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In arrivo i buoni pasto. Ma quando? A chi?

«In questi giorni di emergenza coronavirus, c’è un gran fermento fra i boss delle mafie italiane. Da nord a sud».

Leggendo la nota inviata da Franco Gabrielli, Capo della Polizia, e Francesco Messina, Direttore Centrale Anticrimine, a tutti i Questori d’Italia, pensiamo sia naturale supporre che con l’ordinanza di Angelo Borrelli sui famosi 400 milioni ai Comuni per combattere la povertà, qualcuno abbia brindato con lo champagne. Visto il deficit di liquidità, la profonda rimodulazione del mercato del lavoro e il conseguente afflusso di ingenti finanziamenti pubblici, sia nazionali che comunitari, le nuove e vecchie mafie, rischiano di fare innumerevoli proseliti.

Impietosa l’analisi fatta su la Repubblica di domenica scorsa.

Ed in queste ore, da più parti, si sta facendo passare l’idea che la famosa ordinanza del capo del dipartimento di protezione civile, che stacca un assegno di 400 milionisufficiente per due o tre settimaneai comuni per distribuire aiuti alimentari a chi, in questa emergenza, è in stato di bisogno, possa essere la panacea di tutti i mali e che non nasconda, invece, gravi pericoli.

I comuni potranno attingere da questo fondo (per Casamassima sono previsti € 157.607,17) per emettere o buoni spesa, ad oggi non si conosce l’importo, o per l’acquisto di generi alimentari o di prima necessità da distribuire ai beneficiari.

L’ordinanza di Borrelli stabilisce che dovranno essere gli uffici comunali di ogni comune incaricati di individuare la platea degli aventi diritto.

Ma perché si decide di investire i sindaci di tale incombenza visti gli innumerevoli casi di scioglimenti dei consigli comunali (201) e visto che potrebbe diventare per qualche sindaco motivo di campagna elettorale con quella promessa-garanzia di voto non legittima e considerato l’allarme lanciato dalla Commissione Antimafia che parla di un combinato disposto “su cui le mafie sono pronte ad approfittare”?

«Garantire una procedura che fa arrivare i soldi sul conto corrente o cash a casa non è cosa semplice. Dichiara Carlo Salvemini, sindaco di Lecce, ed aggiunge: «Mi rendo conto che servono subito ma i soldi pubblici, per essere destinati a chi ne fa richiesta, hanno bisogno di un minimo di procedimento per evitare anche che ci siano errori, sovrapposizioni, distorsioni e che qualcuno prenda tutto perché è più furbo e svelto e magari altri non ricevano nulla”.

“Per fortuna – dichiara Antonio Decaro, sindaco di Bari e Presidente dell’Anci – c’è stato il reddito di cittadinanza, altrimenti ci sarebbe stata la rivolta sociale. Lo strumento magari adesso va perfezionato, ma si è rivelato indispensabile anche se non copre tutte le fasce di disagio”.

Ed allora ci chiediamo: visto che di ogni cittadino italiano il fisco conosce vita, morte e miracoli, e quindi lo stato patrimoniale, escludendo tutti i precettori di pensione, reddito di cittadinanza, cassa integrazione ed indennità varie, non sarebbe stato più semplice accreditare direttamente ad ogni nucleo familiare o singolo cittadino il sussidio alimentare che invece ora rischia di perdere se non figura fra gli elenchi comunali o di ambito di zona dei servizi sociali?

Chi controllerà?

Chi vigilerà su questi fondi al fine di garantire una trasparente ed equa suddivisione?

Saranno solo veramente i più bisognosi a riceverli?

Chi garantirà al di sopra di ogni ragionevole dubbio?

Nel frattempo l’ANCI dirama la Prima nota di indirizzo.

I Comuni potranno acquistare:

a) buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti in un elenco che ciascun Comune dovrà pubblicare sul proprio sito istituzionale.

A tal fine si rileva che:

possono utilizzarsi titoli legittimanti all’acquisto già in uso presso l’Ente ad esempio per i voucher sociali, ovvero acquistare buoni pasto utilizzabili per il servizio sostitutivo di mensa ovvero esternalizzare – senza necessità di procedura ad evidenza pubblica – tale attività a terzi soggetti idonei alla realizzazione e distribuzione dei titoli legittimanti all’acquisto per i beneficiari, etc.

l’individuazione degli esercizi commerciali non è soggetta a nessuna procedura standardizzata, sempre per consentire, nell’emergenza, ai Comuni, la massima flessibilità di azione amministrativa. Può quindi procedersi a convenzioni direttamente con esercizi commerciali che hanno manifestato interesse così come può procedersi con elenchi “aperti”, senza scadenza, per raccogliere adesioni da parte degli stessi.

b) generi alimentari o prodotti di prima necessità.

Gli acquisti che i Comuni possono fare non sono assoggettati alle procedure del Codice degli Appalti decreto legislativo n. 50/2016.

Individuazione beneficiari.

Ferma restando la discrezionalità degli Enti Locali, si sottolinea che l’Ordinanza non prescrive l’obbligo di approvare atti di indirizzo della Giunta Comunale, in merito ai criteri per l’individuazione della platea di beneficiari delle misure di cui trattasi.

La competenza in merito all’individuazione della platea dei beneficiari ed il relativo contributo è – dall’Ordinanza – attribuita all’Ufficio dei Servizi Sociali di ciascun Comune. L’ufficio individua la platea tra:

i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno

L’ufficio darà priorità a quelli non assegnatari di sostegno pubblico (RdC, Rei, Naspi, indennità di mobilità, cassa integrazione guadagni, altre forme di sostegno previste a livello locale o regionale)

Si rileva che ciò non esclude che le risorse possano essere attribuite anche a percettori di altre forme di sostegno pubblico al reddito, ma nell’attribuzione del contributo dovrà darsi priorità a chi tale sostegno non lo riceve.

Si ritiene possibile, tra le varie modalità, procedere con semplici modelli di autocertificazione che consentano la richiesta di accedere celermente alle misure del decreto, ai possibili aventi diritto.

Tra le varie modalità, è consentito l’accesso alle misure attraverso avviso aperto e a scorrimento dei richiedenti aventi diritto fino ad esaurimento delle spettanze o delle risorse comunque disponibili.

In merito al criterio del relativo contributo, si ritiene possibile che gli Uffici procedano con criteri meramente proporzionali, ad esaurimento fondi.

Si suggerisce all’Ufficio dei Servizi Sociali del Comune, infine, di rilasciare formale certificazione con un numero univoco di progressione ai beneficiari delle misure, idonea ad un loro riconoscimento da parte degli esercenti degli esercizi commerciali.

Aggiornamento 1° aprile 2020 ore 13.11.

Il procuratore Gratteri intervenendo su Radio Capital in merito alla gestione dei fondi assegnati ai Comuni per destinarli alle persone bisognose, ha chiesto che ci siano controlli accurati affinché ci sia un effettivo sollievo per le persone in difficoltà.

Chiedo che gli elenchi di cosiddetti poveri o di piccoli imprenditori che fino a qualche anno fa non pagavano nemmeno la tassa sulla spazzatura e che erano in odore di mafia, siano consegnati per fare dare uno sguardo alla Guardia di Finanza, alla questura o ai Carabinieri. Il controllo va fatto nel mentre, perché se il sindaco ha fatto un elenco di trecento poveri, di cinquanta commercianti che hanno difficoltà, allora dammi questi elenchi che gli diamo un’occhiata. E’ bene dare ai sindaci i fondi perché si risparmiano molti passaggi, però se il sindaco è un mafioso e un faccendiere, i benefici li dà ai soliti noti e ai clienti elettorali, e gli altri che sono all’opposizione e hanno votato contrario non li avranno.”

(Tratto da www.soveratoweb.com)

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