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Il giudice dà ragione a Orofino Mimì: la notizia era falsa.

La vicenda ebbe inizio il 9 aprile 2011 quando Marilena Rodi firma un articolo pubblicato su La Voce del Paese edizione di Casamassima dal titolo: Castello, i pezzi mancanti scippati alla storia – Se dagli atti emerge un chiaro abuso di fatto si tratta di sottrazione indebita.

 

Dal suddetto articolo, facendo riferimento alla presunta sparizione dello stemma e del rosone del Palazzo Ducale, conosciuto da tutti a Casamassima come il Castello, si faceva intuire che quel rosone fosse ritratto in una foto a corredo dell’articolo, sistemato nel giardino di una villa del paese.

Quel giardino e quella villa dove si denunciava fosse stato sistemato quel rosone appartenevano a Orofino Domenico Antonio, conosciuto da tutti come Mimì, già consigliere comunale, assessore e sindaco di Casamassima.

 

Quella ritratta in foto, come ha poi confermato il processo a carico del Direttore della testata Nicola Teofilo (la posizione dell’autrice dell’articolo Marilena Rodi la vedrà impegnata in un procedimento separato), era si una pietra scambiata per il rosone del Castello ma proveniente dalla Masseria Mofetta regalata dal proprietario, Novielli Nicola, all’amico Orofino Mimì.

Quindi la condotta penalmente rilevante dell’ex sindaco che l’articolo della giornalista faceva intendere era solo da considerarsi fantasiosa e nulla aveva a che fare con la realtà dei fatti. Come accertarono i Carabinieri Nucleo Tutela Ambiente N.O.E. di Bari, mai nessun rosone e nessuno stemma avevano impreziosito l’ingresso del Palazzo Ducale Castello di Casamassima. Determinanti e chiarificatrici anche le testimonianze di De Tommaso Vito Domenico, Laricchia Domenico che ha curato una pubblicazione sulla storia di Casamassima e quella di Montanaro Paolo.

Ed è per questo  che il giudice monocratico presso il Tribunale di Bari, condanna in primo grado Nicola Teofilo perché, nella qualità di Direttore Responsabile del settimanale cartaceo “La voce del Paese” – edizione di Casamassima ometteva di esercitare, sul contenuto del periodico, il controllo necessario ad impedire la divulgazione dell’articolo: “ CASTELLO, I PEZZI MANCANTI SCIPPATI ALLA STORIA”)…. pubblicato il 9 aprile 2011 a firma di Marilena Rodi dal contenuto diffamatorio nei confronti di Orofino Domenico Antonio….; e ciò, in quanto nel suddetto articolo l’autrice, facendo riferimento alla sparizione dello stemma e del rosone del monumento “finiti probabilmente nei giardini di qualche casamassimese”, pubblicava una fotografia che ritraeva una porzione del giardino di proprietà dell’Orofino, facendo intendere che l’Orofino si fosse appropriato di un bene pubblico di valore storico e culturale, fatto non rispondente al vero.

Quello che colpisce in questa vicenda è il perché un giornale, di fronte ad una notizia pubblicata dimostrata falsa sin dall’inizio, si sia rifiutato immediatamente  di rettificarla sottoponendosi al giudizio di un Giudice. Rettifica che sarà costretto a fare però, non solo su La Voce del Paese edizione di Casamassima, ma anche sulle pagine di La Repubblica Bari.

 

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