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La pandemia come un terremoto.

Come un terremoto la pandemia da covid ha raso al suolo tutto. Il sistema sanitario, il lavoro, le politiche sociali e l’istruzione. E mentre tutto frana e sprofonda il profitto, il solo e unico sopravvissuto all’immane tragedia, si rafforza ed anzi amplia il suo volume oramai con cifre che superano di molto i nove zeri.

Tra monopattini e bonus vacanze elargiti a profusione anche a quelli che non possono mancare ad una puntatina nella discoteca bi-milionaria in Sardegna, le cure diventano difficili se non addirittura impossibili per quelle migliaia di donne, uomini e bambini che non sanno cosa sia un pasto caldo al giorno. Posti letto pubblici tagliati a favore degli ospedali a 5 stelle (convenzionati?) che costano alle casse pubbliche, e quindi a tutti noi, molto di più di quanto non costerebbero allo Stato. E con quei miliardi prestati a gruppi industriali che hanno delocalizzato le direzioni aziendali e a volte anche la produzione o parte consistente di essa perché la manodopera costa meno, si continua a sottrarre risorse. Sull’altare del profitto si è arrivati anche a sacrificare la vita umana, e in questo non potevano essere esclusi anche gli anziani improduttivi (Toti, presidente della Liguria – ndr), perché le industrie, le fabbriche e le botteghe dovevano rimanere aperte anche se nel frattempo i carri militari trasportavano i cadaveri lontano perché mancavano i loculi nei cimiteri cittadini. Tra scandali di camici e mascherine e guadagni stratosferici degli amici degli amici, vengono a pioggia, senza alcun controllo, regalati gli spiccioli con pacchi alimentari e sussidi che solo un futuro e vicino scandalo ci farà comprendere essere stati donati col cuore a chi ha assicurato o assicurerà il voto prossimo al politico colluso con la malavita.

E il distanziamento fisico, necessario per tenere a bada il virus, si è tramutato ben presto in distanziamento sociale: da una parte i ricchi e dall’altra i poveri. L’apoteosi di questa mai finita suddivisione in classi sociali piramidali, ha generato la lotta fra gli ultimi sempre alla ricerca di chi fosse l’ultimo fra di loro a cui tentare di sottrarre quel pochino che lo fa sopravvivere. Ed è in questo che il grande capitale e la rendita finanziaria è riuscita nella sua mission che sembrava impossibile. Mettere gli ultimi uno contro l’altro a mano armata affinché si sbranassero fra di loro per dividersi il granello.

In questo esperimento mondiale di distanziamento sociale in cui ci siamo accorti che senza quei barconi che fanno navigare manodopera a basso costo senza nessuna tutela e senza la quale sulle nostre tavole non ci potrebbero essere né arance né mele (quelle trentine sono deliziose), la guerra nucleare sparata con i tweet e con i proclami televisivi ci ha fatto smarrire l’importanza del lavoro dei ricercatori, degli infermieri, dei medici che poi scopriamo essere essenziali con Luca Argentero. Povera Patria!

Ma con le scuole che qualcuno vorrebbe rigorosamente chiuse o magari semi aperte all’occorrenza o a piacere, per far pagare in eterno ai giovani gli errori dei padri e delle mamme che inerti sono rimasti mentre il mondo intorno a loro crollava intanto che condannavano senza appello quella madre che per un futuro migliore sacrificava quel figlio nella tomba del Mare Mediterraneo, è difficile e praticamente impossibile che si possano formare quei medici, quegli infermieri e quei ricercatori che sui libri e nello studio possono scoprire i segreti che separano la vita dalla morte. Nel momento in cui ci convincono che basta la mascherina, una lavata di mani e la distanza con il bambino di banco per non essere contagiati e per rimanere vivi, si continuano a costruire senza sosta i caccia bombardieri e le mine e i proiettili e gli elicotteri apache (l’Italia è uno dei paesi al mondo che esporta di più in armamenti) portatori di morte che poi i vari Gino Strada dovrebbero curare.

In un popolo che non sa cosa sia un giornale, un libro o lo studio ci saremmo potuti aspettare qualcosa di meglio?

In attesa del salvifico vaccino che sarà garantito(?) per tutti, le coscienze prive della ribellione all’offesa continua della propria dignità restano in attesa del prossimo dpcm o, i più fortunati, del video in diretta di quel sindacucolo di provincia che spara minchiate.

In copertina una mia foto del terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980.

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