Loading

Il manipolatore emotivo.

Si aggira indisturbato per la città. Possiede un cane, come tutti, mangia il gelato, va in bici e va anche in vacanza. Spesso. Beato lui.

Le sue passeggiate quotidiane lo portano a percorrere strade in cui, a suo insindacabile giudizio, tutto è perfetto. Nessuno le imbratta con le carte o i mozziconi di sigaretta, nessuno si sognerebbe mai di giocare a pallone, nessuno mai troverebbe, neanche a pagarle, blatte o scarafaggi. Tutti impegnati a cospargere di profumo il cammino del cieco e sordo volontario per passione. Nessuno ha bisogno di aiuto nella città immaginaria del nostro eroe. Neanche le scuole sono esenti da lodi e riconoscimenti: sempre perfette, sempre pulite e linde e dove la carta igienica serve solo per gli esperimenti di chimica. La città ideale è quella che intravede fra una telefonata e l’altra e dove tutti al suo passaggio lo omaggiano inchinandosi al suo cospetto. Qualcuno toglie dal capo il cappello in segno di saluto. E di rispetto.

Ma, mai sia a contraddirlo.

Il suo stile è la minaccia e l’intimidazione.

Riesce suo malgrado a colpevolizzare la vittima allorquando lo sprovveduto viandante dovesse chiedergli qualcosa a cui lui non vuol rispondere o come spesso accade non sa rispondere.

Mai contraddirlo! E se vi dovesse capitare di farlo preparatevi a sorbirvi ore ed ore di lunghi discorsi di niente e morali strappalacrime in cui vi spiegherebbe per filo e per segno cosa sarebbe la vostra vita se lui non ci fosse.

Riesce ad ipnotizzare l’interlocutore facendogli credere che la vita senza di lui sarebbe la peggio vita. Che non avrebbe più quello che la sua magnanimità riesce ad elargire e che il non vederlo più impegnato com’è per il bene di tutti sarebbe una catastrofe.

Ha stile il nostro eroe. Da vendere.

Peccato non ci sia più nessuno disposto a comprarlo.

Quest’espressione da bravo ragazzo disorienta.

Sino a quando non lo conosci.

Lui, amalgamato fra l’uomo del mistero svelato, il mentore, l’altruista, l’amico di tutti, la finta vittima e il bugiardo patologico vive al sua vita al di fuori del mondo che lo circonda, credendo che i suoi occhi e le sue orecchie possano servire per tutti gli altri affinché  possano vedere e sentire quello che lui vede e che lui sente.

Il suo narcisismo che coltiva con garbo e amore come un vecchio cura i suoi ricordi, lo rendono insuperabile. Ineguagliabile.

Ma è quando si convince e vorrebbe convincere il mondo che lo circonda che lui è il migliore di tutti in quanto unico e speciale, che per tutti gli altri sono cataclismi. Con reazione ferma e decisa, con superbia e arroganza disprezza tutti quelli che lo circondano perché li ritiene responsabili dei suoi problemi. Ci rimane male quando non ottiene riconoscimenti, approvazioni e lodi al suo di operato ritenendo troppo poveri e quindi di non elevata condizione sociale i suoi detrattori. La sua opera, qualsiasi essa sia, potrà essere capita o sufficientemente percepita solo da coloro i quali hanno una elevata condizione sociale ed intellettuale. Vivendo di like, tutto gli sembra dovuto e sprezzante e furioso diventa quando qualche malcapitato ha il coraggio di portarlo alla realtà. Le sua relazioni amicali, volte tutte al conseguimento dell’obbiettivo che si è posto di raggiungere, possono subire scossoni, che il più delle volte sfociano in separazioni violente, allorquando l’amico scelto non serve più per il raggiungimento della soddisfazione raggiunta. E se con gli amici di una vita raggiunge punti di rottura insanabili, figuriamoci con quelli che amici non sono.

Sfruttatore indiscusso delle aspettative dei più giovani, che anche l’anima potrebbero donargli così come sono abbagliati dalla luce che emana il nostro imbonitore, sono le vittime preferite.

Con mancanza totale di empatia è incapace di riconoscere i bisogni degli altri che se non sono riconosciuti da lui stesso come degni di attenzione, vanno calpestati senza preoccuparsi del dolore arrecato.

La sua bramosia di successo, di potere e di fascino spesso lo porta ad essere assorto nei suoi pensieri invidiosi. Quando qualche volta è costretto a riconoscere meriti altrui, lo fa con malcelata rabbia ritenendo di meritarlo lui quel riconoscimento.

Tende, da quando si sveglia al mattino a quando Morfeo lo chiama a sé, di pensare ad un ipotetico contributo che gli possa venire dall’esterno come ad un’offesa a cui solo la lama della vendetta potrà porre rimedio.

Non ci possono essere paragoni.

Lui è il peggio di tutti.

Guardatevi le spalle.

Commenti

commenti

Rispondi