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Donne

Che le donne continuino a lottare e mettere l’accento sulla ricerca spasmodica della parità di diritti con gli uomini, all’indipendenza, all’emancipazione, ad una carriera lavorativa senza pregiudizi e ad una paga paritaria, lo trovo veramente completamente fuori dal mondo civile cui tutti noi crediamo di vivere. E per aver conferma di tutto ciò ringrazio di cuore, non solo le politiche nazionali, ma anche e soprattutto quella locale, che vorrebbe e decide che la donna a casa deve rimanere a fare la calzetta e a mettere il bottone quando cade e a tenere i figli sotto la gonnella.

Magari essere gentile con il compagno che torna stanco dal lavoro e sottomessa al suo volere e come un automa dica si quando lui chiede e lei conceda. Senza batter ciglio, naturalmente.

L’idea fantasmagorica dell’amministrazione Cessa a Casamassima, nel breve tempo di un batter di ciglia ha fatto il giro della provincia e se concediamo ancora un po’ di tempo, dall’Australia verranno a copiarcela. I canguri intelligenti, sono.

Mi riferisco alla richiesta che i genitori dei piccoli della Rodari dovranno inoltrare al Comune per poter “iscrivere” i propri figli a quei corsi ludici mattutini perché a scuola si va di sera. Tale richiesta presuppone, per essere accettata, che entrambi i genitori vadano a lavorare, perché se è solo lui che porta il pane a casa, si sottintende che sia la madre ad essere sempre e comunque disponibile a stare con il figlio. Ora che queste donne e queste madri siano nate e vivano la loro genitorialità a senso unico è stabilita da quelle leggi, il più delle volte non scritte, che vedono la donna essere l’unica responsabile per tenere acceso il “focolare” dell’unità familiare. Quelle che non lavorano hanno tanto di quel tempo a disposizione che possono dedicarlo senza alcuno spreco di energia a cucinare, a cucire il calzino, far la spesa, lavare a terra e tener pulito il lavandino che il marito sputacchia ogni mattina. Che poi debba tenere anche il figlio che a scuola negli orari canonici non possa andare è un dovere e quindi zitta e non rompesse le scatole.

Ma mettiamo che queste donne che non “lavorano” e non portano uno stipendio a casa per comprare il pane e companatico che senza le loro mani non mangerebbe nessuno e che moriremmo tutti di fame, questi pochi lo riconoscono, abbiano solo lontanamente l’idea di aver diritto ad una vita sociale, il caffè con gli amici, l’impegno in associazioni di volontariato, la lettura di un libro, lo studio, il cazzeggiare per un’ora al giorno, dedicarsi un po’ di tempo.

Non è concesso.

Non è riconosciuto.

Deve sacrificare tutta se stessa la donna.

Se è pure madre, ancora peggio.

 

Hai il figlio? dedicati a quello e solo a quello e tamponale tu le deficienze dell’amministrazione che ti ha messo in questa sporca faccenda a forza e senza il tuo consenso. E’ zitta.

E se questa donna accudisce anche un altro di figlio, magari diversamente abile, oppure la propria mamma bloccata in un letto non ha importanza. Se poi fosse così sciagurata sta donna che aiuta e contribuisce al menage familiare andando a pagare le bollette dell’ufficio del marito, dello, zio o della sorella o andasse a comprare le sementi per il campo, pure una sporca evasora da arrestare sarebbe. E’ nata donna e solo a lei toccano queste incombenze, quindi di che si lamenta? Senza retribuzione, senza nessun costo da parte della società che gode sulla sciagurata donna a prescindere. E se poi, per puro caso sempre questa donna, dovesse lamentare il fatto che suo figlio le sue attività normali, danza, sport, teatro, musica non le possa più svolgere perché di mattina queste attività sono interdette, pazienza. Lei non lavora. Non ha busta paga, lei, la donna.

La scelta di iscrizione solo ad una parte dei bambini della Rodari Collodi che hanno entrambi i genitori lavoratori la trovo non solo offensiva, ma anacronistica e dannosa. E anche razzista.

Sembra quasi che i bambini che abbiano entrambi i genitori portatori di reddito documentato, siano preferiti a quelli di genitori monoreddito che un genitore a casa lo hanno. Per i primi nulla è escluso, per i secondi le attività extrascolastiche sono superflue. Che l’assessorato ai servizi sociali di questo comune vada completamente rivisto non è più un mistero ed il fatto che sia seguito da una donna acuisce ancor più la distanza di tali soggetti dal mondo reale.

Nessuno mai dovrà riconoscere che le donne, possano permettersi non di metterlo in pratica, ma solo pensarlo, di essere degli umani pari ed uguali agli altri e che possano sperare in un loro riconoscimento nella società che vivono insieme a noi.

Società che rendono possibile. Le donne.

Questa approssimazione colpevole messa in campo da questa amministrazione che si dice di centro sinistra, quindi arrogandosi il diritto di essere riconosciuta diversa da altre forme di governo, fonda la sua esistenza in vita sul ruolo primario delle donne insostituibili in una società maschilista e meschina. E razzista.

Due sono le incongruenze che vengono alla luce:

  • Il ruolo determinante delle donne in questa società che devono essere sempre e comunque disponibili a tacitare e risolvere in silenzio i danni che la politica e soprattutto lei, la politica, mette in campo ogni giorno sorda e cieca pure alle lotte che da decenni le donne combattono senza risultato per la loro emancipazione soprattutto culturale;
  • I figli dei ricchi, entrambi i genitori lavoratori sono sicuramente più ricchi rispetto al figlio di un genitore monoreddito, che risultano diversi, “migliori”, agevolati, seppur attraverso un tour de force straordinario, affinché nulla della propria creatività o del loro impegno sportivo o culturale o sociale possa subire arresti o ripercussioni.

Se sta bene a voi, anche a me mi fa schifo.

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