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Casamassima. Giuseppe Nitti da consigliere, con Cessa, la “pretese”.

Ribattezzata da più parti la norma ingrassa corrotti, grazie al governo del popolo a guida Lega & 5 Stelle, il tetto per gli appalti ad affidamento diretto dei sindaci, passa da 40 mila a 150 mila euro.

Un duro colpo alla legalità e al mercato, contestato dall’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone, dall’Associazione Nazionale Costruttori e dai Sindacati dei lavoratori edili. Tutti sanno bene come gli appalti ad affidamento diretto siano la grande mangiatoia di clan e faccendieri: una realtà dimostrata da centinaia di inchieste giudiziarie anche nelle ultime settimane. Indagini che evidenziano come questi lavori spesso vengano affidati agli amici degli amici, senza garanzie né di qualità, né di legalità: si tratta del settore preferito dalle cosche imprenditrici, che in tutta Italia manovrano ditte e conquistano cantieri, alternando bustarelle a minacce. (fonte la Repubblica.it)

E che sia una norma discutibile, lo capiscono anche i non addetti ai lavori. Affidare maggior potere alle stazioni appaltanti, e fra questi i Comuni, mette in discussione la trasparenza per gli appalti mediante un iter concorsuale, sinonimo di efficienza, economicità, e buon andamento della pubblica amministrazione. Considerato poi che il settore degli appalti, in Italia, è da sempre il terreno preferito della criminalità organizzata e delle mafie, ove si commettono reati al fine di trarne ingenti profitti a danno dello Stato, il quadro sarebbe completo.

I sindaci e le amministrazioni accorte, e quella rappresentata da Giuseppe Nitti, sindaco di Casamassima può essere annoverata fra queste, probabilmente nulla potranno fare per mettere in discussine la “norma ingrassa corrotti”, ma per arginare un fenomeno che potrebbe in qualche modo far nascere sospetti ed incomprensioni, non solo fra gli appaltatori, ma anche fra i cittadini attenti a quanto intorno all’amministrazione della cosa pubblica avviene, si potrebbe adottare e riconfermare almeno un codice etico e morale come quello rappresentato da Avviso Pubblico, conosciuto dai più come la Carta di Pisa.

Anche grazie all’impegno dell’allora consigliere Giuseppe Nitti, l’amministrazione Vito Cessa approvò i principi di adesione attraverso una delibera del Consiglio Comunale del 26 novembre 2015.

Contrastare il conflitto di interessi, il clientelismo, le pressioni indebite, favorire la trasparenza degli interessi finanziari e del finanziamento dell’attività politica attraverso scelte pubbliche e meritocratiche per le nomine interne ed esterne alle amministrazioni, piena collaborazione con l’autorità giudiziaria in caso di indagini e obbligo a rinunciare alla prescrizione ovvero obbligo di dimissioni in caso di rinvio a giudizio per gravi reati (es. mafia e corruzione), questi i principi ispiratori che spinsero Nitti ad intraprendere la “battaglia” che lo portò vittorioso sino a quella approvazione da parte dell’intero Consiglio Comunale dell’epoca.

Ed oggi, Giuseppe Nitti, divenuto Primo Cittadino di Casamassima, proprio per rinnovare e rafforzare l’impegno che ieri lo ha visto protagonista da semplice consigliere comunale, dovrebbe secondo noi, scolpire in una roccia questi principi e far aderire ad Avviso Pubblico non solo la sua amministrazione comunale al completo rappresentata dalla Giunta, ma anche tutti i consiglieri di maggioranza ed opposizione, perché significherebbe schierarsi apertamente dalla parte della legalità e della responsabilità usufruendo di servizi qualificati dando forza alla buona politica.

Non permettere a nessuno che si sospetti di possibili consorterie provenienti dalla Casa Comune dovrebbe essere per noi la meta a cui un buon amministratore della Cosa Pubblica dovrebbe ambire ed il sindaco Nitti lo vedremmo volentieri vestirne i panni.

 

Documenti:

Composta da 23 articoli, la Carta indica concretamente come un buon amministratore può declinare nella quotidianità i principi di trasparenza, imparzialità, disciplina e onore previsti dagli articoli 54 e 97 della Costituzione.

 

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