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CASAMASSIMA: si vogliono “addomesticare” anche le consulte.

Quello che fa paura è che i politici non hanno nessun programma, per questo sono incapaci di andare incontro ai bisogni della gente. Non dobbiamo permettere ai politici di agire senza controllo, e visto che non ci danno gli spazi per esercitare questo controllo, dobbiamo prenderceli.”

(Dario Fo)

Lo Statuto del Comune di Casamassima garantisce la partecipazione della cittadinanza e quindi di tutta la popolazione della Comunità alla vita politica ed amministrativa della Città. Pertanto i cittadini iscritti nelle liste elettorali o i cittadini residenti nel comune ma ancora non elettori che abbiano compiuto i sedici anni di età, gli stranieri e gli apolidi residenti nel Comune ed iscritti all’anagrafe almeno da tre anni e le persone non residenti ma che esercitano nel Comune la propria attività di lavoro professionale o imprenditoriale, hanno diritto di partecipare singolarmente o in forma associata, alla condivisione della vita pubblica.

Le consulte comunali, proprio perché favoriscono la partecipazione cittadina alle attività comunali potendo fra l’altro incidere sulle scelte politiche che le determinano, possono esprimere pareri preventivi a richiesta o di propria iniziativa sottoponendo proposte per la gestione e l’uso di servizi e beni comunali.

Questo significa che, senza nessun vincolo di asservimento, soggezione, dipendenza o subordinazione nei confronti dell’amministrazione comunale del momento, le consulte possono liberamente e senza nessun vincolo operare per perseguire lo sviluppo della comunità.

Ma questo fondamentale e basilare diritto di partecipazione, sancito non solo dallo Statuto Comunale, ma dai principi generali democratici della Costituzione Repubblica, sembra che oggi si voglia stravolgerlo, modificando e limitando di fatto la partecipazione ad un mero esercizio proforma in quanto l’amministrazione comunale vorrebbe capillarmente controllarne l’operato.

Ed è in questa ottica che reputiamo altamente antidemocratica e al limite di quei principi normativi e costituzionali, la decisione dell’amministrazione Nitti di stravolgere il “valore” delle consulte comunali con quella proposta di modifica dell’art. 18 dello Statuto Comunale che sarà discussa nel Consiglio Comunale del prossimo 11 ottobre.

Non sarà più il consigliere scelto in seno al Consiglio Comunale che dovrà far parte della consulta, ma sarà, questo uno dei principi di cui si chiede la modifica, l’assessore al ramo o un consigliere da lui delegato.

Chiaro lo scopo: il potere politico di governo della Città entra prepotentemente esso stesso all’interno della consulta, la figura dell’assessore questo indica, limitando di fatto la possibilità che consiglieri di minoranza e/o opposizione, possano farvi parte.

Quindi la partecipazione non più come una libera e consapevole e democratica scelta fra i consiglieri della pubblica assise, ma a completa ed insindacabile disposizione solo ed unicamente del sindaco Giuseppe Nitti, visto che gli assessori rientrano nella sua completa ed inoppugnabile autonoma prerogativa.

Ma perché non dare più la possibilità a tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, di giocare alla pari sullo stesso terreno le possibilità di entrare nelle consulte? Che Nitti o chi per esso, voglia «spezzare le reni» anche a possibili “malpancismi” all’interno della propria maggioranza, pare acclarato ed è questa proposta di modifica che ne spiega in toto le ragioni. Evitare possibili inciuci fra consiglieri di maggioranza e di minoranza controllando di fatto il rappresentante istituzionale all’interno della consulta è di fatto la dimostrazione plastica che l’amministrazione Nitti nel suo complesso non si fidi di se stessa, distruggendo  la garanzia che ogni democrazia deve alle minoranze.

Ma non si limita solo a questo l’inspiegabile (?) modifica dell’art. 18 dello Statuto Comunale di Casamassima.

I lavori della consulta non avranno più come interlocutore il Consiglio Comunale, unico luogo deputato a ricevere suggerimenti e proposte da parte dei cittadini, così come è previsto sino ad oggi, ma l’assessore e il funzionario di riferimento. Infine non sarà più la Giunta Comunale ad assicurare alle Consulte l’invio d’informazione, comunicazioni, atti ad efficacia generale e altri documenti utili per attivare la loro partecipazione propositiva all’amministrazione del Comune, ma l’ufficio (funzionario) preposto.

E nell’ottica del “controllo” capillare, anche la figura del presidente della consulta viene depotenziata, sostituendola con un direttivo che dovrà comprendere un presidente, un vice presidente e un segretario. L’unica variante riguardante le associazioni che vorranno far parte delle consulte sarà quella che riguarderà il loro tempo di iscrizione nell’albo online del comune che non potrà essere minore di dodici mesi.

Non sappiamo chi abbia proposto tale modifica e non si riescono a comprendere, almeno sino a quando non saranno palesati, i motivi reconditi che hanno richiesto tale correzione incomprensibile, ma alla luce dell’auto definizione che il sindaco Giuseppe Nitti fa di stesso come uno «apprezzato spesso per i suoi interventi a difesa della legalità, della trasparenza e della Carta di Pisa», confidiamo nella lungimiranza del Consiglio Comunale nella sua interezza affinché tale proposta, che ci permettiamo di definire oscena, non trovi accoglimento.

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