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La mamma e l’allenatore.

Stasera alle 20.45 l’anticipo Napoli Inter inaugura la nona giornata del campionato di calcio di serie A.

Vedremo se Icardi, dopo le ultime tre pappine fatte ingoiare al Milan, saprà fare lo stesso con il Napoli, anche se, la vedo nera.

La vedo nera azzurra.

Ebbene si, lo confesso: mi sta simpatica l’Inter.

Ho detto simpatica, non che mi straccerei le vesti per lei o che rinuncerei a stare in famiglia oppure rimanderei il gioco con mia figlia oppure direi di no agli amici che in pizzeria vogliono andare, sacrificando la vita reale per vedere le prodezze di Icardi.

Sia chiaro.

E poi mi piace sfotticchiare quei tifosi intelligenti (sempre pochi da trovare), quando la loro squadra perde o pareggia e doveva vincere oppure quando sbaglia il calcio di rigore decisivo. Mi fanno paura quei commenti post partita in cui ci si rinfaccia di tutto pur di non ammettere la sconfitta o lo sfottò che brucia: ahi come brucia!

Ma si sa, il calcio è lo sport più seguito, almeno qui in Italia e anche il paesello non si sottrae alla palla che rotola in rete e che in estasi ti fa andare come se quei milioni che i calciatori guadagnano per la nostra droga di distrazione di massa, entrassero pure nei nostri portafogli sempre al verde. Pronti, i tifosi conclamati, a fare barricate e iniziare una rivoluzione armata senza che si facciano prigionieri se la Nazionale ai Mondiali non si qualifica. E come sarebbe stato possibile che un commento su facebook di una mamma che vuol iscrivere il proprio figlio ad una scuola calcio, non scatenasse l’inferno? Sono intervenuti tutti. Tutti con la testa nel pallone: allenatori, ballerine, pedagoghi, insegnanti, terapeuti, psicologi, altre mamme, psicoterapeuti, papà, educatori, cugine, nonni e perfino lo zio d’America che sempre i dollari lascia quando viene qui.

Questo il post:

Spesso un Calcio di Rigore lo sbaglia chi non dovrebbe!

Riflessione…le scuole calcio servono per insegnare non solo a giocare ma anche a socializzare e divertirsi.
Volevo iscrivere mio figlio del 2006, premetto che non è Maradona, un bambino che aveva voglia solo di giocare e divertirsi e dopo la lezione di prova, il tanto gentile allenatore mi ha detto: “suo figlio non è al livello degli altri della sua età, sa noi facciamo tornei importanti, se vuole iscriverlo lo faccia pure ma in queste partite sarà sempre in panchina”, allora io con la mia educazione….altrimenti lo mandavo a quel posto ho detto: “piuttosto che regalare i miei soldi a voi lo iscrivo a basket visto che l’anno scorso era il primo anno e dopo poche lezioni lo hanno fatto giocare in un torneo dicendomi che nonostante giocasse da poco i ragazzi devono divertirsi e imparare in campo. Insomma vi sembra un comportamento normale, anche di fronte a mio figlio, che in un primo momento ci è rimasto male, molto male, poi ha capito per fortuna.

Buona giornata e scusate lo sfogo!

(D.F.)

Cara mamma del bambino come mai suo figlio, nonostante l’anno scorso dopo solo qualche lezione entra in squadra, gioca, socializza, si diverte, partecipa ai tornei e poi, improvvisamente, quest’anno decide di cambiare sport?

Ma il bambino, che lei dice non essere Maradona, e supponiamo neanche Meneghin a questo punto, perché quest’anno decide di cambiare? Forse non si trovava bene? Forse non socializzava? Forse non si divertiva? Se lo sport, come Lei stessa dichiara, dovrebbe servire a questo, divertirsi con i piedi o con le mani, una palla non potrebbe bastare ? Oppure il gioco, la socializzazione, il divertimento passa dalla partita, dal torneo, dal fischio in campo dell’arbitro, dal tifo e dalle bandiere?

Ed i soldi che si spendono per la retta servono a questo?

Sinceramente lo chiedo, perché questo proprio non l’ho capito.

Ma veniamo a quell’allenatore che lei avrebbe mandato a quel posto se non fosse stata educata.

Si rivolge ad una scuola calcio e l’allenatore, dopo la prima lezione, sentenzia: Suo figlio non è all’altezza degli altri, quindi non potrà giocare con gli altri le partite del torneo o dei tornei a cui noi partecipiamo. Dovrà rimanere in panchina.

Penso abbia voluto dire che sino a che il suo livello non avesse raggiunto almeno quello degli altri, non poteva essere assicurata la presenza nei tornei.

Questa per Lei un’offesa da lavare con il sangue. Perché?

E perché poi si rivolge ad una scuola calcio che sa disputare tornei e che non insegna solo le basi del calcio e basta?

Le interessavano i tornei, la competizione, l’agonismo ed è per questo che sente la panchina come un’offesa indelebile? E dove sono finite la socializzazione e il divertimento?

Ma Lei lo sa che se non esistessero le panchine le partite di calcio, anche quelle fra Facchetti e Mazzola o Rossi e Cabrini passando da Maradona, non si potrebbero disputare? La panchina non è anch’essa esperienza, maturazione, socializzazione e impegno per diventare e magari superare quelli che in quel momento sono in campo?

Cara mamma del bambino che l’anno scorso faceva basket e quest’anno vorrebbe facesse calcio, Lei ad una SCUOLA calcio si è rivolta. Lei pensi se in una SCUOLA, qualsiasi essa sia, un bambino che ha l’età per frequentare la quinta elementare ma che ha una preparazione di uno di terza o addirittura di seconda, voglia frequentare per forza la quinta classe. Il danno non sarebbe solo per lui, ma anche per quelli che gli stanno intorno perché sarebbero costretti ad aspettare che lui raggiunga il loro stesso livello di apprendimento per imparare cose nuove. O no?

Penso che l’allenatore che Lei non ha mandato a quel posto perché educata, questo Le abbia voluto dire. Avrà usato certamente una termologia da allenatore, notoriamente non vanno a Oxford gli allenatori di calcio, ma a Coverciano, ma anche sbagliando lessico e sintassi, cosa Le ha detto di così offensivo?

Certamente Le riconosco che un bambino deve imparare le lezioni sul campo: anche quelle di aritmetica, facendo centinaia di operazioni con l’addizione, la sottrazione, la divisione e la moltiplicazione, ma se, senza sapere a memoria le tabelline pretendessimo di farlo partecipare ad una gara fra i migliori in aritmetica, i risultati sarebbero deludenti. Non Le sembra?

Anche un calciatore dovrebbe sapere passare la palla, fare lo stop, tirare ad effetto, palleggiare, riuscire a capire il dribbling, saper fare i colpi di testa e se è questo che manca, se mancano le basi, come può pretendere che entri in squadra, dal primo momento, scendere sulla fascia e fare gol?

Non rischierebbe, cara mamma del bambino che l’anno scorso faceva basket e che quest’anno vuole faccia calcio nonostante riconosca che Maradona non è, che gli stessi suoi compagni di squadra, nel caso giocasse nei tornei, facessero finta di non vederlo, che per loro non esistesse proprio in campo perché saprebbero a priori che una palla passata a lui sarebbe persa per sempre? E con essa il torneo?

E come rimarrebbe quel povero bambino che la mamma vuole partecipi ai tornei di calcio altrimenti non spende i propri soldi?

Ma mi confessi una cosa, fra noi: ma è suo figlio che vuole imparare a tirare qualche calcio alla palla, per andare a fare i tornei e diventare campione oppure è Lei che crede che la socializzazione e il divertimento passino dal torneo di calcio con suo figlio titolare?

I bambini dagli una palla e ti sollevano il mondo.

Il suo comportamento, il suo astio, il suo risentimento non hanno permesso all’allenatore di valutare che probabilmente suo figlio non sarà il migliore fisicamente, tecnicamente o tatticamente, ma forse poteva eccellere per la sua attenzione, il suo impegno, la sua abnegazione, per l’applicazione e per quell’apporto che avrebbe e potrebbe dare a quello che si, sarà pure Maradona, ma non sa cosa sia vivere.

Gli dia una palla e lo lasci sfogare come crede e si assicuri solo che l’ambiente sia sano, che la competizione sia un confronto costruttivo che non sfoci mai nell’odio per il rivale e che stare in allegria con compagni di squadra veri è la cosa più importante. Anche il campo di calcio insegna la solidarietà e il rispetto che non è solo diretto nei confronti della propria squadra, ma anche nei confronti degli avversari che hanno perso ma che ridono e si divertono con te. Vinceranno la prossima volta.

Ma hanno già vinto nella vita.

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