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La notte, il giorno, la paura e il sogno

Non ricordava un giorno in cui, al sorgere del sole, quella donna non fosse andata a trovarlo  nello spoglio giaciglio e portando qualcosa che prendeva dal fuoco gli parlava e lo guardava con quello sguardo che mai, durante la vita, ne avrebbe trovato uno uguale. Ricordava la sua presenza quando, all’improvviso, nel nero della notte, ora quella luce come un fulmine solcava il cielo, ora quelle grida immonde, lo svegliavano dal sonno. La paura era tanta, ci conviveva con quella paura che lo avrebbe accompagnato per tutta la sua esistenza. La paura era qualcosa che non poteva essere scacciata, allontanata, perché finita una ne prendeva forma un’altra, ma quello sguardo e quelle mani che gli accarezzavano il volto lo tranquillizzavano. Quante volte la paura, il terrore, si era impossessato di quel giovane uomo, quante volte sentiva nel petto quello strano battere e quante volte quella donna lo aveva soccorso. Una mattina, non ricorda quando e come, quella donna non lo visitò appena sveglio. Si alzò, stiracchio le membra ed uscì e fu allora che scoprì cosa quella notte fosse successo. Un gruppo di persone, indistinte, ma con volti familiari, circondava il corpo di quella donna che oramai non poteva più sorridere a quel giovane uomo. Era li, sdraiata, immobile; il suo petto, contrariamente al solito, rimaneva immobile, gli occhi chiusi, il viso sereno come se stesse dormendo. Ma ben presto capì che da quel sonno mai si sarebbe svegliata. Fu triste, molto triste allontanarsi da quel corpo, seppellirlo dove nessuno ne avrebbe potuto violarne la sacralità. Strane gocce uscivano dagli occhi di quel giovane uomo durante i giorni e i mesi a venire.

Ma una notte accadde l’impensabile. Quella donna che tante volte era venuta al capezzale, la vedeva lì, davanti a se che sorrideva e che gli porgeva qualcosa da mangiare. E lui, finito di assaporare quel cibo così tanto gustoso cominciò ad accarezzare quei capelli e prendendole le mani parlò così tanto da stancarsi.

Una luce accecante lo svegliò. Erano i primi raggi del sole che colpivano proprio diritto i suoi occhi. Si alzò con furia, girò e rigirò, ma della donna nessuna traccia. Rimase in silenzio, pensoso. Passavano i giorni. Aspettava che il sole calasse per adagiarsi sul proprio giaciglio in attesa della donna che ogni notte ritornò a fargli compagnia ora correndo per il prato, ora portandogli qualcosa da mangiare, ora accarezzandolo, ora parlandogli. Ma la mattina la donna scompariva e lui non sapeva darsene una ragione. Lui allora correva sul luogo di sepoltura e nulla sembrava dargli motivo di credere che fosse riuscita ad uscire da quella fossa ed allora come poteva essere vero che quella donna, sepolta sotto due metri di terra e che per nessun motivo avrebbe potuto mai uscire da quella fossa lui se la ritrovasse di fronte quando il sonno lo prendeva?

Ma cosa mai voleva significare quello che viveva quando si addormentava? La paura, una nuova paura, cominciò ad impossessarsi di quel giovane uomo.

Deve essere stata un’esperienza terrificante quella che avrà vissuto il primo essere umano scoprendo la paura e il sogno, il giorno e la notte.

Quali le ragioni di quelle strane visioni che vedono protagonisti i vivi con i morti? Ma la morte è solo qualcosa di fisico, di materiale? Quando moriamo muoiono anche le nostre passioni, i sentimenti provati, le gioie e le tristezze? E che fine  fanno i nostri pensieri e le emozioni che abbiamo provato guardando quel tramonto mozzafiato oppure gli occhi della persona amata? E le paure continuano anche dopo la morte o cessano con essa?

Ma sarebbe possibile che la paura e il sogno siano le cause determinanti e scatenanti della nostra impagabile sete di potere che non vuol farci credere che nulla siamo in questo cosmo infinito e che l’utilizzo che la natura fa di noi e come quello strano fiore di campo che nasce, vive e secca al sole della normalità? Chi ha imposto all’uomo quella grandezza di cui si è impossessato e che, credendo di imporla alla natura, fa di noi degli esseri speciali?

Se non esistesse la paura ed il sogno, credete veramente che potrebbero esistere le credenze, le tradizioni, i riti coltivati da un gruppo di persone e poi tramandati da generazione in generazione?

Se fosse tutto naturale, tutto logico come logico sembra essere l’universo dovremmo aver bisogno di inventarci esseri superiori, divini, che vegliano su di noi?

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