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Il questionario casamassimese sul PUMS.

I questionari non sono altro che una serie di domande le cui risposte da parte degli intervistati, rappresentano una base statistica su cui fondare azioni atte a capire quale l’orientamento su un determinato tema sociale, economico, di mercato oppure su una indagine di mercato.

E la nostra attenzione oggi si ferma ad analizzare quello proposto dal Comune di Casamassima che ha per tema il PUMS (Piano Urbano di Mobilità Sostenibile) che, nonostante rappresenti una fedele riproposizione di quello concepito da altri comuni italiani, ma che hanno almeno già predisposto un lavoro di base prima di interpellare i propri cittadini, non ci esime dal sottolineare aspetti che appaiono, a prima vista, incomprensibili.

Alcune domande proposte, la cui risposta è contrassegnata con un asterisco rosso che indica l’obbligatorietà nella risposta, potrebbero innescare una serie di possibili fraintendimenti, che inevitabilmente aprono una discussione che non può non coinvolgerci.

Lasciando in disparte le prime due, ovvie, sesso ed età, sono la terza, Condizione professionale *(Occupato, Studente, Casalinga, Pensionato, Disoccupato), e la quarta, Nel caso abbia risposto “Occupato/a” alla precedente domanda, specifichi *(Operaio, Impiegato, Artigiano, Dirigente, Libero professionista, Commerciante) a farci balzare agli occhi una differenziazione che non comprendiamo.

Considerato che parliamo di mobilità sostenibile e che fra i suoi «obiettivi principali figurano la riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico, una maggiore sicurezza, un miglioramento del paesaggio e della mobilità sostenibile», così come sostiene la pagina di presentazione dell’evento a cura del Comune, non si riescono bene ad inquadrare le domande e le relative risposte – obbligatorie – proposte dal questionario stesso. Sembrerebbe quasi di capire che la somma delle risposte date per esempio dai pensionati, dagli studenti, dalle casalinghe o dai disoccupati, siano su un piano differente da quelle date dagli occupati. Come se, per esempio, la percezione del miglioramento del paesaggio possa avere impressioni differenti se parliamo di pensionati o casalinghe oppure studenti a cui mancherebbero quelli dagli occhi blu o quelli che preferiscono gli short alla gonna.

Ma non si fermerebbe qui, la pretesa indagine statistica sulla riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico o sulla maggiore sicurezza proposta da tanti comuni italiani, compreso quello di Casamassima, perché le risposte date dai cittadini intervistati, potrebbero avere valenza diversa se a darle fossero, per esempio, fra gli occupati, i liberi professionisti, gli impiegati o i dirigenti per non parlare delle Ulla che popolano le nostre strade e che si vorrebbero far scomparire con un colpo di spugna.

E come se, analizzando le risposte si possano mettere su piani differenti i pensieri, le impressioni, le sensazioni e le idee di ognuno in base alla professione sottintendendo pesi differenti a seconda del mestiere o non mestiere che ognuno di noi fa. E se il mestiere o la professione con il relativo reddito prodotto celassero anche distinzioni fra vedute “povere” e vedute “ricche”?

E come mai poi, nessuno dei questionari sul PUMS che la rete ci propone, ha previsto una domanda che prevedesse di sapere quale il titolo di studio posseduto dagli intervistati?

Come se il conto in banca fosse il requisito primo richiesto e fosse di gran lunga più importante e alla base per emettere giudizi o pensieri rispetto al laureato in otto discipline tutte conseguite in università pubbliche, che solo per il fatto di essere il frutto dell’impegno di un figlio di un genitore povero sbattuto fuori dal mondo del lavoro, senza conoscenze che lo possano raccomandare all’uomo di rispetto del momento, non avesse titolo neanche a parlare.

Sarà stata una svista oppure la mancanza nel chiedere il livello di studi accompagnata dalle altre due implica altre riflessioni che ci sfuggono?

Atto di dolore e di pentimento.

Non siamo certamente degli esperti né di statistica, né di indagini di mercato, né di come debba essere formulato un questionario e per questo chiediamo perdono in anticipo e ci genuflettiamo a coloro i quali, cultori e studiosi del settore, hanno concepito e deciso quali le risposte obbligatorie a domande che appaiono a prima vista discriminatorie, e che nella nostra riconosciuta disarmante ignoranza e superficialità di giudizio abbiamo osato contestare, ma, rimanendo fermi sulla nostra convinzione pensiamo non possa avere nessuna valenza statistica nessun questionario che come prima domanda, ancor prima dell’età e del sesso, non chieda se il guanciale per l’amatriciana debba o no essere sfumato con l’aceto.

 

 

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