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Guardo la pelle di mia figlia è scura, eppure se la tocco è uguale alla mia, Santo Padre…

Caro Santo Padre,
chi ti scrive è una mamma. Una mamma che ha aperto il ventre per accogliere una vita, e il cuore per accoglierne un’altra dall’Africa.
Ti scrivo perché il sette luglio sarai a Bari, nella mia città, e andrai a pregare sulle reliquie di Nicola, un santo nero arrivato da lontano su una barca che non naufragò, amato e venerato a Bari e nel mondo. Che se non fosse stato santo e fosse sbarcato di questi tempi sulle nostre coste sarebbe stato un migrante.

E non sarebbe stato né riconosciuto, né accolto, né amato.
Ma si amano i santi, e talvolta si odiano i vivi
In questi giorni di deriva razzista, di intolleranza, di emarginazione, giorni pesanti di morti annegati, pesanti di odio, siamo in tanti a batterci affinché non si dimentichi che siamo tutti fratelli nell’umanità. Come arma abbiamo solo la nostra parola e le nostre opere, ma non bastano contro questa barbarie di sentimenti. E ci stupiamo sempre più spesso nel constatare quanto certe forme di intolleranza e di rigetto arrivino proprio da gente che si professa cattolica.

Santo Padre, in questo momento solo la tua voce può alzarsi, forte e potente, e contrastare il clima di indifferenza e di odio in cui ci troviamo a vivere, e che ci porta a temere la disumanità del nostro vicino, non lo straniero dei gommoni.
Sabato ricorda, se puoi, a coloro che pregheranno con te e ti ascolteranno, che non si può far parte dell’umanità se non ci si riconosce fratelli nella stessa umanità.
Ricorda, se puoi, che non ci sono compromessi nella fede e nell’amore. E che Dio guardandoci e amandoci non vede il colore, la lingua, la religione, ma vede solo i suoi figli, e ci insegna a fare così, a guardarci l’un l’altro come fratelli.
Ricorda, se puoi, che ai fratelli che soffrono o sono in pericolo, si tende la mano, non la si nega, non la si allontana.
Ricorda, se puoi, che in quei barconi c’è il figlio dell’Uomo, e che continua a morire, non in croce ma annegato, perché non lo abbiamo riconosciuto, aiutato, accolto…

Guardo la pelle di mia figlia è scura, eppure se la tocco è uguale alla mia, Santo Padre…

E io voglio consegnare a mia figlia, a mio figlio, alle generazioni che stanno crescendo un mondo in cui la pace e la fratellanza dei popoli non restino parole ingombranti ma un diritto riconosciuto e rispettato.
Grazie Santo Padre

Patrizia Altini

la madre di una ragazza adottata in Congo

 

Aggiornamento 26 luglio 2018:
La lettera è stata pubblicata anche da Famiglia Cristiana

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