che perso il rispetto dovuto ai morti, continuano a vagare per il paesello alla ricerca della verità. Se si fosse ritrovato quel taccuino di quell’uomo misterioso inviato dal governatorato della regione, probabilmente la verità sarebbe stata svelata e, se non la giustizia degli uomini, almeno quella dei morti, sarebbe soddisfatta.

Intanto, il popolo, artefice della propria sventura, continuava ad occupare i tavoli della vecchia taverna senza la forza di reagire.

“Il racconto breve “Anime perse”  è frutto della fantasticheria di Saliani Maurizio

e quindi ogni riferimento a persone, nomi, circostanze, somiglianze o fatti realmente accaduti è puramente casuale”.

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