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Come gli inglesi in fila alla fermata del bus.

Sarebbe interessante analizzare in quale misura i sistemi di comunicazione di massa lavorino al servizio dell’informazione e in quale misura al servizio del silenzio. Sono più le cose che vengono dette o quelle che vengono taciute?
(Ryszard Kapuscinski)

 

Metti che un giorno ti finiscono le buste per la raccolta differenziata.

Metti che scopri di essere così affezionato/a a quelle buste che senza non sai stare.

Metti che ti dicono che se non paghi all’Azienda incaricata del ritiro della monnezza il costo delle buste, non te ne danno.

Le buste le devi pagare. E basta.

Metti pure che, con l’anno che volge al termine, l’Azienda ti debba mettere nelle condizioni di fare la scorta di buste per l’anno prossimo venturo così tu, beato e contento, potrai raccogliere la plastica con la plastica, le valve del mytilus galloprovincialis (la cozza, che credete) con la cozza e l’indifferenziato con l’indifferenziato.

A questo punto ti viene incontro il comune del tuo paesello (Casamassima) che concede una sua stanza, quindi di tutti noi, senza spesa alcuna per l’Azienda incaricata della raccolta porta a porta, che ti consegna il kit necessario per sopperire a quella voglia smisurata di tutti noi che abbiamo nel conservare quelle buste giallognole, verdognole e pochissime di quelle violacee da riempire che è una gioia che per niente al mondo rinunceremmo di provare.

Metti che ti dicano che ti devi presentare lì, lavato, pettinato e vestito di tutto punto, con in mano la tua bella tessera, tipo quella sanitaria, e che lì, finalmente, ti sarà concesso il lusso di ricevere quella quantità industriale di buste che per una anno intero ti dovranno bastare, altrimenti devi pagare per ricominciare il girone dantesco.

Metti che una mattina vai al luogo convenuto e vista l’enorme coda di papà, mamme, zii, nonne, cugini, amici e affini incolonnati per ricevere quella manna senza uguali rappresentata dalle buste colorate, decidi che non hai tempo e che ti rimane solo di ripassare in un altro momento.

Metti che ripassi, magari nel pomeriggio sperando che la coda si sia dileguata ma ti accorgi che invece di essere diminuita è aumentata.

Metti che sgattaiolando come un’anguilla superi tutta la coda per presentarti al tavolo allestito in quella stanza, per vedere come vanno le cose.

Metti che vedi due ragazze. Una che prende le buste da cartoni più alti di me e l’altra che annota su un brogliaccio strani numeri.

Metti che preso da sconforto e da noia mortale e rabbia per aver visto Zia Rosa, ottantenne in coda appoggiata alla ringhiera che già stanca sta, cominci a gridare all’indirizzo di quelle ragazze chiedendo:

Ma perché mai non siete voi a consegnare direttamente al domicilio di ognuno di noi le buste kit per la raccolta invece di obbligare noi a queste file sovraumani?

Metti che queste ragazze, guardandoti in viso con la voglia di vederti agonizzante in terra perché disturbi il loro lavoro ti rispondano:

Ma egregio signore, se dovessimo essere noi a consegnare le buste al suo indirizzo, il servizio costerebbe di più? Lo sa lei?

Metti che ti accorgi che queste ragazze che, non si sa se dipendenti dell’Azienda, non si sa con che tipo di contratto, con che busta paga, né con quale qualifica, né se mai un corso prima di mettersi di fronte al pubblico qualcuno lo abbia imposto, il Contratto di Appalto per la Nettezza Urbana ed interurbana non l’hanno letto.

E si, non l’hanno letto, come non l’hanno letto i cittadini ignari che pagano si, ma che appunto ignorano. Ignorano che la consegna delle pattumelle iniziali con i relativi kit doveva essere eseguita dall’Azienda casa per casa e che non avrebbero dovuto anche lì sobbarcarsi quelle code sotto il sole, sotto la pioggia, sotto tutto, pur di entrare in possesso di quei bidoncini che se li metti in soggiorno sei contento assai.

Metti che non riesci a capire perché mai quel contratto di appalto, quella Relazione Tecnico-Illustrativa, quel Progetto Gestionale Tecnico Organizzativo di Dettaglio dei Servizi Oggetto di Appalto, non sia mai stato reso pubblico.

Metti che forse capisci che se i cittadini fruitori e pagatori sapessero potrebbero incaz.., pardon, incavolarsi.

Metti poi che scopri, che in un altro paese, a Turi, non paesello come il nostro, facente parte anch’esso del tuo stesso ARO 5, la canzone è diversa.

Metti che scopri che in questo paese ad una decina di chilometri o poco meno da te, se vuoi le buste basta recarsi davanti ad una macchina distributrice e passata sul lettore ottico la tua tessera ARO identificativa, uguale uguale alla nostra, spingi in tasto 1 per le buste dell’organico e quella te le da.

Spingi in tasto 2 per quelle gialle e lei, magnanima te le da.

Questo il video che sta circolando sui social.

Non ci sono code, puoi andare quando vuoi e probabilmente il comune non ci rimette neanche il locale a disposizione.

Metti che scopri tutto questo ma tu decidi, nonostante tutto, che pagare senza battere ciglio sia la soluzione ideale.

Pure noi come gli inglesi in fila alla fermata del bus.

A proposito, del Centro Comunale di Raccolta ancora nulla all’orizzonte.

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