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I 3 cazzavoni.

E’ bastata una tiepida giornata di sole invernale per farli venire fuori quei 3 «cazzavoni» che fino ad oggi, portandosi soli soletti la casetta dell’ipocrisia e dell’opportunismo sulle spalle, non avevano avuto ancora la fortuna di mostrare al mondo intero quelle cornette così simpatiche che ne adornano le testoline. I distinguo che da subito hanno messo in campo uscendo dalla lista che li aveva visti eletti consiglieri passando alle minacce pervenute via posta e con quei documenti vuoti e falsi hanno cercato, riuscendoci, di dettare loro le condizioni affinché il sindaco potesse continuare a vestire quella fascia tricolore. Ricatto, si chiama.

Nel nome della legalità, della trasparenza, della condivisione e della buona politica barattano la loro presenza favorevole a patto che l’assessora da loro designata sedesse a quella seggiola, senza che partecipasse ai tavoli di giunta ed in più si “guadagnasse” lo stipendio fatto di soldi pubblici.

Loro, i «cazzavoni»  in consiglio “comandati” dal capo branco «cazzavone» dietro le quinte, che dietro non sono più, a dettare l’agenda per una fantasmagorica voglia di contrattare, apparire, incidere su tutto quello che a parole deprecavano e disprezzavano mettendolo in pratica con l’agire quotidiano. Servirsi del sacro nome del sindaco e della sua lista per subito dopo tendergli la trappola dell’inganno.

Questo hanno realizzato i «cazzavoni»  che oggi finalmente sono venuti allo scoperto con questo sole che tutto illumina con il suo fulgore. Peccato che il sindaco non abbia nessuna voglia di smascherare tali individui che sicuramente danni hanno portato e portano al paesello con il loro modo rabberciato di porsi anche attraverso commenti scurrili e da osteria: quella stessa osteria che vivono quotidianamente.

Ma che altro vogliono i «cazzavoni»?

Non gli è bastata questa figura così piccola e meschina per indurli all’oblio?

E cosa faranno quando dovranno necessariamente abbandonare quella seggiola?

Quando non potranno più chiedere e ottenere?

Quale la posta in gioco?

Ma è il capo «cazzavone» che dovrà dimostrare cosa sarà capace di ottenere domani quando il sindaco da loro sostenuto non sarà più sindaco e dovrà essere lui in prima persona, senza nickname da ragazzino viziato, a chiedere il voto per continuare l’avventura dei cinque minuti di notorietà. Che fortuna ha avuto il «cazzavone» gigante: aver trovato il piatto pronto con due «cazzavoni» in cerca di gloria presenti in consiglio e con altri disponibili a subire l’onta della vergogna sulla propria pelle pur di tenerlo contento, ma per cosa?

Signor sindaco, mandali a casa.

E’ vero, andresti a casa anche tu, ma fallo per il paesello a sud est: liberaci da sta gente ….. cazzavona.

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