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La macchina per cucire – Viaggio nelle periferie dei diritti

Appunti di viaggio su di un mondo alla deriva. Questo è La macchina per cucire Viaggio nelle periferie dei diritti di Valeria Patruno edito da GiaZira. Ma è anche una finestra sul mondo sulle nefandezze del sopruso dell’uomo sull’uomo. Sono gli occhi della giovane autrice che a piedi nudi si rotola sul prato o che ammira il tramonto sull’isola di Phuket; tramonto che nasconde il turismo sessuale, la prostituzione minorile, lo sfruttamento dei birmani in esilio. Vorrebbe essere tanto  una super – eroina, Valeria, per avere un qualche super potere per regalare una notte di serenità alle tante migliaia di persone atterrite dalle sofferenze.

Nell’ultimo rapporto di Amnesty International (2015-2016) le violazioni dei diritti, economici, sociali, politici e civili, è presente in molti Paesi che non ci aspetteremmo di trovare.

Si arrestano e si imprigionano persone che esprimono pacificamente le loro opinioni in Angola, si reprimono coloro i quali osano chiedere riforme o criticano apertamente le autorità in Arabia Saudita; in Burundi sistematiche sono le uccisioni nei confronti di quelli che si battono per i diritti umani; in Cina aumentano le repressioni nei confronti dei difensori dei diritti umani attraverso l’adozione di leggi indiscriminate in nome della sicurezza nazionale; in Egitto migliaia gli arresti, in nome della sicurezza nazionale, nei confronti di chi esprime critiche in modo pacifico nei confronti del governo attraverso anche la detenzione di centinaia di persone senza accusa e senza processo; in Gambia torture, sparizioni forzate, criminalizzazioni delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuale, trasgender); in Israele si mantiene il blocco militare nei confronti di Gaza e si continuano a punire collettivamente 1.8 milioni di abitanti; in Kenya ancora esecuzioni estragiudiziali, sparizioni forzate e discriminazioni contro i rifugiati; in Messico 27.000 sparizioni e grave situazione dei diritti umani compreso l’uso della tortura; in Pakistan uso della pena di morte, chiusura degli uffici delle Ong considerate contro gli interessi nazionali; nel Regno Unito continuo uso della sorveglianza di massa in nome della lotta al terrorismo; in Russia azioni coordinata per ridurre al silenzio la società civile; in Siria uccisione di migliaia di civili in attacchi diretti e indiscriminati contro i civili, uso della tortura in carcere e blocchi degli aiuti internazionali alle popolazioni alla fame; in Slovacchia discriminazione nei confronti dei rom; negli Stati Uniti d’America ancora aperto il centro di detenzione di Guantanamo ed assenza di procedimenti giudiziari nei confronti degli autori di torture e sparizioni forzate; in Thailandia arresti di persone che avevano espresso critiche in modo pacifico tra cui attori, utenti di Facebook e semplici autori di graffiti; in Ungheria chiusura dei confini di fronte a migliaia di rifugiati in condizioni disperate.

E’ lo sguardo di Celestino, di Paula, di Manuel, di Manique, di Dragan, di Amir, di Mr. Younis, di Bibi, di Razim, di Wazim, di Hady, di Song, di Wendy, di Haad, di Mr, J., Mr. M., di Gabriele, di Ratan, di M., di P., di Margarita, di Tariq, di Shamshaad, di Chang, di Wen, di B., di Liu, di Huang, di Zhang, di Qin, di Zanzeeb, di Zahida, di Vasanthi, di Harish, di Ravindra, di Liam, di R., di herman, di Joao, di Sharon, di Liaqat, di Bapsi, di Iden, di Isaque, di Ilir, di ziyad, di Lin, di Mr. Kailash, questo viaggio sulla finestra sul mondo che ci porterà dalle difficoltà di costruire sessanta case a Patrice Lumumba in Mozambico dopo l’alluvione, passando per il Kosovo dove i serbi e gli albanesi sono alla ricerca ancora di un punto di equilibrio e dove maggioranze e minoranze non hanno alcun senso. Dalla Birmania colpita dal ciclone tropicale Nargis  con centotrentamila tra morti e dispersi, senza un governo capace di far fronte all’emergenza, alle piogge monsoniche del Pakistan con morti e disperazioni e con una popolazione che non riceverà nessun aiuto per le alluvioni, né dal governo pakistano né dalle organizzazioni internazionali.

Un viaggio tra le contraddizioni della Cina e dei lavoratori migranti che non hanno nemmeno i soldi per raggiungere le proprie famiglie poiché le loro paghe sono trattenute dai  caporali per impedirgli di non far più ritorno al lavoro una volta a casa, con un lavoro minorile sfruttato senza un briciolo di umanità. Una finestra sul mondo che da Manduria con il suo campo profughi allestito in tutta fretta, ci catapulta in Mozambico e la discarica di Maputo dove bambini dai 7 ai 17 anni cercano sostentamento fra i rifiuti organici e non.

Uno scenario da Day After è quello che vede Valeria a cui noi assistiamo grazie a lei.

Da New Delhi a Prishtina, da Ghazi Barotha a Mitrovica, da Shenzehen a Pechino, da Peshawar a Tianjiin è un susseguirsi di diritti mancati, di lavoro minorile sfruttato, di donne vessate, di soprusi e morti. Di ONG ostacolate in tutti i modi e di lotte impedite. Non è bastata neanche la tragedia di Rana Plaza allorquando dopo un crollo morirono 1129 persone, soprattutto donne e bambini e dove 2515 feriti chiedono ancora giustizia. Si producevano capi d’abbigliamento anche per noti marchi occidentali. La lista dei marchi internazionali che si rifornivano direttamente o tramite agenti al Rana Plaza e alla Tazreen è lunga e comprende pezzi da novanta come Walmart, Mango, Benetton, C&A, El Corte Ingles, Kik, Walt Disney, oltre alle altre italiane Piazza Italia, Manifattura Corona e Yes Zee. Scorrono via quegli sguardi spenti, quelle vite che per sopravvivere devono perire.

Tutti dovrebbero poter avere la possibilità di imparare ad usare la macchia per cucire; segnare col gessetto bianco sul tessuto i valori del socialismo, del francescanesimo, dell’accoglienza, del sostegno ai più vulnerabili, dell’onestà, della responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni, del valore non materiale delle cose per ridisegnare e mettere insieme i pezzi dell’abito su misura per una nuova umanità.

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