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C’era una volta il Parco Giochi della zona 167. Ora non c’è più.

In vita dal 2011 chiuderà definitivamente i battenti il Parco Giochi della zona 167, l’unico in verità, presente a Casamassima.

A meno che non vogliamo considerare Parco Giochi quel che rimane della cosiddetta Villa”.

Il progetto che al suo posto prevede la costruzione di una nuova chiesa, dovrà partire ed oggi, causa “trivellazioni e carotaggi” necessarie, crediamo, per controllare la morfologia del terreno che dovrà ospitarne le fondamenta, si chiede lo sgombro. Sembra che anche le chiavi del cancello siano state richieste e consegnate in Parrocchia e che lo stesso non sia più nella disponibilità dei volontari che ne curavano la gestione.

E così finisce qui l’esperienza della Social Maxima, associazione che insieme ai tanti volontari ne ha curato per tutti questi anni la gestione e l’esistenza in vita. Quei due campi di calcetto, quelle giostrine per i più piccoli, compreso il campetto di bocce, dovranno essere smantellati per consentire che questa nuova colata di cemento prenda il posto di quello che è stato luogo di ritrovo e di svago e di gioco, non solo per i bambini del rione, ma che presto è diventato meta per tutti i bambini e giovani, compresi quelli che meno giovani sono, di tutto il paesello a sud est. L’unica valvola di sfogo per le giovani generazioni di Casamassima chiude e con esso si spegne la gioia su quei volti che lo hanno vissuto felici in questi oltre sei anni di attività.

Il terreno su cui sorgeva il Parco, di proprietà di Brancaccio Giuseppe Maria fu donato all’Ente Ecclesiastico Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Casamassima. Donazione finalizzata per la realizzazione, da parte della stessa Parrocchia, di una Chiesa con annesso un Centro Sociale. Altra condizione e che la futura chiesa dovesse essere dedicata a San Vincenzo Ferrer e il Centro Pastorale, invece, ad Anna Ciacci Brancaccio, madre del donatore.

Ma in otto anni da quella donazione, nulla si è mosso; né progettazioni definitive, né permessi per costruire ed anche i fondi necessari per la realizzazione delle opere non sembra siano stati reperiti. Infatti la Curia avrebbe voluto destinare parte dell’8 per mille delle donazioni alla Chiesa Cattolica per dar seguito alle opere.

Ad oggi non sappiamo se il progetto pubblicato anche sul sito parrocchiale sia quello definitivo e se non abbia subito modifiche sostanziali.
In attesa che tali opere prendessero vita, il vecchio parroco, Don Giuseppe Saponaro, aveva dato in concessione gratuita la gestione di quegli spazi e di quei terreni alla Social Maxima che si impegnava a realizzare un Parco Giochi, ad uso completamente gratuito per i bambini fruitori.

Ma le polemiche di queste giorni che corrono veloci di bocca in bocca vertono principalmente su alcuni punti che sarebbe meglio chiarire.

La prima riguarda l’intera progettazione dell’area in questione: molti si affannano a dichiarare che sarebbe prevista la realizzazione di campi sportivi all’aperto, addirittura con tutte le prescrizioni previste dal CONI, che potrebbero sopperire alla mancanza di quelli già esistenti che andrebbero a scomparire. Si parla anche di un teatro, fondamentale, visto che Casamassima ne è priva.

La seconda è quella che vede i tempi per dar inizio alle opere non ancora certi e che mancherebbero le autorizzazioni necessarie ed i progetti approvati.

Polemiche che riflettono perplessità legittime: se tutto è in regola, progettazione, approvazione, fondi necessari e certezza di inizio lavori, per quale motivo ancora non si conoscono i dettagli? E se uno di questi fondamentali tasselli non è al suo posto, per quale motivo si richiede la chiusura immediata?

Perché non viene pubblicizzato il progetto definitivo?

Perché non si comunicano le date di inizio delle opere?

E poi, sarebbero vere le voci che parlano di una Chiesa di 463 metri quadri, di un’area sacrestia di 180 metri quadri, di vani adibiti ad attività parrocchiali di 286 metri quadri e di una casa canonica di 208 metri quadri? E risulterebbero vere le indiscrezioni che parlano di assenza totale di spazi esterni da destinarsi a campi sportivi e di svago all’aperto?

Quindi, per i più informati, per quelli che il progetto della nuova struttura hanno visionato, della presenza di un oratorio, di uno spazio all’aperto che potrebbe in minima parte sopperire alla mancanza di un Parco, non vi è traccia. Ad esclusione di parcheggi, di sagrati, di appartamenti e di aule tutte rigorosamente al chiuso, nessun campo di calcetto, nessuna giostrina, nessun campo di bocce. Forse nessun teatro.

Che il privato possa disporre del suo bene come meglio crede è un diritto costituzionale alla pari del diritto, anch’esso costituzionalmente garantito, di aprire una disputa dialettica su questo uso che se ne vorrebbe fare, in special modo quando questo bene dovrebbe essere al servizio della collettività tutta.

Ed è questo diritto che vorremmo esercitare e che molti stanno esercitando. Da ambedue le parti.

Nel frattempo, mentre la polemica infiamma parte del paesello a sud est,  complessi edilizi vicini, abitati da indigenti, da bambini che non possono essere coccolati dai propri genitori, dagli ultimi, dai poveri, dai diseredati, non avranno più la possibilità di viverlo questo Parco in cui, accanto a speranze sportive nasceva la solidarietà.

Eppure di chiese, molte volte deserte, nel paesello a sud est ve ne sono in abbondanza: la Chiesa Madre, la Chiesa del Purgatorio, la Chiesa di Cristo Re, la Chiesa della Madonna delle Grazie, la Chiesa presso Barialto, la Chiesa presso Baricentro quelle più grandi e poi quelle da cartolina, quelle più piccole, gioielli di architettura e di fede, quali la Chiesetta di S. Stefano, quella del Rosario, di S. Lucia, di S. Michele, di S. Lorenzo e la Chiesetta presso vecchio ospedale.

Quel Parco, utilizzato più volte anche dalle Scuole di Casamassima per ospitare manifestazioni, vedi la Mini Stramaxima, che non si sarebbero mai potute svolgere proprio per la mancanza di strutture adeguate comunali, chiuderà presto. Ed oggi, con i problemi che sta vivendo l’edilizia scolastica in Città, sembra ancora che con più difficoltà si dovrà convivere con la carenza di spazi da dedicare allo sport e al tempo libero. Anche quei progetti inclusivi che possano tenere lontani i più giovani dal “delinquere” per una sana e pacifica convivenza cozzano con la mancanza di spazi idonei e sembrano di più difficile realizzazione.

Anche di quegli oltre 150 alberi donati da benefattori che cominciavano ad incorniciare quei luoghi non sappiamo cosa si deciderà di fare.

Continueranno ad esistere quei lecci, quegli ulivi e quegli abeti?

Tutto secondo la legge, tutto nelle regole, tutto consentito al di là di ogni ragionevole dubbio, ma ai bambini, ancora una volta, chi ci pensa?

Nel frattempo ci si chiede se simile positiva esperienza non si possa esportare su altri suoli, magari comunali questa volta, che ad oggi risultano incolti, non sfruttati, abbandonati a se stessi e non utilizzati.

In tempi celeri, però.

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