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Il Comitato Tari equa Casamassima, informa i cittadini.

Costringere i cittadini ad intraprendere un costoso ed impegnativo atto di impugnazione di fronte ad un tribunale per un atto che un’amministrazione comunale mette in campo, è l’offesa più grande che si possa fare nei confronti, non solo di quei cittadini, ma nei confronti di tutta la comunità.

E’ andato in onda questo e solo questo sabato 2 dicembre quando il Comitato Tari equa Casamassima ha dato appuntamento alla cittadinanza e alle forze politiche presenti sul territorio, all’auditorium delle Officine UFO di Casamassima, per discutere intorno all’alone di mistero che circonda ancora quella bollettazione sulla tassa dei rifiuti.

Oltre il Comitato Tari, rappresentato dal legale che ha curato il ricorso al TAR Puglia,  avv. Rocco Paccione e da Pierfrancesco Fais e Danilo Nesta, il mondo politico del paesello ha risposto in massa.

 

 

 

 

 

 

Tutti presenti, da Vito Cessa, sindaco uscente ed a capo dell’amministrazione responsabile di quegli atti impugnati, passando da Pasqua Borracci, Rocco Bagalà, Chelluccia Acito, Giuseppe Nitti, Mimmo Birardi, Rino Carelli, Nica Ferri, Pinuccio Fortunato, Alessio Nitti (il professore), Pietro Savino, Giacomo Nanna, Francesco Matarrese, Pino Gengo, Nicola Guerra, Pinuccio Massaro, Nicola Vallarelli, Lorenzo Ronghi ed i cittadini che hanno occupato quelle poltroncine blu ascoltando le ragioni di quel ricorso nelle mani del giudice.

Nel frattempo Valentino Sgaramella de La Gazzetta del Mezzogiorno, annotava sul taccuino.

La domanda di ascolto che vedeva assente e sorda l’amministrazione Cessa di fronte alla costituzione di quel Comitato che da maggio scorso chiedeva udienza  per spiegare le ragioni che in seguito sono diventate motivi di impugnazione, non ha ricevuto risposta alcuna. Anche la presenza dell’ex sindaco Vito Cessa, tardiva ed indolente, completamente fuori tempo massimo, per giustificare e ribattere alle accuse mosse dall’opposizione a quelle decisioni, non ha convinto. Risposte impacciate e non efficaci, a volte irritanti e saccenti, hanno consegnato un ex sindaco smarrito di fronte a tabelle, determine e dati di fatto che dimostrano, almeno a detta dei ricorrenti, un’amministrazione poco oculata e con un’interpretazione delle norme oggi al vaglio di un tribunale. Supponenza che non veniva meno allorquando impegnava 15 mila euro di danari pubblici per rispondere in tribunale a quelle pregiudiziali che quei cittadini, inascoltati e snobbati, muovevano all’indirizzo dell’amministrazione.

Vedremo se avrà avuto ragione il sindaco o i cittadini che quei numeri hanno contestato ma non potremo mai giustificare, indipendentemente da come andrà a finire, il disinteresse e l’indolenza che ha caratterizzato la passata amministrazione nel non ricercare un dialogo con quei cittadini che contestavano le decisioni che si andavano prospettando. Quell’abolizione del citofono dalla stanza del sindaco, così ampiamente abusata in campagna elettorale, mai ha preso corpo ed il sogno di un palazzo di vetro è diventato un incubo. Non dimentichiamo la questione acqua e scuole, che ancora pesano sulla coscienza collettiva.

Quei conteggi sulla TARI, con quella base di partenza in qualche modo sfalsata, sono state le convinzioni che hanno spinto il legale del comitato ad intraprendere questa lunga ed estenuante disputa legale nei confronti del Comune di Casamassima.

La tassa rifiuti solidi rappresenta il corrispettivo che il Comune richiede ai cittadini a fronte del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sul proprio territorio.

Il PEF (Piano Economico Finanziario) comprende tutti gli interventi economici relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani. Ai fini della determinazione della tariffa, il soggetto gestore del ciclo dei rifiuti urbani, ovvero i singoli  comuni, approvano il piano finanziario degli interventi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani, tenuto conto della forma di gestione del servizio prescelta tra quelle previste dall’ordinamento.

Sulla base del piano finanziario l’ente locale determina la tariffa, fissa la percentuale di crescita annua della tariffa ed i tempi di raggiungimento del pieno grado di copertura dei costi nell’arco della fase transitoria, determina l’articolazione tariffaria.

Ma se il PEF deve essere redatto dal soggetto che svolge il servizio stesso senza aggravio di spese per la cittadinanza (quindi la CNS-COGEIR nel nostro caso), perché mai ci si chiede, il Comune di Casamassima lo affiderebbe prima a Gestione Servizi s.p.a. e in seguito, per il 2018, alla Servizi Locali s.p.a. con una spesa non certo indifferente per la casse comunali, si chiedono i ricorrenti?

Perché mai non vi è congruenza di dati fra la somma totale destinata a ricoprire il costo totale del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati e quella che il Comune di Casamassima raccoglierà attraverso la riscossione totale delle cartelle esattoriali inviate ai cittadini?

E poi, si chiede il Comitato, come mai ad Acquaviva delle Fonti, stesso ARO, il servizio costerebbe di meno considerando che il personale impegnato nella raccolta dei rifiuti sia di 12 unità superiore a quello utilizzato a Casamassima? Neanche il numero dei dipendenti che le aziende utilizzano per l’espletamento del servizio è determinante, ed allora a cosa sono dovuti questi costi maggiori che devono sostenere i cittadini di Casamassima?

E poi, ancora, come mai il costo del servizio raccolta rifiuti nel paesello a sud est è praticamente lo stesso che sostiene una città di quasi 185 mila abitanti quale è Modena?

L’altro interrogativo senza risposta è quello che verte sull’annosa questione CCR (Centro Comunale di Raccolta).

Ma perché la passata amministrazione, nonostante avesse problemi nella ricerca sui centri abilitati a raccogliere l’organico che ogni giorno riempiono i nostri bidoncini e alla mancanza di un centro di raccolta dove poter conferire rifiuti speciali, ingombranti e/o pericolosi senza nessun problema e senza nessun aggravio per le tasche dei contribuenti cittadini, ha deciso lo stesso di controfirmarlo quel contratto, rimasto ancora chiuso nei cassetti e mai reso pubblico, a giugno 2016, dopo un battage pubblicitario partito addirittura a novembre del 2015?

Cosa nasconde quel contratto, quel capitolato d’appalto che un’amministrazione che ha fatto la sua guerra personale al citofono sulla porta del sindaco i cittadini non possano sapere?

Chi non vuole o non ha voluto la coscienza della conoscenza?

Sono tanti gli interrogativi che circondano tutto quello che orbita intorno alla monnezza e alla gestione della stessa da parte della politica e degli organi tecnico burocratici di casa nostra e non sappiamo quando finalmente potremo scrivere la parola fine.

Se mai ci sarà, una fine.

 

 

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