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Capitolo primo: la Presidenza del Consiglio ci costa circa 1.400 euro al mese.

Saranno stati gli occhioni blu? Oppure il profumo? O forse le mani e le unghie curate? Oppure i capi di abbigliamento? Le scarpe sempre coordinate con la borsa? Oppure perché anche sui capelli e sulle acconciature nulla da dire? Vuoi vedere che sono stati gli anelli e i bracciali?
No, i capelli rossi sono stati.

O per quello strano ma molto accattivante e simpatico accento campano?

Non lo sapremo mai, ma alla Giovanna Nero, consigliera di maggioranza, eletta come Presidente del Consiglio con 8 voti si è preferita la Pasqua Borracci, eletta anch’essa a Presidente, ed anch’essa consigliera di maggioranza, ma con soli 5 voti.

Dalla Giovanna Nero si sono “pretese” le dimissioni ma dalla Pasqua Borracci,  al centro di quella mozione di incompatibilità per il caso Palestrone, no. Perché mai?

Perché è del PD ed il PD così riguadagna quanto ha perduto con i tre assessori scacciati?

Oppure sarà stato per la simpatia?

E perché, la Giovanna non è simpatica?

Come se non bastassero le assurdità di questa maggioranza, ieri un nuovo Consiglio Comunale da dimenticare.

Si doveva votare il nuovo Presidente del Consiglio e dal cilindro, dopo la 4° votazione, viene fuori il nome della Borracci, eletta solo con 5 degli 8 voti a disposizione della maggioranza. La Ferri, causa malori di stagione era rimasta a casa febbricitante.

Le minoranze, con coerenza si astengono e le schede bianche, a fine votazione lo dimostrano.

Ma chi della maggioranza non ha votato la Borracci? Forse il sindaco? Oppure la Zizzo? Oppure il Guerra che continuava ad auto votarsi? Oppure proprio la Nero? Oppure il Nitti che chiarimenti politici richiede dopo questa elezione? Il voto è segreto, per cui solo le illazioni sarebbero possibili, ma capite bene che con i sospetti si potrebbero riscrivere storie interessanti. Mancherebbero 3 voti alla Borracci per dimostrare che la maggioranza è salda. Eppure lei, la Pasqua, appena insediatasi, dichiara candidamente che sarà la Presidente di tutti, anche di quelli che non l’hanno votata, dimenticando di dire che se non rappresenta neanche la maggioranza, come mai potrà rappresentare tutti? Ma il mistero si infittisce allorquando anche il Caravella, grillino per vocazione, eletto con 6 voti, uno di più rispetto alla Presidente, viene eletto come vice Presidente del Consiglio. Lo sparare veleno nei confronti del PD, nemico pubblico numero uno, non gli impedisce di “accettarne” in compenso i voti allorquando questi gli servono per ricoprire un ruolo, una poltrona, seppur virtuale. Perché le minoranze, con quei sempre presenti voti in bianco, non crediamo abbiano contributo alla sua elezione.

Riamane al palo il Nicola Guerra, suscitando la disapprovazione del suo coordinatore Leo Rubino, che scrive di una nullità conclamata da parte delle opposizioni che hanno permesso, a suo dire, l’elezione della Pasqua Borracci come presidente. Dimentica il Rubino di dire che il suo fide scudiere Guerra era stato eletto già dalle minoranze a vice presidente, ma visto l’attaccamento dimostrato ai colori aziendali, aveva preferito la strada delle dimissioni. Capiamo che il calore giochi brutti scherzi, ma il non riconoscere da parte di Civicamente e del suo coordinatore politico che oggi, essendo diventato il due di coppe quando la briscola è a denari, il suo è un gioco irresponsabilmente arrogante. Faccia le sue paternali e le sue accuse alla sua di maggioranza o in subordine al suo alleato tecnico Nitti che neanche per solidarietà ha sprecato un voto. Caro Leo Rubino se non sei contento di questa minoranza e di questa maggioranza sgangherata di centro sinistra ma perché mai, anche nei provvedimenti più controversi, non consigli mai al tuo di consigliere di votare contro o di astenersi? Perché mai sei complice di questo Consiglio che a tuo dire, non avendo le capacità politiche e tecniche che tu pensi indispensabili, dovrebbe andare a casa? Perché mai ti rivolgi alle minoranze quando non sono soddisfatte le tue aspettative continuando ad essere la ruota di scorta, o meglio il ruotino di scorta, di siffatta politica? Leo Rubino, vai al mare.

Un bagno nell’umiltà sarebbe refrigerante.

In conclusione, per quanto riguarda il capitolo Presidenza del Consiglio, la partita finisce nel modo più squallido possibile. Accordi di qualche giorno fa che prevedevano le dimissioni coatte nel caso in cui un consigliere di maggioranza fosse eletto come presidente, non valgono più dopo essersi tolti dal groppone la Nero, e la Borracci, con quei 5 voti ridicoli e non rappresentativi neanche di tutta la maggioranza, può vestire i panni della Presidente.

Mai malattia fu più gradita, visto che ha permesso alla Nica Ferri di non invischiarsi in questo patetico giochetto.

Alla fine della giostra non vorremmo scoprire anche che l’elezione della Presidente e del suo vice siano pure non regolari.

(continua)

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