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E la Democrazia resta a guardare.

Se votare facesse qualche differenza non ce lo farebbero fare, disse Mark Twain (1835-1910).

Ed è tutta qui la verità che la politica cerca maldestramente di nascondere attraverso il susseguirsi di leggi elettorali anticostituzionali che votate a colpi di maggioranza o voti di fiducia, sta insudiciando il diritto dovere di ogni cittadino chiamato a decidere le sorti del proprio Paese attraverso la scelta consapevole e libera dei propri rappresentanti.

Probabilmente questa settimana l’iter della nuova legge elettorale, il Rosatelllum, diventerà legge dello Stato attraverso il passaggio in Senato. Il Presidente della Repubblica firmerà il decreto che promulgherà la legge che diventerà operativa a solo qualche mese dalle nuove elezioni che dovrebbero svolgersi presumibilmente a marzo 2018.

Il Codice di Buona Condotta del Consiglio d’Europa del 2013, citato anche da una sentenza della Corte di Strasburgo, che invita a non legiferare su leggi elettorali un anno prima delle elezioni, anche stavolta sarà disatteso ed i cittadini traditi e vilipesi nei loro diritti principi. Peccato constatare che nessuno sia deputato a vigilare su tale norma di buon senso.

Dichiarare l’operato del Presidente della Repubblica, nel caso in cui promulghi la legge senza il rispetto che si dovrebbe a simile verità basilare per le sorti di una democrazia, ribadite anche dal Consiglio d’Europa, “succube” del potere legislativo (ma qui si aprirebbe una disputa fra le responsabilità dell’esecutivo e del legislativo), sarebbe il minimo.

Gianluigi Pellegrino, giurista salentino, sulle pagine del Fatto Quotidiano, definisce tale legge «l’imbroglio degli imbrogli», un «autentico specchietto per le allodole», «l’apoteosi dei nominati», sino a spingersi nel ribattezzare tale legge elettorale «truffellum».

La truffa, afferma, sta nella ripartizione dei voti di chi non è stato eletto nell’uninominale tra i candidati nella lista bloccata: in pratica l’elettore crede di aver espresso la volontà di eleggere una persona mettendo una crocetta sul suo nome e invece vota qualcun altro. Non accade in nessun paese del mondo.  

Le prossime elezioni, dichiara al Fatto, saranno con ogni probabilità una gara tra minoranze: il 25-30% dei voti basterà a far eleggere il primo arrivato, il restante 75% non servirà a mandare in Parlamento i candidati che lo hanno raccolto ma a far scattare il seggio per i nomi della lista collegata; in questo modo gran parte degli elettori saranno derubati del loro voto e solo una piccola parte andrà a eleggere il vincitore.

Una legge fatta non per i cittadini, quindi, ma per i partiti e per i “suoi” uomini che decidono per noi, chi debba sedersi nell’emiciclo e chi deputato a stabilire le sorti del nostro futuro.

I tempi stringenti non permetteranno alla Corte Costituzionale di pronunciare il verdetto su questa legge e nonostante illustri costituzionalisti ne affermino l’incostituzionalità, la Corte deciderà di applicare il principio di continuità, come afferma Gustavo Zagrebelsky, e così, nonostante l’incostituzionalità di vedere deputati e senatori seduti su quegli scranni, si farà man bassa sull’effettivo senso di democrazia rappresentativa vigente nel nostro Paese. Se la Democrazia rappresenti ancora una forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, tramite rappresentanti liberamente eletti, è una domanda che spesso tutti, o almeno in gran parte, continuiamo a porci, senza che una risposta esaustiva e certa e con basi giurisprudenziali verificate. La legge proporzionale che rispecchia esattamente la volontà del popolo da rappresentare è ormai troppo scomoda per l’oligarchia che impera e domina, aimè, anche la coscienza collettiva, ubriacata da fantomatiche quanto inesistenti doveri di governabilità.

Per non parlare delle preferenze sacrificate e dimenticate che per estirpare alla radice, secondo la politica dominante, lo strapotere della mafia o degli interessi particolari, portavano a sedere sullo scranno il mafiosetto di provincia o il potentato delle lobby. Il principio cardine della democrazia soppresso perché la classe politica non è mai stata capace di estirpare da se, dai propri partiti, dalle proprie liste, interessi illegali, vietati, illeciti, illegittimi, irregolari, arbitrari. Un voto che con il passare degli anni ha vissuto una sempre più marcata disaffezione dei cittadini che rimangono a casa perché hanno capito che nulla potrà cambiare.

Il voto utile che qualche ex segretario di partito di governo cavalcò per sopprimere nelle urne le scelte legittime dei cittadini, a beneficio di un principio di governabilità taroccato, è arrivato alla sua massima evoluzione per giungere ad una scelta falsa e pregiudizievole che ci porta a sostenere che la massima di Mark Twain è più che mai attuale.

Aldo Giannuli si augura che il PD prenda meno del 3% dei consensi e che non entri in Parlamento.

Io mi chiedo se tale augurio non debba essere allargato.

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