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Giuseppe Nitti: assalto francese e ritirata spagnola?

Per l’adozione della ‘Carta di Pisa’ non serve una seduta di consiglio comunale, ma semplicemente un provvedimento del sindaco o della giunta. Sono trascorsi più di 3 mesi dall’insediamento del sindaco e nessuna iniziativa seria è stata attivata al fine di adottare ufficialmente la ‘Carta di Pisa’”.

Era il 1° dicembre del 2015 quando Giuseppe Nitti, un consigliere comunale di un paesello di provincia a sud est la grande metropoli, vibrava le sue dichiarazioni alla stampa.

La ‘Carta di Pisa’ – specificava sempre l’allora consigliere Nitti – è stata integrata nel 2014 da ‘La Carta di avviso pubblico’, documento che rappresenta un codice etico di comportamento trasversale che integra la ‘Carta di Pisa’ con gli ultimi provvedimenti normativi antimafia e anticorruzione”.

E visto che l’allora sindaco Vito Cessa, e la giunta, non ci avevano ancora pensato era lui che, inforcati gli occhiali, imbracciata la penna e cavalcato la carta, aveva provveduto a formalizzare la richiesta da presentare in consiglio comunale per inchiodare alle proprie responsabilità (politiche, naturalmente) il sindaco e la sua amministrazione “imponendo” l’adesione a quel codice etico baluardo al clientelismo e al conflitto di interessi per una politica pulita e trasparente.

Oggi che di mesi ne sono trascorsi venti da quando quel consigliere di provincia è riuscito a portare la fascia, cosa è successo all’homo politicus Giuseppe Nitti tanto da fargli credere che quanto professava e dichiarava a proposito di una politica pulita che tenesse fuori il malaffare siano diventate solo uno sbiadito ricordo? Quali i motivi di questa metamorfosi che da unico e solo protagonista della liceità lo inducono a traccheggiare sulla necessità di aderire a quel documento etico per una politica pulita e trasparente contro il clientelismo, il conflitto di interessi e le regalie?

E così, nonostante di sollecitazioni ne abbia ricevute parecchie (vedi le due interrogazioni-interpellanze di Palmieri), sentendosi probabilmente l’unico garante insindacabile e riconoscibile ed unico responsabile per gli atti dei suoi assessori, della sua maggioranza, dell’intero consiglio comunale, rimane perplesso e non propenso ad aderire ad una serie di norme che impegnano non solo i Comuni, come nel nostro caso, ma anche le Provincie e le Regioni, nel diffondere i valori della legalità e della democrazia.

Ed è per questo che Andrea Palmieri, PD, Antonello Caravella e Giuseppe Patrono, M5S, Nicola Guerra, Gruppo Misto, Monica Portaccio ed Agostino Mirizio FI – FdI, hanno congiuntamente presentato una mozione affinché i dettami di Avviso Pubblico (Carta di Pisa) approdino in consiglio comunale per far conoscere finalmente a tutti che posizione vorrà assumere il sindaco, i suoi assessori e la sua maggioranza di governo cittadino quando si parla di legalità e di rispetto delle regole che tengano il malaffare alla porta.

Considerato che in vaste zone del paese, scrivono i sottoscrittori della mozione, un vero e proprio “contropotere” criminale si oppone alla legalità democratica, che l’influenza delle organizzazioni criminali non è più limitata alle tradizionali zone d’insediamento, che il Coordinamento della Rete di Avviso Pubblico in modo esplicito, lancia l’allarme rispetto alla necessità di “fermare l’assalto delle mafie ai Comuni Pugliesi”, che il territorio di Casamassima non è esente dalla presenza della criminalità organizzata, più volte colpita da numerose operazioni delle Forze dell’Ordine e dalle confische di beni appartenenti ai clan, che le mafie non sono dunque solo un problema di ordine pubblico, né costituiscono un pericolo solo per le regioni meridionali e riconoscendo che all’interno delle istituzioni le amministratrici e gli amministratori collocano il bene comune al di sopra delle proprie posizioni si chiede di aderire all’Associazione di Avviso Pubblico.

Anche il Presidio Libera di Casamassima, rappresentata a livello nazionale da Don Ciotti ed a livello cittadino da Nicoletta Lilli, attraverso una lettera pubblica indirizzata al sindaco, agli assessori e ai consiglieri comunali, affermando che per rafforzare la cultura della legalità ed il perseguimento del bene comune sia indispensabile promuovere la legalità e la trasparenza negli enti locali con una gestione virtuosa degli appalti e degli incarichi pubblici attraverso la gestione virtuosa di ogni altra attività amministrativa, chiedono che anche Casamassima, così come hanno già fatto molti comuni della provincia, Adelfia, Acquaviva delle Fonti, Bitritto, Bitonto, Capurso, Gioia del Colle e Giovinazzo voglia prendere in seria considerazione la possibilità di aderire alla rete di Avviso Pubblico e di adottare tutti gli atti conseguenti.

Nel frattempo oggi, a Cellamare, Puglia sotto tiro – Fermiamo l’assalto delle mafie ai comuni pugliesi, un incontro pubblico per testimoniare la lotta alle varie mafie che inquinano la convivenza civile.

In copertina il post Facebook di Giuseppe Nitti del 1° dicembre 2015 in cui annuncia l’approdo di Avviso Pubblico in consiglio comunale.

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