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E non chiamatela Villa.

Mentre qualcuno per mascherare la propria inadeguatezza si diverte a vestire i panni, non avendone i mezzi, di moralizzatore attraverso il pubblico ludibrio che la Colonna Infame solo un triste ricordo appare, i bambini di questo paesello sempre più sperduto a sud est la grande metropoli, non hanno il diritto al gioco. Su quel parco della zona 167 no perché la chiesa ne rivendica la proprietà, per strada no perché la palla contro il muro fa rumore, in piazza no perché rincorrersi fra le auto che sfrecciano veloci non si può e poi quel monumento neanche da “tana” può essere utilizzato per un sano nascondino…….

Non rimane che la Villa Comunale. Un agglomerato di alberi cadenti, con panchine fatiscenti, “avanzi” digeriti di animali pronti a concimare l’ambiente, sacchi di immondizie di qualche distratto che non è stato portato a conoscenza della raccolta differenziata e con i giochi per i più piccoli recintati come un’oasi divenuta oramai terra di conquista e con un senso di sicurezza che farebbe invidia ad alcuni quartieri americani dei film thriller anni 50. Perché poi continuare a chiamarla Villa quello spazio inconsueto venuto fuori quasi per caso senza nessuna logica né urbanistica e né pratica? I giardini, i polmoni verdi di ogni città, dovrebbero essere fruibili da ogni lato e non ricavati, come nel nostro caso, da uno spazio che il cemento non è riuscito a conquistare.

E tutti ad interrogarsi e a porre quesiti, ad investire di responsabilità i sindaci e le amministrazioni che si susseguono senza che una soluzione si metta in pratica. Non solo quel quadrilatero senza forma geometrica conosciuta con due muri perimetrali che ne offuscano la vista è un polmone verde inutile per come è stato concepito, ma rappresenta terreno fertile per tutti quelli che fanno dell’oscurità motivo di vita. Si dice, e su questo siamo tutti testimoni, che quando quel parchetto, non chiamatelo più Villa per piacere, era recintato ed al suo interno ospitava un chioschetto che vendeva panzerotti e ghiaccioli, era un luogo di ritrovo piacevole non solo per i bambini che potevano scorazzare in tutta libertà ma anche per chi gli accompagnava e che trovava un momento di svago e di socializzazione. Ebbene, se siamo tutti convinti che almeno questo di ritorno al passato sia l’unica strada percorribile, perché non seguire l’esperienza?

Perchè, visto che intenzioni di spostarlo quel parco non ve ne sono proprio, non ripristinare l’esistente di una volta?

Quello spazio andrebbe bonificato da quegli alberi che minacciosi non aspettano altro che abbattersi sulle nostre teste, attrezzato come si conviene e soprattutto dovrebbe essere recintato. Una recinzione munita naturalmente di varchi aperti e chiusi ad orari prestabiliti e perché no con un responsabile che se ne prenda cura. Dare in gestione un piccolo bar che possa rappresentare il punto di riferimento togliendolo a quei bagni pubblici sopraelevati che sembrano una cattedrale in putrefazione.

Quante altre amministrazioni si dovranno succedere ancora per tornare stancamente a ripetere le stesse cose? Quante altre amministrazioni si dovranno dare il cambio affinché tutti i rioni del paesello siano dotati di aree attrezzate a verde pubblico con le stesse caratteristiche di quelle vorremmo fosse dotata la Villa di via Acquaviva affinché i “figli” di Casamassima non abbiano motivo di sovraffollarne solo una? Quando quei programmi fantasmagorici che vorrebbero collegare Piazza Moro con la Villa di via Acquaviva prenderanno corpo?  Quando quel nuovo parco urbano promesso in campagna elettorale che sopperisca al bisogno di insufficienza di spazi attrezzati e aree giochi da cui il paese è afflitto sarà finalmente realizzato? La differenza fra i fiorellini in campagna elettorale e l’onere di amministrare passa anche da questo. Soprattutto da questo.

Quando in questo paesello i bambini avranno diritto al gioco senza essere costretti ad emigrare per trovare magari una pista di pattinaggio o un campo da basket? Perché quelli ci sono, ma se non paghi non entri e non ti rimane che il monumento come tana.

 

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