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Giuseppe Nitti sindaco, e poi Nicola.

Bastano amicizie di peso per diventare sindaco? Certamente no; ci vuole prima di tutto uno spiccato senso delle istituzioni, accompagnate da doti di amministratore imparziale ed obiettivo sempre al servizio della collettività e non di qualcuno a scapito dell’altro. Questo è lo spessore politico richiesto per diventare sindaco e non certo le amicizie che contano e che all’occorrenza, però, si possono tradire al primo venticello sfavorevole.

E lo spessore politico si guadagna sul campo, sporcandosi le mani. Passare dalla maggioranza all’opposizione per poi ripassare alla maggioranza come se si trattasse di un balletto al Bolshoi solo perché presidente del consiglio non si è diventati. Fare una guerra senza tregua per aderire alla legalità della Carta di Pisa e poi aspettare quasi due anni per dire che ci si sta pensando, ma che sarebbe meglio di no.

Inondare organi sovra comunali di incartamenti che mettono in luce la cattiva amministrazione del sindaco che si è voluto defenestrare e poi dimenticare i propri di atti una volta che quel traguardo si è raggiunto.

Avvalorare forse (o certamente?) la presentazione di liste politiche ad organi superiori da parte di soggetti che solo sino a qualche giorno prima, volendo aprire le scatolette di tonno disprezzando il ciambotto, oggi in quella scatoletta scoprono che il ciambotto poi tanto male non è.

Diventare l’idolo di peones che arrivando ad infangare se stessi riescono a sputare nel piatto di chi, dando un nome ed un cognome a quel granello di sabbia, gli ha fatto credere che in fin dei conti non era una nullità in quel deserto.

Spessore politico che si conquista anche attraverso la denigrazione continua e ripetuta, sino al punto di delegittimare l’avversario politico o chi criticando il suo operato ne fa rilevare l’incoerenza, facendo credere che a lui, cristo incarnato, nulla può essere obiettato sino al punto di farlo credere lo zar di Russia personificazione del dio in terra.

Spessore politico che si tocca con mano allorquando, di fronte all’interrogativo se siano o meno seguaci di Salvini quei due assessori da lui nominati si scopre che loro, giurando sul cuore immacolato di Maria, mai si sarebbero sognati di aderire a quel partito. E dopo aver letto e visto quanto un rappresentante politico non certamente di secondo piano quel partito movimento, peraltro primo omaggiatone del sindaco, dichiara pubblicamente, avere l’ardire, come un San Pietro qualsiasi, rinnegare la partecipazione fattiva a quel genere di politica, giustificando la presenza solo ed unicamente perché l’amicizia fraterna è tanta visti i pranzi conviviali in famiglia.

E così mentre Liliana Segre parlava in quel Parlamento Europeo in cui tutti hanno sentito il bisogno di alzarsi in piedi per rendere testimonianza e omaggio condannando il massacro dei milioni di morti bruciati perché diversi, il consiglio comunale del paesello discuteva se fosse possibile che assessori potessero occupare o meno quei posti all’interno delle istituzioni vista la politica di odio e di denigrazione continua del diverso che reputa non criminale l’uso del citofono alla pari di quelli che vendevano il loro vicino di casa solo perché ebreo, gay, comunista o rom.

Perché i lager non rappresentano il punto di partenza, ma bensì l’arrivo se non si dovesse porre argine immediato ai citofonatori pazzi compresi i loro seguaci.

E non facendo parte di quella miriade di Comuni sparsi nella penisola che in segno di rispetto fondando i convincimenti sull’antifascismo della nostra Carta Costituzionale, riconoscevano la cittadinanza onoraria alla Segre, ci si incespicava su ipotetici “delitti” pregressi che giustificavano vergogne attuali.

Patetica e puerile la giustificazione del giovane sindaco Giuseppe Nitti che consigliava il silenzio al consigliere Andrea Palmieri vista la sua anitra zoppa che consentì al candidato sindaco perdente di divenire Presidente del Consiglio Comunale. Non solo puerile e patetica, ma anche profondamente vigliacca in quanto, nonostante il Prof. Vito De Tommaso sia ancora presente in quell’aula, il giovane sindaco che oggi ne ha preso il posto, si guardava bene dal nominare forse per paura della notte che si avvicinava e che regala incubi ed insonnia.

E ci voleva il Palmieri, per ricordare che il Professore, non nascondendosi, sapeva perfettamente la differenza fra una carica istituzionale di garanzia, la presidenza del consiglio comunale, da una, pardon due, all’interno dell’esecutivo (giunta comunale). E se noi, che abbiamo avuto la sfortuna di studiare il diritto su wikipedia o sulle dispense della scuola elettro di Torino in offerta speciale nell’edicola sotto casa la differenza la capiamo ci pare assurdo che un accademico non la comprenda. Come ci appare incomprensibile che il giovane sindaco non ricordi la candidatura dell’assessora da lui nominata nella Lega Nord di Salvini nelle scorse politiche e la presenza imbarazzante del segretario cittadino di quel partito e di un referente di spicco sempre all’interno delle sue liste alle amministrative.

Civismo 4.0, lo definisce Palmieri: troppi piedi avendo non sufficienti scarpe per contenerli lo definiamo noi.

E mentre il giovane sindaco ancora non ricorda le sue lettere appassionate contro il ministro dell’istruzione leghista, dichiara, visto che lui civico è, che non gli interessa cosa facciano o dicano o professino i suoi assessori fuori dal comune svestiti i panni assessorili, perché tanto lui alle prossime regionali ad Emiliano deve votare e che la preferenza a Francesco Crudele la deve indirizzare, nuovo suo pigmalione politico.

Peccato per lui che Emiliano e Crudele antifascisti siano reputando la Lega ed i leghisti lontani da loro anni luce viste le aperture continue e lo sdoganamento al razzismo e al fascismo del terzo millennio che Salvini & c. perpetuano senza vergogna.

Annotazioni di storia.

Nicola II Romanov, per Grazia di Dio, Imperatore e Autocrate di tutte le Russie, fu l’ultimo zar.

Comandò ed impose le sue scelte lasciandosi guidare dall’amico fidato Rasputin che venne ucciso dai suoi oppositori perché poco incline a riconoscere democrazia. Nicola troppo tardi tentò di porre rimedio non riuscendo a salvare la propria famiglia che barbaramente venne trucidata aprendo la strada alla rivoluzione.

(In copertina una foto di archivio che ritrae Nitti, la sua giunta e la sua maggioranza)

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