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Casamassima: buoni e pacchi alimentari. Qualcosa non torna.

Ricapitoliamo.

Dei 400 milioni di euro stanziati a livello nazionale dal Dipartimento della Protezione Civile per le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, a Casamassima sono giunti € 157.607,17. Soldi che, tramutati in buoni alimentari, dovranno essere destinati a coloro i quali soffrono più degli altri l’emergenza sanitaria e il lockdown.

Nella diretta Facebook del 14 aprile scorso il sindaco Giuseppe Nitti dichiarava che al 10 aprile, ultimo giorno utile per inoltrare la domanda di sostegno alimentare da parte dei cittadini, erano giunte al comune 435 domande: di queste solo 155 avevano i requisiti richiesti e quindi avrebbero usufruito dei buoni alimentari mentre le restanti 280, non avendoli, sarebbero state “cestinate”. Informava altresì che era iniziata la distribuzione dei buoni spesa e che erano state raggiunte già 110 famiglie.

Vista poi la raccolta “importante” di derrate alimentari giunte al comune e regolarmente catalogate, si era provveduto, dietro segnalazione dei servizi sociali, della Caritas e dei consiglieri comunali, a fornire le famiglie bisognose di beni di prima necessità con centinaia e centinaia di pacchi alimentari.

Trascorrono 5 giorni e durante la diretta Facebook di domenica 19 aprile ci accorgiamo che secondo quanto afferma il sindaco i numeri delle domande pervenute al comune per i buoni alimentari sono cambiati. Le domande pervenute non sono più 435 come aveva comunicato il 14, ma bensì 444. Di queste 169 erano state accolte (valore € 44.000) e 275 respinte.

Come mai questa differenza se già nella comunicazione del 14 aprile il bando si era chiuso da 4 giorni ed erano state già soddisfatte le domande ed aveva avuto inizio la distribuzione dei buoni spesa?

Rispondendo poi ad una cittadina scrive: «Sono state fatte oltre 500 consegne di pacchi alimentari e, pertanto, non mi sembra che vengano aiutate sempre le stesse persone».

Martedì 21 aprile viene pubblicata sull’Albo Pretorio online la Determina n. 161 del 20 aprile 2020 in cui i numeri, ancora una volta, non coincidono. Si scrive che le domande pervenute alle ore 24.00 del 10 aprile (ultimo giorno disponibile) erano 445: di queste 169 erano state ammesse al beneficio e 276 erano state escluse. Si era altresì provveduto a consegnare n. 2640 buoni spesa del valore di 10 euro cadauno (totale € 26.400) e n. 880 buoni spesa del valore cadauno di 20 euro (totale € 17.600) per un valore complessivo di € 44.000.

Come mai i numeri sono così ballerini?

Negli allegati alla determina compaiono poi le liste delle domande accolte e di quelle escluse. A proposito di queste ultime abbiamo notato che, contrariamente a quanto disposto da altri comuni, non viene specificato il perché della inammissibilità della domanda lasciando aperti interrogativi, che per colui ha redatto la domanda, sono insormontabili.

Queste domande escluse lo sono perché manca una firma? Oppure perché riporta redditi difformi da quelli richiesti? Oppure è stata esclusa, seppure rispettosa dei parametri scelti, perché inviata in ritardo? O è la mancanza della seconda pagina a decretarne l’esclusione? Oppure si è scoperto che più soggetti appartenenti allo stesso nucleo familiare hanno presentato più domande?

Perché si è deciso, anche per una questione di trasparenza amministrativa, di non indicare i motivi dell’esclusione preferendo un laconico non ammesso – mancanza di requisiti?

Quali i requisiti mancanti?

Ma anche un altra domanda avremmo la necessità di porre.

Sono solo 169 i nuclei familiari che hanno ricevuto i buoni spesa, mentre oltre 500, come scrive il sindaco, quelli che hanno ricevuto, su segnalazione dei servizi sociali, della Caritas e dei consiglieri comunali, i pacchi alimentari.

Se i pacchi alimentari confezionati grazie alle “importanti” donazioni ricevute sono stati oltre 500 e sono stati consegnati alle famiglie in difficoltà, come mai queste 500 famiglie non hanno provveduto ad indirizzare regolare domanda per l’ottenimento dei buoni pasto alimentari? 

Qualcuna di queste ha presentato domanda che poi è risultata non ammessa?

Questa discrepanza fra 169 domande accolte e gli oltre 500 pacchi alimentari consegnati, da cosa dipende?

Forse perché la comunicazione seguita dall’amministrazione non è stata quella vincente? Forse perché il canale Facebook seguito dal sindaco non sembra idoneo per coprire l’intera popolazione? Forse perché non basta pubblicare sul sito istituzionale, che trovarlo funzionante è un vero miracolo, gli avvisi?

Se riusciamo a capire la “disperazione” del sindaco quando, non riuscendo a comunicare con certezza il numero dei contagiati deve interpellare Prefetto, Regione ed ASL allo stesso tempo il sindaco riuscirà a capire la disperazione dei cittadini quando da soli dovranno tentare di interpretare i numeri che lui stesso fornisce e che risultano così pieni di contraddizione se non di errori macroscopici?

A questo punto non sarebbe il caso di fermarsi per analizzare nel dettaglio e a fondo tutte le decisioni e gli atti intrapresi al fine di indirizzare i rimanenti € 113.607,17 a cui si dovranno aggiungere quelli provenienti dalla Regione Puglia, per soddisfare il bisogno reale delle famiglie in difficoltà considerato che non saranno certo quei 100 o 200 o 500 euro una tantum a coprire i bisogni elementari e basilari per il tempo lungo che si prevede ci voglia per uscire da questo momento di crisi?

Nel frattempo ancora tutto nelle segrete stanze; di consigli comunali neanche l’ombra e i cittadini in attesa di sapere.

(Le foto sono tratte dal servizio del TGR Puglia del 14 aprile 2020)

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