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La chat assassina.

Andrà tutto bene e Siamo tutti sulla stessa barca, come se non sapessimo che le scialuppe del Titanic troppo poche erano per salvare tutti, hanno inondato non solo le nostre vite ma anche i social divenuti ancor più la piazza virtuale dove vomitare, camuffando il tutto con i sacri principi del libro Cuore, l’ipocrisia, l’odio, la maldicenza, il pettegolezzo, la derisone e la delazione, che il Covid-19 non riesce minimamente a scalfire.

Sembra che in queste ore, prima del prossimo argomento di deplorazione universale, al centro delle attenzioni dello sdegno collettivo, sia finito un messaggio vocale in cui la voce elenca una serie di persone che sono state contagiate dal coronavirus e che attualmente sono o in ospedale o in quarantena obbligatoria.

Sinceramente, ci saremmo aspettati, oltre la gogna mediatica che questa voce sta subendo, anche la richiesta di esibizione su quella colonna infame di manzoniana memoria che al momento sembra offuscata.

Una voce narrante racconta, ad un orecchio che pensiamo sia affidabile se non addirittura amico, di una serie di persone, molte delle quali conosciute (non potrebbe essere diversamente in un paesello di appena 20 mila abitanti), di cui si avrebbe certezza o prova essere stati colpiti dal Covid-19 e che vivono il loro contagio in ospedale o in casa.

Leggendo in questo ultimo mese i commenti che i social hanno registrato, pare assurdo credere che l’unica colpa sia da attribuire a quella voce sulla chat che snocciola nomi, cognomi, circostante e abitudini che, in coda alla posta o al supermercato, più o meno hanno ascoltato tutti e su cui molti, drizzando le orecchie, hanno avuto modo di riportare, solo per sentito dire, all’amica, all’amico, al conoscente, al parente o al dirimpettaio.

Ed è così, in questo clima di impazzimento generale che la maldicenza corre di bocca in bocca come se De Andrè non avesse tutto già previsto.

L’insegnamento però che questo episodio della chat virale mette in luce, non è il fatto in se di un patetico pettegolezzo, ma il valore di una confessione o di un pensiero o di una emozione fatta ad una persona amica messo in pubblica piazza senza ritegno e senza vergogna, magari provando un certo godimento interiore sapendo perdi più che quella voce potrebbe a sua volta essere riconosciuta e così avere la certezza di uno sputtanamento servito sopra un piatto di argento.

Ma tu credi, cara voce, che qualcuno già prima di te non avesse sperimentato l’adagio dagli amici mi guardi Iddio, ché dai nemici mi guardo io?

E a te, caro primo orecchio confessore e sputtanatore vile e torbida figura infingarda e abbietto, cosa augurare?

Che pena!

Meritiamo l’estinzione.

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