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Casamassima: chi ha vinto e chi ha perso.

Non sarà certo “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro che ha trionfato nella notte degli Oscar e neanche la scomparsa del capitano della Fiorentina Davide Astori, morto improvvisamente nel sonno  e neanche lo struggente ricordo delle note di Lucio Dalla a raccontare, sui libri di storia, quello che ha rappresentato il 4 marzo del 2018 in Italia.

Giorno che sarà ricordato come quello in cui il Movimento 5 Stelle, nonostante le posizioni sui diritti civili fossero latitanti nei programmi, nonostante i 4 ministri proposti fossero di aria renziana e nonostante mai abbia chiarito la propria posizione sul fascismo e sull’antifascismo, ma avendo come chiodo fisso il controllo sugli scontrini, stravince a livello nazionale con la battaglia populista e con le tante promesse vane che sapremo solo vivendo se diventeranno realtà. E in uno scenario europeo in cui anche l’Italia partecipa attivamente facendo cantare il de profundis alla Sinistra, è la destra, quella omofoba, quella razzista a farsi strada concedendo alla Lega il primato nel centro destra.

Parlare di vincitori e sconfitti solo guardando le percentuali quasi bulgare racimolate dai penta stellati ci sembra, in questo momento, prematuro. Sarà l’attribuzione dei seggi e solo questa a determinare chi sarà in grado di governare stabilmente il Paese, e se qualcuno afferma che la Terza Repubblica sia nata il 4 marzo, forte è il sospetto che sia ancora la Prima a tener banco con i famosi pentapartiti. Perché stando così le cose una maggioranza, con i mille veti incrociai e con la perenne guerra di tutti contro tutti, non è possibile. A riprova di ciò, con queste nuvole che ci cadono in testa, le stelle non si vedono.

La batosta di Renzi da una parte e di Berlusconi dall’altra, consegnano un Paese sempre ed ancora più a destra in cui la sinistra radicale, spettatore non pagante, con le sue divisioni interne ed esterne, incapace di amalgamare, abbandonando le periferie non solo delle città, cerca attraverso cartelli elettorali estemporanei, forme di autocompiacimento. E se il PD è l’artefice, con un ventennio di voto utile, delle maggiori responsabilità di questa debacle, troviamo anacronistico e surreale la presenza sulle liste elettorali di simboli, ci riferiamo a Liberi e Uguali, Potere al Popolo e vari Partiti Comunisti, che nonostante sapessero da tempo a cosa si andava incontro, hanno proseguito con quella suddivisione dell’atomo che ha portato al nulla. Ricostruire? E su cosa.

Anche il tavolo hanno distrutto che ormai senza gambe si allontana come una zattera, all’orizzonte.

E mentre rimarremo per le prossime settimane ad interrogarci sul governo possibile per un Paese alla deriva, accorciamo lo sguardo entro i confini del paesello per noi fonte di ispirazione.

E così a Casamassima alla Camera, Emanuele Scagliusi del Movimento 5 Stelle racimola 5320 voti (51,97%)  contro i ragguardevoli 3080 di Nuccio Altieri della Lega che raccoglie il 30,80 %.

Al terzo posto Marilù Napoletano in forza al Partito Democratico, distanziata da un abisso con i suoi 1152 voti che le fanno raggiungere un disastroso 11,25 %.

Testimonianze quelle di Anna Maria Candela di Liberi e Uguali (3.40 %). A seguire, non raggiungono neanche l’un per cento, Valentina Basta (Potere al Popolo), Danilo Nesta (Partito Comunista), Pietro Cosimo Ippolito (Casapound), Mirco Fanizzi (Il popolo della famiglia), Michele Lucio Vito Mitrotti (Italia agli italiani), Anna Gallone (10 volte meglio), Margherita Marsala (P.R.I.), Francesco Paolo Sibilia (Partito valore umano).

Ma quello che solletica la nostra morbosa attenzione sono i voti di lista che al paesello si sono spartiti i contendenti.

Vediamo cosa è successo alla Camera.

Chi ha vinto e chi ha perso.

 

Antonello Caravella, se ancora portavoce del M5S vedremo, porta a casa 5027 voti.

Rispetto al 2013 il moVimento passa dal 31.56% ad un 51,43% di tutto rispetto.

                     

Rino Carelli, a capo di Forza Italia, trova nell’urna 1790 voti pari al 18.31%. Ci perdoni Carelli, ma non sappiamo se a questo risultato abbia o meno contribuito anche il sempre presente nonostante tutto Pino Gengo  e Pietro Cristantielli che nel 2013, con il PdL raggiunsero il 28,54% pari a 2887 voti.

All’epoca era Columbo che guidava Forza Italia.

 

Franco Pignataro e Franco Reginella con Fratelli d’Italia raccolgono 345 preferenze con il 3,52%. Rispetto al 2013 in cui raccolsero 120 voti con l’1,19%, praticamente triplicano i consensi.

 

 

 

Gino Petroni e Mimmo Birardi, rappresentanti sul territorio di Noi con l’Italia – UDC, si accontentano di 110 voti (1,12%). Nel 2013 la sola UDC prese 236 voti, il 2,32%.

 

 

 

Maria Montanaro, rappresentante sudista della Lega salviniana, è quella che farebbe il botto. Passa dagli 8 voti del 2013 (0,08%), ma allora Lega Nord si chiamava, ai 750 di ieri pari al 7,67%. Quando  i meridionali si scoprono leghisti del nord.

 

 

Rocco Bagalà, segretario cittadino del PD raccoglie solo 990 voti con un misero 10.12%. Nel 2013 i voti furono 1520 pari al 15.03%. Non ci ricordiamo simili risultati da tempi immemori.

 

Giacinto Rella, fuoriuscito dal PD ed attualmente coordinatore cittadino di Liberi e Uguali, conta 326 voti pari al 3,33%.

 

Tutti gli altri un inutile contorno.

Anche al Senato, dove a decidere sono quelli dai 25 anni in su, le cose non cambiano di molto.

Se fosse una corsa ad ostacoli potremmo affermare che al paesello è saldamente al comando il M5S seguito dalla coalizione di centro destra (F.I. – Lega – F.dI. – UDC) e distanziato ancora di molto il centro sinistra rappresentato dal PD.

Ma se volessimo guardare l’esito di questo voto in prospettiva con le prossime amministrative, qualche considerazione la faremmo.

Non crediamo possibile che il Movimento 5 Stelle, forte di questa vittoria schiacciante, possa continuare a far politica e a proporsi con gli uomini oggi sul campo. Se saprà ricercare nel paesello personalità sufficientemente credibili e che non si limitino a copia ed incolla imbarazzanti sui social ma che sappiano coniugare al meglio le aspettative dei cittadini elettori, potrebbero occupare stabilmente il Palazzo di Città.

Anche il centro destra potrebbe concorrere ma si dovrebbe liberare di un passato recente con un Birardi, non in grado più di intercettare parte del proprio elettorato. Se Agostino Mirizio continuasse nella costruzione di una possibile coalizione, dovrebbe avere la necessità di circondarsi di uomini fidati e leali. Lealtà che è sempre mancata da quelle parti.

Per il PD ed il centro sinistra il discorso è più complesso. Non crediamo che Bagalà, vista la disfatta del partito a livello cittadino, possa essere considerato l’unico e solo responsabile. A parte la conduzione renziana  nazionale, discutibile ed arrogante distante dal sentire comune, ha ereditato un partito sfatto e non più credibile anche a causa di segreterie a lui precedenti con un amministrazione comunale degli ultimi due anni disastrosa ed inconcludente. Mettere da parte e rottamare simili soggetti politici sarebbe auspicabile, ma non pensiamo attuabile. Ricostruire una Sinistra partendo dalle periferie e con una vera dignità riconosciuta per tutti i partecipanti, potrebbe essere un buon inizio. Un’intesa non solo con Liberi e Uguali, anche loro sull’orlo di una crisi di nervi, ma con una sinistra frastagliata e disunita che potrebbe far avvicinare alla politica chi da tempo se ne è allontanato. Intese si, ma di Sinistra.

La strada più facile sarebbe quella della trasformazione in lista civica e tentare l’assalto sul carro del possibile vincitore che ad oggi, visti i risultati, non potrebbe che essere il duo Nitti Fortunato.

A proposito di liste civiche che riempiono sale e marciapiedi di gente che con l’ombrello in mano accorrono al freddo Burian per sentire la parola sul bello del messia, che diavolo avranno votato alle politiche del 4 marzo?

Il M5S? Non se ne parla proprio.

Forse il PD? Ma che dite, prima lo distruggono e poi lo votano? Mai.

Forza Italia? Non credo.

Qualcun altro del centro destra?

E chi?

Guardando quel balzo in avanti un sospetto mi attanaglia l’anima, ma il tempo non ci mancherà per le analisi.

 

 

Ringrazio Patrick Netti per la vignetta di copertina.

 

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