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Il razzismo italiano ha radici antiche.

Sono passati ottant’anni, ma sembra che la storia non abbia insegnato nulla. La “stirpe” da proteggere era quella “italica”: bisognava con ogni mezzo impedire che la malsana contaminazione rappresentata dalla “razza ebraica” e/o quella “africana” proveniente dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, venissero a contatto con quella della penisola, che nonostante anch’essa sul Mediterraneo si affacci, era (?) creduta “pura”.

Tutti i principali organi di stampa divulgarono la propaganda razzista, preparando il terreno al censimento degli ebrei e alle normative che li privarono dei loro diritti di cittadini, espellendoli dalle scuole e dai posti di lavoro pubblici. La Chiesa di Roma espresse alcune tiepide critiche, accompagnate dal riconoscimento che fosse comunque necessaria la separazione degli ebrei.

E quelle parole di odio echeggiano ancora oggi con quei censimenti che si accompagnano a quel “prima gli italiani” che incutono terrore.

Il 14 luglio 1938 rappresenta per il nostro Paese il giorno in cui si sprofondò nella più assoluta e totale vergogna. In quel giorno, anticipando di poche settimane la famosa e triste legislazione razziale fascista che arrivò a cavallo tra settembre e ottobre, Il Giornale d’Italia pubblicò il Manifesto degli scienziati razzisti passato alla storia come il Manifesto della razza. Firmato da alcuni scienziati e docenti universitari poco noti italiani, divenne la base ideologica e pseudo scientifica della politica razzista dell’Italia mussoliniana. Si afferma che le “razze umane esistono” e che esisterebbe pure una “razza pura italiana” e che “gli ebrei non appartengono alla razza italiana”. Da un punto di vista scientifico e morale, le considerazioni e lo “studio” farneticante di questi scienziati è completamente assurdo ed infondato anche se, a livello politico, permangono convinzioni che specialmente in questo ultimo periodo, a 80 anni di distanza, alcune forze politiche perseguono ancora per parlare alle pance della gente.

 

E per i pochi nostalgici che la storia ha spazzato via, ricordiamo che La difesa della razza, una rivista diretta da Telesio Interlandi, e che uscì per la prima volta il 5 agosto 1938 sino al 1943, vigilia della Liberazione, ebbe come segretario di redazione Giorgio Almirante che divenne poi segretario politico del Movimento Sociale Italiano.

Qualcuno cerca di sostenere che la campagna razzista e antisemita del regime non fosse intrinseca al nazionalismo fascista, che l’avrebbe subìta per imposizione dell’alleato tedesco. Una falsità storica smentita non solo da innumerevoli testi in cui, fin dalle sue origini, il fascismo additava l’ebraismo col nemico esterno, bolscevico e/o capitalista, ma anche dal fatto che né la Spagna né il Portogallo, alleati di Hitler, si ritennero costretti a promulgare leggi razziali.

Se questi falsi scienziati non avessero nascosto che l’uomo ha contaminazioni a livello di DNA provenienti da antenati che il Mondo lo hanno girato in lungo e in largo, e se ancora oggi non si desse credito a politici che riescono a suddividere gli uomini fra bianchi e neri, alti e bassi, biondi e bruni, italiani ed immigrati, terroni e polentoni, cristiani e mussulmani, l’umanità avrebbe compiuto un passo importante per continuare la sua esistenza.

Vi proponiamo il testo completo di questo farneticante documento, vergogna nazionale, pubblicato il 14 luglio 1938 che non solo vale carta straccia da un punto di vista biologico ma che confonde la storia con la pura fantasia.

Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

  1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

  1. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
  2. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
  3. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.
  4. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.
  5. Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
  6. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.
  7. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
  8. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
  9. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

I firmatari:

Lino Businco, docente di patologia generale, ‘Università di Roma

Lidio Cipriani, docente di antropologia, Università di Firenze

Arturo Donaggio, docente di neuropsichiatria, Università di Bologna, nonché presidente della Società Italiana di Psichiatria

Leone Franzi, docente di pediatria, Università di Milano

Guido Landra, docente di antropologia, Università di Roma

Nicola Pende, docente di endocrinologia, Università di Roma, nonchè direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica

Marcello Ricci, docente di zoologia, Università di Roma

Franco Savorgnan, docente di demografia, Università di Roma, nonché presidente dell’Istituto Centrale di Statistica

Sabato Visco, docente di fisiologia, Università di Roma, nonché direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche

Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.

 

 

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