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E così si ritorna a parlare di acqua potabile.

Qualche giorno fa, tra foto e riprese aeree, una chiazza nera troneggiava nelle acque del Pertusillo, invaso di circa 155 milioni di metri cubi d’acqua, potabile, che disseta l’Acquedotto Pugliese: quindi tutti noi, che di quell’acquedotto ci serviamo.

Ancora fresco e limpido, non come le acque, però, è il ricordo che nei casamassimesi provoca l’accostamento rubinetto – acqua.

Ordinanze che ne vietavano l’utilizzo, consigli comunali all’aperto, interrogazioni, ricoveri, misteri, sospetti, odori nauseabondi, costituzione di associazioni più o meno spontanee di cittadini, paure, autobotti, buste d’acqua, articoli di giornale, tv e radio, hanno accompagnato, crediamo senza mai abbandonarli, i cittadini del ridente paesello a sud est.

Analisi, quelle ufficiali, e poi quelle che ufficiali non erano, controdeduzioni, rassicurazioni, e quella voglia di non voler affrontare il problema nella sua interezza hanno fatto si che il tutto rientrasse senza riuscire a capire a cosa erano dovuti i mal di pancia che al ricovero portavano.

Il consigliere Rino Carelli, in una interrogazione datata 23 aprile 2016, qualche mese prima dell’emergenza acqua a Casamassima, scriveva:

«Risulta di scottante attualità l’inquinamento provocato dalle attività estrattive dell’industria petrolifera in Basilicata come da notizie sul sequestro, nei giorni scorsi, di alcuni impianti petroliferi disposto dalla magistratura lucana;

Ci sono stati alcuni studi sia del Dipartimento di scienze dell’università della Basilicata che della California State University che hanno ipotizzato l’inquinamento del Pertusillo che costituisce la principale fonte idrica per la Puglia;

La Regione Puglia ha approvato nel 2015 una mozione per accertare la presenza di idrocarburi e metalli pesanti nelle acque del bacino del Pertusillo nella speranza che i dati conoscitivi possano eliminare ogni dubbio sulla questione poiché, come riportato nel testo della mozione, “i dati ufficiali non sono stati resi noti”……».

Si fa riferimento anche al Tenente della Polizia Provinciale di Potenza Giuseppe Di Bello, nell’interrogazione del consigliere Carelli, quando lo stesso già dal 2010 scoprì che le acqua del Pertusillo erano inquinate. La vicenda Di Bello balzò sulla cronaca nazionale e basta una semplice ricerca in rete per conoscerne i risvolti che lasciano sgomenti. Lo stesso Di Bello fu ospite qui a Casamassima (17 giugno 2016) e mise l’accento su quelle analisi e su quelle prove che dimostravano come le operazioni estrattive del petrolio, mettessero in discussione la qualità delle acque del bacino.

Ma a parte l’interrogazione del Carelli che chiedeva all’amministrazione un’indagine conoscitiva sull’acqua erogata e commercializzata dall’AQP anche a Casamassima, richiedendo analisi indipendenti, e le molto, ma molto timide rimostranze del mondo politico, le analisi non si fecero e l’acqua come bene primario tornò nella disponibilità dei cittadini.

Peccato che mai nessuno abbia voluto mai sapere quale la domanda di acqua confezionata in bottiglia in quel periodo di crisi e se l’utilizzo dell’acqua in bottiglia sia o meno aumentata da quegli accadimenti e se si sia stabilizzata con gli indici all’insù o all’ingiù.

E poi venne l’attesa per quell’ipotetico e promesso rimborso delle spese sostenute per la sanificazione delle cisterne che in alcuni casi più di una volta è stato fatto. Per i consumi regolarmente versati all’AQP sull’acqua prelevata dal rubinetto di casa ma non utilizzata per gli scopi prefissati, tutto ha taciuto.

Il tutto inframmezzato dall’acqua che non arriva ai rubinetti con la pressione di sempre. Anche al piano terra sembra ci siano problemi e durante i weekend un’impresa diventa mettere su l’acqua per gli spaghetti. Intanto le foto dei mezzi AQP che circolano nel paesello e che scaricano il contenuto di strani bidoncini trasparenti nelle condotte ci segue come un’ombra.

Venendo ai giorni nostri, come una costante oramai, torna la questione Pertusillo inquinato si o no, pozzi petroliferi, alghe cornute, riprese con droni che sorvolano l’invaso e foto raccapriccianti come se si trattasse di un film.

E dopo la denuncia da parte di Michele Tropiano, con l’hobby per le fotografie ed i video naturalistici, ripresa da trasmissioni tv, da articoli di giornali e da inchieste, giungono le analisi di quelle acque da parte della ARPAB (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata) che smentiscono ipotesi di inquinamento da idrocarburi.

Ma i sindaci dell’area vogliono vederci chiaro. Non si fidano. Non si sentono rassicurati dalle analisi dell’Arpab, riporta La Gazzetta del Mezzogiorno online del 13 marzo scorso che prosegue, lo scetticismo sull’assenza di inquinanti certificata dall’Arpab campeggia anche nel mondo dell’associazionismo ambientalista. E c’è chi ha deciso di commissionare analisi a laboratori privati specializzati come Giuseppe di Bello, presidente di «Liberiamo la Basilicata».

Sono arrivati i primi dati e non sono per niente rassicuranti. In estrema sintesi, le analisi hanno evidenziato che il Bod, vale a dire la richiesta biochimica di ossigeno, è nove volte oltre il limite fissato dalla normativa.

«Leggere che il Bod – spiega Di Bello – misura 28,6 milligrammi litro quando la soglia di attenzione è di 3, spaventa abbastanza. Perché quel 28,6 non è solo un numero, è inquinamento, la qualità dell’acqua è compromessa. Tanto che il chimico del laboratorio scrive che non è adatta ad essere potabilizzata e quindi bevuta». Il «verdetto» del laboratorio privato (con sede in Calabria) è di quelli da mettere i brividi: «Limitatamente ai parametri analizzati, il campione risulta non conforme alle caratteristiche di qualità per acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile».

L’articolo di Pino Perciante conclude:

«Abbiamo fatto i campionamenti – precisa Di Bello – solo alcuni giorni dopo la comparsa delle macchie scure sulla superficie del lago e in zone dove l’acqua non aveva cambiato colorazione. Questo proprio per evitare di essere tacciati di allarmismo. Siamo semplicemente preoccupati per la situazione ambientale del lago. Molto preoccupati. E abbiamo deciso di far fare delle controanalisi pagandole di tasca nostra. I risultati? Beh, eccoli qui. L’acqua è peggiore di quella che esce da uno scarico post depuratore fognario. Ci sono anche metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Una volta per tutte vorremmo la verità su ciò che si annida nel Pertusillo, invaso che, lo ricordiamo, fornisce acqua a Puglia e Basilicata».
L’associazione «Liberiamo la Basilicata» – che ha catalizzato la collaborazione di altri movimenti e circoli organizzati su tutto il territorio lucano – attende ora gli esiti sulle fioriture algali e sui pesci.

Una notizia delle ultime ore riporta una richiesta da parte del consigliere Cosimo Borraccino, Presidente della II Commissione Consiliare alla Regione Puglia che attraverso una pec (posta certificata) scrive: ….  Tornano infatti ad essere allarmanti le notizie di stampa che giungono in questi giorni che riportano gli esiti delle analisi delle acque del Pertusillo commissionate da associazioni ambientaliste ad alcuni laboratori privati. Le acque continuano ad essere dubbie e come provato dalle analisi positive evidenzierebbero che i BOD, cioè la richiesta biochimica di ossigeno è nove volte superiore a quella consentita. Ciò preoccupa perché è indice di presenza nelle acque di materia organica biodegradabile.
Stando a questo quindi l’acqua è compromessa non adatta ad essere potabilizzata. Pertanto ho chiesto vivamente all’Assessore Giannini di intensificare l’azione di controllo sulle acque in questione, contattare le associazioni ambientaliste che hanno riscontrato questi esiti e naturalmente verificare questi dati. Occorre rassicurare e tutelare i cittadini pugliesi che si approvvigionano quotidianamente delle acque del Pertusillo che ci auguriamo tornino ad essere salubri”.

Ora, alla luce di tutto ciò, non vi sembra che anche Casamassima possa richiedere ai propri amministratori analisi indipendenti al fine di tranquillizzare una volta per tutte i suoi cittadini sull’uso che di quell’acqua che fuoriesce dai rubinetti si può e si deve fare?

O poche centinaia di euro sono il problema?

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