Loading

Casamassima: ancora due mercati, anzi uno. 5 o 6 i positivi?

Ci auguriamo di sopravvivere perché vorremmo avere la fortuna di vedere il giorno in cui si cominceranno a tirare le somme sulle decisioni che il governo centrale e quello periferico hanno messo in campo per questa emergenza sanitaria planetaria.

Purtroppo non sarà per tutti, ma quel giorno arriverà e con esso il giudizio sul modo di governare una crisi che nasconde ancora troppi lati oscuri.

Sia a livello nazionale, che locale.

In questo momento vorremmo avere solo la capacità di mettere uno dietro l’altro i fatti, le circostanze e i comportamenti che si stanno susseguendo e che si rincorrono molte volte incoerentemente senza nessun filo logico che li colleghi fra loro.

Ci si accorge solo ora che probabilmente la pantomima di quella inutile conferenza stampa delle 18 che snocciola senza senso il numero dei vivi e dei morti e dei guariti è irreale.

Quei numeri, meglio chiarirlo subito, raffrontano solo ed unicamente vittime, guariti e contagiati, solo fra quelli che certamente hanno contratto il Covid-19 in quanto certificati da esami specifici (tampone). Pensare poi che su quei dati si fondono le decisioni che sono alla base per i provvedimenti da adottare, per i decreti da firmare e che dovrebbero stabilire se le decisioni prese sino a quel momento sono o no vincenti, appare del tutto ingannevole.

E per tutte le altre centinaia o forse migliaia di vittime che non sono state certificate come infetti da Covid-19, i dati cosa dicono? Difficilissimo saperlo.

Se Angelo Borrelli capo della protezione civile, solleva dubbi sull’attendibilità dei dati che lui stesso comunica e se tale tesi è condivisa anche da Roberto Burioni, Massimo Galli, Fabrizio Pregliasco e dal membro dell’Oms e consulente del Governo Walter Ricciardi, cosa viene ancora sottaciuto?

Ci auguriamo non sia vero, anche se studi nelle zone maggiormente colpite lo dimostrerebbero, che per avere dati più attendibili e rispondenti alla realtà dovremmo moltiplicare per 10 il dato che ci è fornito dagli elenchi ufficiali. Il quadro sarebbe veramente preoccupante.

Solo se si decidesse di “tamponare” tutta la popolazione, e solo se le procedure fossero uguali in tutte le regioni potremmo sapere realmente a che livello è il contagio e quanti sono gli asintomatici che, nonostante non manifestino i sintomi della malattia, la portano in giro sulle proprie gambe.

O meglio, con il proprio respiro.

Basterebbe solo questa notizia per allertare non solo il Governo, che ancora oggi appare del tutto impreparato all’evenienza, ma anche e sopratutto i governi cittadini a prendere coscienza che il rimanere a casa, evitando e facendo evitare che la gente esca, sia al momento l’unica strada percorribile.

Al paesello, invece, per il terzo sabato consecutivo, dopo il mercato al tempo del coronavirus del 14 marzo, dopo quello sanificato di sabato 21 marzo anche quello di sabato 28 marzo si decide di tenere regolarmente come se niente fosse. A parte le procedure seguite, che a detta del primo cittadino, sono tutte improntate alla certezza della distanza minima fra bancarelle ed avventori e da avventore ad avventore, e che il tutto è regolamentato dalla polizia municipale e dai volontari, nulla si dice del “traffico” che inevitabilmente si crea in tutto il paesello a causa del “lasciapassare istituzionale” di cui tutti possono usufruire e che a Rutigliano, invece, il sindaco ha vietato.

Ma c’è anche di più.

Perché a questa “nuova abitudine” al tempo del coronavirus, si aggiunge anche quella, fortunatamente con un colpo di reni annullata, del “mercato solidale” pomeridiano in Piazza Moro.

Salutata con una valanga di proteste da parte dei cittadini che, costretti a casa per il Covid-19, hanno interpretato questa iniziativa pericolosa proprio per i possibili assembramenti che peraltro combattiamo addirittura con i droni, il primo cittadino venerdì pomeriggio annunciava che un’azienda aveva donato un gran quantitativo di frutta e verdura che sabato 28 marzo sarebbe stata donata alle famiglie particolarmente in difficoltà mettendo su un mercato in piazza. A parte il fatto che non tutte le famiglie in difficoltà hanno il tempo, la voglia o la possibilità di collegarsi alla pagina Facebook del sindaco per sapere dell’iniziativa, ci chiediamo, come mai l’impossibilità di consegnare direttamente al domicilio di queste famiglie conosciute dai servizi sociali, diventa da operazione impossibile così come scritto dal sindaco, improvvisamente possibile qualche ora dopo? Come mai si decide di mettere su un organizzazione di consegna a domicilio che richiederà, nelle parole del sindaco, più giorni, se i prodotti devono essere consumati in pochi giorni per poi riuscire a completare la consegna a domicilio in una mezza giornata?

Cosa o chi è intervenuto a giustificare questo passo indietro del sindaco visto che il numero esorbitante di richieste indirizzate al sindaco attraverso email o whatsapp, non sembra sufficiente?

Ma poi, chi spiegherà a zia Rosa, che sappiamo per certo essere una anziana donna che ultimamente qualche difficoltà economica ha e che non sa cosa significhi navigare su Facebook e tanto meno a cosa serva whatsapp, che qualcuno avrebbe destinato un po’ di frutta per lei?

Ma cosa è non chiaro del respiro che può infettare?

Cosa è non chiaro degli ospedali pieni?

Cosa è non chiaro dell’uomo quale unico essere propagatore del virus?

Cosa è non chiaro dell’ultimo saluto negato?

Nel frattempo, a Casamassima, sono 5 o 6 i residenti risultati positivi al Covid-19? Nella diretta Facebook del sindaco Nitti di ieri sera 29 marzo, non si comprende con chiarezza se i 5 positivi comunicati siano o meno comprensivi di quello comunicato il 23 scorso. Importante poi sarebbe, a questo punto, sapere se fra di essi ci sia o meno una linea di propagazione univoca perché se ciò non risultasse vero vorrebbe dire che i “focolai” sarebbero diversi e questo non rappresenterebbe certamente una buona notizia.

Commenti

commenti

Leave a Reply