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I gattini avvelenati e le minacce di morte.

L’articolo di oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno riapre il caso dei gattini morti e che sembrerebbe siano stati avvelenati.

Qualche giorno fa sui social comparivano due video in cui si vedeva nel primo un gatto agonizzante e nell’altro un uomo che provvedeva a portare in casa due gatti che sembravano privi di vita.

Si scopriva che tali video erano stati girati da una proprietà confinante a quella in cui avveniva l’azione e che si riferissero al proprietario di una villa del Barialto, zona residenziale di Casamassima. Si diceva che il proprietario di quella villa ripresa nel video avesse avvelenato due gatti e ne avesse occultato le carcasse all’interno delle mura domestiche.

Si raccontava che erano giunte sul posto pattuglie dei Vigili Urbani, referenti dell’ANPANA  e i Carabinieri.

L’uomo, che si dice abbia avvelenato i felini (le indagini delle forze dell’ordine proseguono), si era barricato in casa e non permetteva l’ingresso alle forze dell’ordine giunte sul posto. Si attendeva il mandato del magistrato che ne autorizzasse l’accesso.

Per ricapitolare: i video ci mostrano un gatto agonizzante, un gatto che sembra morto, dei piattini con del cibo che si presume dovessero servire ai gatti stessi ed un uomo che uscendo sulla veranda di casa ne raccoglie le carcasse e le porta all’interno dell’abitazione.

A questo punto i commenti che abbiamo letto a corredo della notizia ci hanno lasciati molto più interdetti della notizia stessa.

Si è andato dal semplice, denunciatelo ed arrestatelo, al più corposo bastardo,  per arrivare a quello che augurava al protagonista la  stessa sofferenza provata dai felini, e poi quello che aveva voglia di fracassargli tutte le 209 ossa del corpo, quello che chiedeva di conoscere nome e cognome, compreso l’indirizzo per andar lì e farlo fuori e così di seguito sino ad arrivare a quello che sentenziava: vivisezionatelo. Apostrofato come pezzo di merda, assassino, verme, schifoso, metastasi, figlio di puttana, infame, figlio del demonio, maledetto, testa di cazzo, lurido, figlio di troia, escremento umano,  il “commentatore”, non solo nostrano, ha fatto sfoggio di turpiloquio ed invettive ed auguri inimmaginabili. Sembra che tutto lo scibile la brutalità sia stato utilizzato al fine di rappresentare l’odio nei confronti del gesto e del suo protagonista.

Ma quello che mi ha colpito di più è stato quello di un certo Luca T. che scrive:

«Esposto e denuncia ai carabinieri? Ma vi siete impazziti?

NON GLI FANNO NIENTE a questo bastardo infame pezzo di merda!

Ma quale denuncia!!! Ma quale esposto!!!

Deve essere legato ad una sedia e avvelenato con piccolissime dosi ogni ora finché crepa! E poi gli tagliamo la testa!… e poi con la sua testa ci andiamo a giocare a pallone e a baseball».

No denunce, no esposti, no sanzioni, no neppure al carcere previsto per questo tipo di reati, ma giustizia sommaria.

Valentina d.G. cerca di portare un po’ di serenità e scrive:

«Ma perché augurate la morte alle persone che gli sono vicine? Cosa c’entrano? Vi state sporcando con un atto terribile! Ma perché invece di maledire non pensate a benedire quelle anime volate in cielo? Sono anime anche loro, e vanno accompagnate con delle preghiere, o quanto meno benedizioni, esattamente come fate con i vostri cari. A chi ha fatto questo, penserà prima la legge e poi la legge suprema di Dio».

«Dio non esiste ed è inutile fare buonisti di fronte a tanta cattiveria e malvagità», incalza Ljuba S., dimenticando la cattiveria e la malvagità che ella stessa esprime.

Rincara la dose Ivi P. che dice:«Valentina d.G. ma quale buonismo un soggetto così deve soffrire e poi crepare è un tumore per la società e sono convinta che anche Dio fa schifo».

La punteggiatura latita, tanto è il rancore che annebbia la mente.

Qualcuno, nel frattempo, timidamente, faceva notare che invece di riprendere il tutto con il cellulare, si sarebbe potuto intervenire, gridare, invitare l’uomo dal desistere da un’azione riprovevole.

Ma ormai siamo tutti assuefatti dai like che potrebbe generare il video girato con lo smartphone.

La gogna mediatica ci pervade e ci appassiona.

Certamente grave e senza senso apparente è stata la decisone di quest’uomo, che non appare giovanissimo nel video, che avrebbe deciso di far fuori così, peraltro attraverso uno strumento di tortura quale è rappresento l’avvelenamento, dei gatti che circolano liberamente nelle nostre strade, sui nostri tetti e nei nostri cortili: ma è possibile allo stesso tempo giustificare una violenza verbale dai toni così elevati ed esacerbati?

Non ci sono le leggi? Non ci sono i giudici? Non c’è Dio?

Ma cosa ha smarrito l’essere umano per essere giunto a tutto questo? Cosa è andato storto nell’evoluzionismo per sopportare sia il presunto torturatore di animali e sia quelli che dente per dente ne auspicano una morte atroce?

Giocare con una testa mozzata a pallone sembra la scena di un film dell’orrore che ci tiene svegli una notte intera. Neanche in riferimento all’assassino di Noemi a Specchia di qualche giorno fa ho letto commenti così racapriccianti.

Altro che l’Inquisizione, qui si è molto più avanti.

Vi confesso che ho più paura di questi commenti e di questa violenza sbandierata sui social che non del povero imbecille che avvelena i gatti.

Rispetto gli animali e ne perseguo una vita dignitosa e priva di violenze gratuite inaccettabili, ma rispetto anche l’uomo che dovrebbe, proprio per la sua capacità di discernimento, capire quando è il caso di moderare, quelli si, gli istinti animali da cavernicolo.

Mi auguro che se colpevole, il presunto avvelenatore di gatti sia perseguito e paghi per il misfatto ma al tempo stesso mi auguro che anche gli autori di questi commenti siano alla stessa stregua fermamente condannati e perseguiti.

La legge è legge, per tutti.

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