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Casamassima: il tentato furto e l’importanza delle parole.

Sta facendo parecchio discutere la notizia, riportata da un giornale online edizione locale, circa il tentativo di furto di un dispositivo cambiamonete andato in malora.

La cronaca, nel denunciare il misfatto, riferisce di un “fallito assalto” da parte di un uomo di colore con le treccine, come se il colore della pelle fosse un’aggravante, che alle 20.15 di domenica sera entra in un’attività commerciale per “sradicare” il cambiamonete dal muro per poi caricarlo su di un’auto. Uscendo avrebbe “consigliato” una cliente del locale commerciale a rimanere in silenzio. Ma aimè per lui, perde il carico appena dopo qualche metro causa probabilmente l’imperizia nella guida e nel furto, pensiamo noi.

Insomma, un furto alla Stanlio e Ollio, che se avessimo visto in uno delle decine di video comici che circolano anche in rete ci avrebbe fatto ridere a crepapelle per ore.

Ma le parole usate, e fra queste quel famoso assalto, non possono che farci interrogare sull’uso delle stesse e del loro significato.

La Treccani alla voce assalto recita: Azione di attacco violento e per lo più armato contro persone o luoghi, come episodio di un combattimento o come atto di aggressione (a scopo di rapina, di uccisione, di ferimento, ecc.)…..

Ora ci chiediamo: dove le ragioni per parlare di assalto leggendo la definizione che un dizionario enciclopedico da del termine?

Il soggetto in questione, di colore nero, bianco o lillà, il colore non incide sul giudizio finale, a quanto pare armato solo della propria imbeccilità, che con fare certamente goffo e sgraziato e ridicolo sradica dal muro un apparecchio per poi caricarselo in macchina per poi perderlo strada facendo, vi sembra veramente un pericoloso assalitore terrorista assetato di sangue o semplicemente un balordo? Perché non può che essere uno stupido uno che tenta un furto che non gli riesce perché perde la refurtiva mentre tenta di scappare.

Ma le notizie, anche tramite le parole, corrono veloci di bocca in bocca e forse, ancor prima di aver sporto regolare denuncia agli organi competenti al fine di determinarne la vera dinamica, vengono pubblicate e con esse anche le parole che le descrivono.

Se poi queste stesse parole e la stessa enfasi viene data in pasto al popolo dei social, ecco andare in onda il grottesco.

Dal più banale inerente le telecamere che, come memoria collettiva il cui filmato potrebbe essere utilizzato per riconoscere “l’assalitore” per poi sfraganarlo di mazzate,

al solito trito e ritrito indirizzato ai buonisti che a casa dovrebbero tenerseli i clandestini, sentenziando che il ladro imbecille che perde la refurtiva sia certamente un clandestino:

Al più articolato “io non sono razzista però” che con una fine analisi socio politica pedagogica affronta, non si sa per quale strano motivo, anche il problema delle badanti georgiane o rumene che rubano in casa dei parenti bisognosi di cure che probabilmente “io non sono razzista però” non ha il tempo di accudire viste le sue analisi sui social che farebbero invidia all’ultimo dei premi Nobel

Per poi approdare al cult che queste notizie mettono in azione: i famosi Vigili Urbani che affollano i loro uffici, con le scrivanie che non bastano neanche per tutti, per tutta la mattinata, nel pomeriggio di meno, che non si sa cosa voglia dire

E come fare, dopo i Vigili Urbani non arrivare ai Carabinieri e poi ancora al Sindaco?

Ed ecco servito il piatto forte che li riguarda: probabilmente stavano “a dormire” e non avendo il tempo di tutelare noi, (tutti bravi e aggraziati, aggiungiamo noi) neanche il tempo per tutelare i ladri hanno. Italiano buttato in pasto ai serpenti che mal digeriscono la comprensione.

Una passatina veloce ai luridi che buttano l’immondizia nei cestini non guasta mai per poi affondare il colpo mortale sul sindaco, un “chiacchierone” che non si muove a risolvere questi problemi “evidenti”.

Quello che inquieta di più, dopo questa serie di commenti sgrammaticati e senza senso, è quello del signor X che sentenzia,

Un invito, neanche tanto velato, ad uccidere tutti questi “assalitori” senza scrupoli passandoci sopra con l’auto. Se nella lista siano compresi solo quelli neri con le treccine non è dato sapere: purtroppo non lo specifica il commentatore omicida a prescindere.

Per concludere, nel caso in cui non si sia in possesso di un’auto così potente da salire sopra i corpi di questi sporchi assassini ed assalitori di macchinette cambiamonete che perdono la macchinetta appena sradicata dal muro perché manco sanno guidare, si potrebbe demandare il compito di far fuori il balordo direttamente al titolare dell’esercizio commerciale così almeno noi ci liberiamo la coscienza:

Ecco come una notizia, probabilmente ampliata dall’uso di parole non del tutto condivisibili e con un mancato controllo dei commenti molti dei quali materia di “studio” di giudici inflessibili,  continua ad esasperare un clima di odio e di discriminazione, anche razziale, in cui sono costretti a vivere i nostri figli.

Una notizia che non ha avuto nessuna conseguenza tragica, a parte l’amor proprio del ladro cretino, deficiente, demente, ebete, fesso, grullo, idiota, imbecille, rimbambito, rincoglionito, scemo, sciocco, sempliciotto, stolto, stupido e tardo, ma disarmato, che avrebbe potuto farci scompisciare dalle risate per settimane e che avrebbe alleggerito la tensione fin troppo alta, se solo si fosse dato il giusto peso, diventa un dramma.

Perché uno che tenta un furto e poi perde la refurtiva, chiamatelo come volete, ma sempre un “balordo coglione e minchione” rimane, e bisognevole solo di qualche “giorno al fresco” vista la calura di questi giorni.

 

 

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