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Casamassima ha una nuova bandiera: il civismo.

Sembra ci sia una parola che in questa campagna elettorale viene pronunciata ogni qualvolta si sale sui palchi. Utilizzata ora per auto compiacersi delle scelte, ora per denigrare quelle di altri, il civismo, la nuova bandiera di Casamassima, debutta nei discorsi e nei bar.

E ci hanno dato anche la definizione di civismo: «Nobiltà di sentimenti civili, alto senso dei proprî doveri di cittadino e di concittadino, che spinge a trascurare o sacrificare il benessere proprio per l’utilità comune: dare prova di civismo», sentenzia la Treccani.

Come sostengono molti candidati, non importa se sindaco o consiglieri, solo attraverso il civismo si può combattere la disonestà che impera nel mondo della politica ed attraverso essa nell’amministrazione della cosa pubblica.

Non siamo fra quelli che pensano possibile trovare i disonesti, gli arraffoni, gli incompetenti e i ladri o tutti quelli che “fanno” politica per interessi squisitamente personali solo all’interno dei partiti. Pensiamo invece che simili categorie di individui celino la loro vera natura sia all’interno dei partiti politici che nelle liste civiche dacché queste non sono garanzia di rettitudine morale e competenza amministrativa solo per il fatto di dichiararsi civiche. Ma se questa suddivisione comoda e banale, ladri nei partiti, onesti nelle liste civiche potremmo per assurdo concederla se parlassimo di politica nazionale, per quanto riguarda quella locale, dove i candidati votabili non sono imposti dal partito in liste blindate e quindi imposti, tale discriminante non troverebbe accoglimento.

Se Tizio è onesto e competente e corretto sino a spingersi sacrificando il benessere proprio per l’utilità comune, lo è sia se dovesse essere candidato in un partito sia nel caso lo fosse per una lista civica.

E parlando di politica locale e non nazionale, dovremmo analizzare le dinamiche che il più delle volte portano ad eleggere Caio anziché Sempronio perché sono i rapporti famigliari, parentali ed amicali a  determinare la scelta e non certamente l’abnegazione per la causa comune.

E così questa nobiltà di sentimenti civili dovrebbe essere rappresentata dalle tante liste civiche che sostengono vari candidati sindaci che si propongono alla guida del paesello. Infatti su 12 liste, quasi il 70% di esse, 8, sono appunto le cosiddette liste civiche.

Ma anche se tutte, pensiamo, con gli stessi principi ispiratori di trasparenza amministrativa, impegno, profusione e correttezza condita da tanta onestà, concorrono a contendersi il primato  di trascurare o sacrificare il benessere proprio per l’utilità comune lo fanno in ordine sparso ed anzi armate l’una contro l’altra?

Accanto alle storiche presenti a Casamassima da oramai 8 anni, su cui non si possono nutrire dubbi proprio perché il tempo dovrebbe rappresentare garanzia, Autonomia Cittadina e Rivoltiamo Casamassima. Se ne sono aggiunte in questa competizione elettorale, però, anche Rilanciamo Casamassima, Noi-Civicamente-Insieme per Casamassima, addirittura tre in una, Giuseppe Nitti sindaco, Progetto Casamassima, Rinnovamento Civico e non sappiamo se annoverare anche quella di Fra Voi con Antonietta Spinelli sindaco visto che stringe alleanza con un partito, quello Democratico, che tutto è o potrebbe essere tranne che civico.

I gruppi di cittadini stanchi dei partiti tradizionali decidono quindi di abbandonare la casacca di una parte politica e senza mettersi insieme, ma confrontandosi a muso d’uro gli uni con gli altri, tralasciando l’imbarazzante scelta fra destra, sinistra o centro, che farebbe tanto partito, sacrificano tutto se stesso per il bene comune. Questo è almeno quanto ci vogliono comunicare.   Ma di liste veramente civiche al paesello, tranne quelle storicamente presenti, non sembra se ne scorgano le ragioni. Fra noti personaggi politici che le affollano, credere in un civismo così come la Treccani lo definisce, è impresa difficile. E questo vale anche per le neonate Progetto Casamassima e Rinnovamento Civico che sostengono Ronghi che contrariamente da quanto sostiene la presidente pro tempore, non è immune da inquinamenti politici  e partitici vista la presenza proprio del candidato sindaco  all’interno di liste UDC di qualche tempo fa.

Per come si sta componendo il civismo cittadino tutto, sembra più essere diventato un raccoglitore di esperienze passate a volte disastrose nei tradizionali partiti politici di provenienza che un vero e sentito trascurare o sacrificare il benessere proprio per l’utilità comune. Ma non per tutti, naturalmente.

Tutti questi civici salvatori della patria, però, proprio perché animati dallo stesso spirito di abnegazione totale a favore del bene comune, come mai non sono uniti a favore di un solo candidato sindaco, anziché sostenerne tre diversi? Se in questa speciale classifica potessimo considerare anche il Movimento 5 Stelle padre e madre ispiratore del civismo, i candidati sindaco diventerebbero 4.

Che il civismo abbia in realtà connotazioni politiche ben precise che ci porterebbero alla memoria “partitini” di destra, sinistra o centro che è meglio però camuffare sapientemente? Che il civismo non abbia come spiega la Treccani, solo ed unicamente come base fondante il trascurare o sacrificare il benessere proprio per l’utilità comune a beneficio di un’utilità particolare?

A parte queste considerazioni, dal 15 aprile scorso si sente sempre più spesso parlare del Partito dei Sindaci formato da amministratori locali impegnati in politica proprio attraverso il civismo. Ormai in Italia molti fra amministratori locali e sindaci, hanno aderito a Italia in Comune che nasce per dare una risposta a tutti i cittadini e per proporre un modello diverso da quello degli attuali schieramenti politici. Un partito che nasce dai territori e punta a mettere al centro le persone e le comunità.

Presidente è Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e Alessio Pascucci, divenuto sindaco di Cerveteri dopo aver battuto una coalizione di centro sinistra, ricopre il ruolo di coordinatore nazionale.

Il 4 giugno prossimo si terrà a Bari, presso il Teatro Forma, la prima convention pugliese del movimento Italia in Comune. In quell’occasione amministratori locali vicini a noi come Donato Lucilla, ex sindaco di Gioia del Colle, Giuseppe Lovascio, già sindaco di Conversano e Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti, assieme a tanti consiglieri comunali, aderiranno a questo nuovo raggruppamento politico.

Anche Michele Abbaticchio, sindaco di Bitonto, che molti danno come futuro capo politico del movimento in Puglia, parteciperà alla convention portando il suo contributo.

Parte del civismo militante del paesello a sud est la grande metropoli giovedì 31 maggio ospiterà un comizio in cui proprio questi nuovi eroi civici a livello locale, avranno modo di spiegarcene le ragioni, sostenendo la candidatura di Nitti a sindaco.

E perché per Ronghi no?

E perché per quel 50% di civico della Spinelli no?

E le ragioni di Davide Carlucci, candidato sindaco per la seconda volta ad Acquaviva delle Fonti avendo lasciato il PD che lo decretò sindaco la prima, saranno le più interessanti.

Vedrete che tutti i civici nostrani non deluderanno le nostre aspettative e il 4 giugno prossimo affolleranno il Teatro Forma di Bari aderendo compatti al civismo oramai istituzionalizzato smentendo le nostre illazioni fuori tempo.

A proposito, ma i partiti, sono ancora da considerarsi esseri viventi?

 

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