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La geremiade di Giuseppe Patrono ed il silenzio del presidente.

Non sappiamo quali saranno gli sviluppi giudiziari, se ci saranno, tra i consiglieri pentastellati presenti in consiglio comunale ed un cittadino di Casamassima, che come sostiene, è stato pesantemente offeso sui social. E non sappiamo quali potranno essere, se ci saranno, le conseguenze sulla “requisitoria” tenuta durante il consiglio comunale di mercoledì scorso, dal consigliere comunale e metropolitano Giuseppe Patrono espressione del Movimento 5 Stelle.

Commentando una missiva indirizzata anche a lui, con toni sprezzanti che hanno rasentato anche l’offesa personale, con risolini di ammiccamento e con una modulazione della voce utilizzata quasi a far credere si trattasse di un monologo comico in una balera di periferia, il consigliere Patrono ha inanellato una serie di litanie, che senza entrare nel merito, riteniamo non pertinenti all’interno di un’aula consiliare.

Tralasciando le considerazioni che il consigliere Patrono fa a proposito dei social, dal suo movimento politico utilizzati da sempre come veicolo imprescindibile di “democrazia diretta” o “dal basso” o di spicciola “propaganda politica”, non si riescono a giustificare le sue parole di astio quando gli stessi social sono utilizzati dagli “altri” per confutare o criticare le loro tesi, ci riferiamo al Movimento 5 Stelle, che si vogliono far credere intoccabili quasi fossero il “verbo” di nostro signore.

Quello però che riteniamo censurabile ed altamente lesivo per l’intero consiglio comunale di Casamassima, è l’atteggiamento tenuto nella circostanza dal presidente del consiglio, Giuseppe Valenzano, che ha permesso, dal nostro punto di vista, tale scempio. Come è possibile che in una assise pubblica peraltro con una diretta streaming, si possa dare la possibilità, a torto o a ragione, di irridere un cittadino senza che a che questo sia concessa la replica e/o la difesa?

Come è possibile che il presidente del consiglio non abbia sentito la necessità di stoppare il consigliere Patrono durante la sua esposizione parziale dei fatti, e non abbia, in subordine, interrotto la seduta pubblica visto che si stava parlando di un cittadino, anche se non espressamente nominato, facilmente riconoscibile e riconducibile ad un partito politico che piaccia o meno, è rappresentato sul territorio?

Com’è possibile che a nessun consigliere sia venuto in mente il diritto di tutela dell’immagine e di riservatezza nei confronti di un cittadino che in quel momento poteva solo subire, con violenza verbale, una invettiva di quella fatta? Com’è possibile che questo basilare e sacrosanto diritto non sia stato fatto applicare da soggetti, ci riferiamo agli avvocati presenti in consiglio, che meglio di altri hanno più “dimestichezza” con questi temi?

Casamassima, merita di più.

(In copertina Giuseppe Patrono, M5S, durante la “requisitoria” in consiglio comunale)

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