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La morte del carabiniere avvolta nel mistero.

Che la vicenda di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabiniere ucciso con undici coltellate a Roma la notte del 26 luglio scorso, sia una di quelle storie che presto diventano misteri inestricabili nel nostro bel Paese, densa di punti oscuri, è apparso chiaro dal primo momento.

Dopo qualche ora dall’omicidio, alle nove di mattina, attraverso un comunicato stampa proprio dei carabinieri, si diffonde l’ipotesi che a colpire il militare chiamato a dirimere un cosiddetto “cavallo di ritorno”, fosse stato un nordafricano.

Anzi, due.

Il caso da giudiziario e di cronaca comincia a configurarsi come “politico”, come quella politica spicciola di cui sembra ultimamente cibarsi la casalinga di Voghera che considera un delitto di maggiore o minore gravità a seconda dell’etnia dell’autore.

La pagina Facebook di Puntato, amministrata da due carabinieri in servizio, scrive che sono state arrestate quattro persone di cui tre di origine marocchine ed una algerina.

Sono loro gli autori dell’omicidio.

Ma anche un consigliere di un Municipio di Roma, con spiccate simpatie per l’estrema destra scrive: «Chissà come sono entrati in Italia i due nordafricani che hanno ucciso a #coltellate un carabiniere di 35 anni a Roma durante un controllo. Magari su una di quelle navi delle #ong. E magari qualche parlamentare del #Pd gli ha stretto la mano e li ha aiutati a sbarcare. Chissà».

ONG, PD, nordafricani, eccole le paroline magiche che tanto smuovono le coscienze assopite di un popolo distratto che, cavalcando l’onda dell’indignazione contro i neri, tutti sporchi, cattivi e assassini, condividendo a man bassa notizie ancora non confermate e tutte da verificare, inondano i social, terreno fertile per i milioni di sprovveduti che non aspettano altro per scaricare l’odio da anni represso. Ma anche i giornali, il Messaggero, la Repubblica e molti altri, fanno rimbalzare la notizia.

Salvini come suo solito si butta a capofitto e vi lasciamo solo immaginare quello che avviene in quelle ore convulse. Anche la Giorgia Meloni, approfittando del vento “sovranista” favorevole si lascia andare ad esternazioni dal nostro punto di vista, discutibili nella forma: «Provo rabbia e tristezza. L’Italia non può essere punto di approdo di certe bestie. Vicinanza a famiglia e carabinieri, spero questi animali vengano presi e marciscano in galera».

Ma a parte qualche, diciamo così, intemperanza verbale di qualcuno che non pensa che l’Italia sia uno Stato di Diritto, la condanna dell’atto, come è ovvio, è unanime.

Ma dobbiamo attendere ancora qualche ora e in serata, a sorpresa, quando tutti erano pronti a dichiarare guerra all’intero continente africano per quell’uccisione, viene divulgata la notizia che ad uccidere il carabiniere non sono stati due nordafricani, ma due americani.

Bianchi, ricchi, probabilmente annoiati e che fanno uso di stupefacenti.

Ed ora veniamo ai lati ancora oscuri della vicenda.

Ma perché, compresa l’Arma dei Carabinieri, ha dato adito a pensare che gli autori fossero magrebini? Qualcuno sussurra che siano stati messi su una strada sbagliata proprio da Sergio Brugiatelli, vittima del furto dello zaino da parte dei due americani, conosciuti dallo stesso Brugiatelli e che lui temeva fortemente. Ma possibile che l’Arma si faccia depistare così e che renda pubbliche notizie (i due nordafricani) ancora non confermate?

Lo zaino poi è stato sottratto dai due americani perché il Brugiatelli li aveva condotti da un pusher che gli aveva venduto aspirina al posto di cocaina oppure è stato consegnato volontariamente dallo stesso Brugiatelli ai due ragazzi come pegno affinché gli stessi ricevessero quanto pattuito?

E così, il Bruguiatelli, sprovvisto di zaino in cui custodiva documenti, effetti personali e cellulare, chiama (prima versione) la centrale operativa dei carabinieri denunciando di essere stato derubato. La centrale operativa chiede alla stazione di competenza un intervento in abiti civili.

La seconda versione invece, sostiene che il Brugiatelli, essendo una fonte confidenziale dei carabinieri denuncia quanto accaduto ai militari incontrati a Trastevere. A questo punto sono questi carabinieri che informano i colleghi della stazione dei carabinieri di competenza dell’accaduto richiedendo un intervento a favore del confidente.

Per la riconsegna di quello zaino da parte dei due americani al Bruguiatelli si presentano, in abiti civili, Mario Cercelli Rega ed il suo collega Andrea Varriale. A questo punto si sa solo che Cerciello entra in colluttazione con Eder Finnegan Lee che lo colpisce mortalmente con undici pugnalate inflitte con un coltello a lama fissa lunga 18 centimetri Trenknife tipo Kabar Camillus con lama brunita modello marines. E mentre il collega muore, l’altro carabiniere, Andrea Varriale, lotta anch’esso con l’altro giovane, Gabriel Christian Natale Hjorth senza accorgersi, come i fatti dimostrano, di nulla.

Come è possibile che quel coltello sia potuto passare attraverso i vari controlli che certamente, pensiamo, i due giovani americani hanno dovuto aver avuto nel loro ingresso dagli USA in Italia?

Che genere di preparazione ricevono le nostre forze dell’ordine se due ragazzoti di 18 anni riescono addirittura a sopraffarli?

Per quale motivo se Mario Cerciello era regolarmente in servizio aveva in dotazione con se solo le manette e non la pistola di ordinanza? E neanche il suo collega ha avuto il tempo di estrarre l’arma e fare fuoco?

Sarà poi vero che nelle vicinanze cerano addirittura due pattuglie che a quanto sembra non sono intervenute o non hanno avuto il tempo per farlo?

Ma se i misteri fossero solo questi potremmo sperare che qualche buon investigatore, coadiuvato da un magistrato attento, potrebbe presto arrivare alla soluzione, ma altro rende la vicenda ancora avvolta nella nebbia.

Gabriel Christian Natale Hjorth eEder Finnegan Lee

(In foto a sx Gabriel Christian Natale Hjorth, imputato di concorso in omicida e a dx Eder Finnegan Lee, reo confesso)

Perché sono state divulgate quelle foto, le prime dei due americani, all’interno della camera d’albergo che occupavano per oltre 200 euro a notte all’atto dell’arresto?

E poi perché, come per uno dei classici autogol, si è permesso a qualcuno di fotografare Gabriel, non l’autore materiale del delitto ma accusato in concorso di omicidio, ammanettato e bendato in quella stanza di una caserma dei carabinieri con i quadri appesi alla parete del generale Della Chiesa e di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino considerati da tutti uomini di Stato che proprio per il perseguimento della giustizia attraverso la legalità e le regole sono stati uccisi?

Se l’autore della foto shock comparsa peraltro su tutti i media americani che mette in forte imbarazzo la giustizia italiana è stato allontanato dai servizi operativi, qualcuno fra gli inquirenti, si è fatto un’idea da dove e da chi sia partita l’ispirazione?

Certo che per Salvini e la Meloni e la pletora dei sostenitori “odiatori” scoprire che non si sia trattato di due neri sbarcati da qualche ONG con il placet del PD ad uccidere il nostro connazionale non è stata certamente una buona notizia; infatti la morte del carabiniere sembra essere passata in secondo piano da quando i due arrestati si sono rivelati statunitensi. Che sia questa la ragione per i tanti misteri che continuano ad avvolgere l’intera vicenda?

Le ulteriori polemiche che in queste ore animano ancora il fuoco sotto la cenere sono alimentate da quella strana visita di Ivan Scalfarotto, in quota PD, al carcere in cui sono rinchiusi i due americani, il messaggio dell’insegnate sospesa che non piange la morte del carabiniere e l’esternazione di Massimo Fini, giornalista che collabora con Il Fatto Quotidiano. Per il giornalista scrittore, «il vicebrigadiere Cerciello Rega pur essendo in servizio si era dimenticato la pistola d’ordinanza in caserma. Più che un eroe, termine di cui in questi anni enfatici si è fatto uso e abuso, mi sembra un incapace. Ma anche l’altro brigadiere coinvolto, Andrea Varriale, non scherza, non è stato in grado di portare alcun aiuto al collega in difficoltà perché, come ha dichiarato Francesco Gargaro, comandante provinciale dei carabinieri di Roma, “sopraffatto e buttato a terra” dal ragazzo americano. Se queste sono le nostre Forze dell’Ordine stiamo freschi».

Come è facilmente ammettere, la vicenda che ruota intorno all’uccisione di Mario Cerciello Rega è intrisa di tutti gli ingredienti utili affinché, forse come nostro solito, tra un trentennio riusciremo a capirci di più arrivando a stabilire la verità.

Nel frattempo rimangono le lacrime di Rosa Maria Esilio, divenuta moglie di Mario 45 giorni prima della sua morte, a farci ricordare la scomparsa del trentacinquenne che come desiderio aveva quello di indossare la divisa e di servire lo Stato.

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