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Il coronavirus ci fa (ri)scoprire l’educazione.

Oramai non si parla d’altro. Anche le chiacchiere da bar, lasciando da parte quelle gambe da urlo che ogni mattina si affacciano al bancone per quel cappuccino macchiato chiaro, hanno come unico e solo argomento quello strano virus venuto dall’altra parte del mondo e che oggi un Brambilla qualsiasi in doppio petto blue si è preso la briga di trasmettere in tutto il regno Lombardo Veneto.

Prima il nord!

E così, dimenticate le centinaia e forse migliaia, ma sono milioni in realtà, di morti giornaliere per l’influenza «normale», o per i tumori del sistema linfoemopoietico, dello stomaco, del fegato, melanoma e altri tumori maligni della cute, mammella, utero, tiroide e leucemia, linfoide e linfoblastica acuta che affliggono Taranto e la cosiddetta Terra dei Fuochi passando per quelli morti a causa della mancanza di cibo, tutta la nostra attenzione è riuscire a capire come diavolo si faccia, nel 2020, a vivere senza avere almeno una confezione di amuchina in casa che per lavarsi le mani non se può fare a meno.

E sperando di scoprire che il virus con gli occhi a mandorla a cui piace sorseggiare la birra si decida una buona volta a colpire i bambini e quelli che non hanno risvolti pregressi nella loro anamnesi, le nostre giornate passano uguali una dopo l’altra, sbattuti sul divano, rintanati in casa, ma solo dopo aver saccheggiato il supermercato sotto casa rigorosamente indossando la mascherina, con il telecomando in mano per ricercare qua e là la notizia catastrofica che più ci piace.

Ed appare del tutto irrilevante sapere che, tralasciando tutte le altre percentuali che ricordano tanto i prefissi telefonici, solo il 14,8% degli anziani che superano gli 80 anni di età potrebbero non avere gli “anticorpi” necessari per debellare il male oscuro, perché ormai gli untori della psicosi collettiva hanno rotto l’incantesimo in cui ognuno di noi viveva e che gli faceva credere che quelli con il barcone venivano tutti di qua per trovare pezzi di ricambio per il proprio smartphone.

E così, dopo aver rotto in testa la bottiglia al cinese che in quanto cinese quel virus per forza deve averlo e dopo aver preso a schiaffi la moglie di Brambilla che un colpo di tosse aveva fatto in pubblico, non ci resta che convivere con questo nuovo amico che si annida in quelle goccioline di saliva che senza la maschera ti entra in circolo e ti distrugge isolandoti.

Ma oltre queste nefandezze che solo Manzoni è riuscito a descrivere alla perfezione anche se mai le ha vissute, dobbiamo riconoscere che il coronavirus ha fatto rinascere in tutti noi, specie in quelli che ne avevano smarrito la strada, le regole della buona creanza e dell’educazione finalmente ritrovata.

Avrete notato certamente che sono diminuite in maniera esponenziale le strette di mano; quel contatto, a volte untuoso e molliccio che affollava le nostre giornate con quell’incontro improvviso in piazza o alla posta, si è svuotato di quell’inutile orpello che vedeva le mani congiungersi. Ed accanto alla stretta di mano, scomparsa persino in chiesa allorquando il prete sentenziava «scambiatevi un segno di pace», è scomparso del tutto anche il canonico bacetto giudesco, ora a destra e ora a sinistra, che tanto meridionale fa il nostro modo di vivere.

Qui al sud!

Anche conservando mediamente i due metri di distanza e anche di più dal nostro interlocutore che ancora senza mascherina si presenta all’appuntamento, abbiamo messo in atto finalmente quella forma di educazione che impone la distanza come quella che dovremmo alla regina Elisabetta se un giorno Boris Johnson ci desse la possibilità di tornare in England.

Ma la goduria che anche i ricci in calore schiacciati con il sederino dei sovranisti stanno vivendo in questi giorni è che quel ticchettio ripetuto e costante ora sulla spalla, ora sul petto, ora sul braccio che quell’antipatico di mio cognato Trombetta mi fa continuamente ogni qualvolta un fatto mi deve raccontare, è morto e sepolto.

(Clicca sull’immagine per vedere che combina mio cognato Trombetta quando mi parla)

Ma la distanza finalmente riconquistata la stanno assaporando anche i clienti che, come se non bastassero i pettegolezzi che il barbiere di fiducia dispensa ogni qualvolta il ciuffo dobbiamo raddrizzare, ci alita dentro l’orecchio quello che la badante ungherese si inventa quando il “vecchio” in campagna va.

(Il barbiere al tempo del coronavirus)

Non sappiamo se, causa inattività forzosa da virus girovago, anche le attività di coppia siano state compromesse. A questo proposito, zia Rosetta, che di anni ne ha 95 e che il vaccino contro l’influenza, almeno quello, lo ha regolarmente fatto anche quest’anno, chiamata per un consiglio mi ha inviato via uozapp una foto che la ritrae con la mascherina quando aspettava il combare che il pastore faceva di professione.

(Zia Rosetta che consiglia alle donne di indossare sempre la mascherina, anche in quei momenti lì, al tempo del corona virus)

(Qui Zio Minguccio che non ha capito ancora che tipo di mascherina mettere)

Per concludere, che dire: siamo oltre 7 miliardi su questa Terra, ma se continuiamo così c’è ne vorrà di tempo ……..

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