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I pupari

L’unica cosa che potrebbe avere affinità con Todo Modo di Sciascia è il luogo dove simili trame si realizzano e prendono forma. Potremmo dire che la politica del paesello a sud est prende forma nei meandri di un sottoscala contribuendo  a rendere l’atmosfera più cupa e funesta. Ma mai incomprensibile. Ed il tutto avviene, come in Sciascia, mentre al di fuori è in atto un’epidemia, ma che, contrariamente alla trama immaginata dall’autore siciliano, non miete vittime: non si vede la morte di uomini, donne e bambini, ma la morte delle coscienze.

Tra un sindaco senza la minima propensione al “comando” e senza “attributi”,  con una maggioranza vittima di se stessa e del suo solo apparente immobilismo, si trascina da tempo la sopravvivenza di questa amministrazione ormai giunta al capolinea ma che le cuoia non le vuol tirare. Sarebbe difficile continuare a fare del protagonismo e tutti, sicuri di essere cacciati a pedate nel sedere per sempre dal palcoscenico, procedono stancamente rimandando la fine.

Difficile non mettere sul banco degli imputati questo sindaco che continua a vivacchiare in attesa che altri al posto suo prendano la decisione non più rimandabile di lasciare che il suo triste destino politico si concretizzi con quel ritorno alla vita comune, quella di tutti i giorni, magari solo con la massima responsabilità di andare a pagare la bolletta della luce di casa, quando arriva. L’errore è stato credere che la campagna elettorale potesse rappresentare la differenza con quell’inutile ed ipocrita cantiere e con quegli slogan buoni solo per nascondere nella nebbia  tutto quello che di vergognoso la vecchia politica nasconde.

Neanche l’ultima e veramente imbarazzante figura del sindaco nel convocare quella riunione di coalizione, disattesa ed annullata all’ultimo minuto,  per tentare di animare un corpo senza vita, inutilmente, è riuscita nell’intento di spalancare le porte a quella decenza, almeno politica, mai raggiunta.

E così i “giochetti” squallidi del palazzo raggiungono l’apoteosi dell’indignazione. Assessori che, nonostante riscuotano regolarmente lo stipendio, risultano assenti dal tavolo delle Giunte Comunali da quasi due mesi. E la Giunta Comunale rappresenta il momento di maggior respiro per la politica, per le scelte che un’amministrazione possa fare. E’ se è vero che in quella sede si adottano tutti gli atti idonei al raggiungimento degli obiettivi e delle finalità dell’ente nel quadro degli indirizzi politico e amministrativo generali e si esaminino collegialmente gli argomenti da proporre al consiglio comunale, il non partecipare ai suoi lavori è di una gravità inaudita.. Però, Francesca Barone, assessora ed espressione di quella forzata quanto falsamente presa di posizione da parte di Stefania Verna e Donato Fortunato per una politica a loro dire più partecipativa e coerente con il programma elettorale di governo, ma solo a parole, vorrebbe convincere la platea che il non partecipare alle sedute da circa due mesi dovrebbe dimostrare a chi la osserva e che non dimentica, che le battaglie politiche possano essere fatte così impunemente sulle spalle dei cittadini che delle risposte pretendono.

Esigere di essere riconosciuto il ruolo di fustigatrice di un’amministrazione assente e pasticciona disertando il momento di più alto significato politico ed amministrativo, le giunte comunali, continuando a percepire regolarmente lo stipendio,  mi sembra nasconda con il pannicello caldo dell’ipocrisia e dell’opportunismo e della convenienza un comportamento non assolutamente condivisibile.

Anzi, da denunciare con foga e ribrezzo.

Si dimettesse la Barone se la volontà vera di denunciare l’immobilismo del sindaco è vitale per le sorti del paese. E delle sue.

Ma dovremmo parlare anche, per completare il terzetto, anche del pigmalione  F.B.  che continua dall’esterno (?) a consigliare la linea ed a tenere occupato l’ego smisurato di un sindaco vittima di se stesso. E così anche se non nominato mai apertamente, ma di cui nessuno  mai ha messo in dubbio il suo peso decisionale, compare e attraverso riunioni compila l’agenda.

Bastasse solo questo per delimitare il campo d’azione di un sindaco vittima egli stesso di quella voglia da fascia che tanti danni sta procurando alla collettività, sarebbe insopportabile, ma l’orizzonte è più cupo di quello che sembra.

Quella lettera e quell’uscita della Arianna Zizzo dal gruppo PD in consiglio, ha portato con sé la nascita di una nuova figura referente, di un nuovo consigliere personale, quel E.P. che siede al tavolo e che anch’egli, investito di una rappresentanza che non ha, ma che gli viene riconosciuta da un sindaco mancante e voglioso di essere detronizzato, a dettare anch’egli la linea politica. Se poi volessimo continuare potremmo anche ricordare che dal primo giorno la presidente del consiglio, uscita dalla lista che l’aveva voluta candidata sindaco, si è ritagliata lo spazio politico in cui crede di agire portando alle decisioni che contano il proprio referente consigliere personalissimo indiscusso che risponde la nome di F.L. che riveste anche, crediamo, il compito di guidare la neonata e frettolosa lista a personam della Ferri.

Quindi, non rappresentati i partiti o le liste di questi candidati, peraltro tutti di una maggioranza solo sulla carta, ma i referenti propri dei consiglieri, nati dopo la competizione elettorale del 2015 che ha visto sedersi allo scranno, chi basso e chi alto, coloro i quali hanno mandato in frantumi le promesse false elettorali, (quelle servivano solo per prendere voti), e “barattare” il proprio consenso servendosi di terzi attori apparentemente non protagonisti, ma che vi assicuro, e anche molto, nello scenario politico del paesello a sud est contano e vogliono contare.

Tutti e tre i referenti politici rappresentanti personali, sarà sicuramente un caso, espressioni di organizzazioni sindacali.

Se non sia in prima persona il sindaco responsabile di questo mercimonio che è diventato la rappresentanza politica lo lascio giudicare a voi, ma le sue di responsabilità sono immani e colpevolmente accertate senza dubbio alcuno.

Su questi tavoli con ognuno che rappresenta se stesso e con ognuno di questi con al guinzaglio il personale inseparabile referente politico, chi avrà cura di consigliare loro tutti circa  gli interessi del cittadino che in strada aspetta ancora che si risolvano gli annosi problemi?

Sino a quando Casamassima permetterà tutto questo è difficile comprenderlo come è difficile comprendere se questi rappresentanti esterni consiglieri personali referenti non più sconosciuti ai più vogliano veramente e siano messi li a baluardo di interessi che sarebbe difficile credere non di una parte a scapito di un’altra.

Anche il partito più “grosso”, più organizzato, con più peso specifico di questa amministrazione, il PD, esce frantumato nelle intenzioni e nella voglia di dare un segnale positivo alla collettività. Anche’esso, non sappiamo se vittima o artefice di un  sindaco “sceriffo” di noi altri, assente ed incapace di saper imporre o proporre un’azione politica ad ampio respiro lo sta portando, insieme al suo sindaco intoccabile, verso l’oblio che meriterebbe di vivere nei prossimi 50 anni. Un quadro politico desolante e vergognoso sta portando il paesello nel periodo più triste e tetro che Casamassima abbia mai potuto vivere e non basteranno le giustificazioni dei cugini ad allontanare il sospetto che peggio di così sarebbe solo il continuare.

Riprendiamoci le chiavi della città.

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