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La povertà, il Reddito di Cittadinanza, il decreto ed il balcone. Prima puntata.

Per millenni l’uomo ha tentano di sconfiggere la povertà. Nei secoli le rivolte, gli scioperi, le mazzate furibonde da parte delle forze dell’ordine durante manifestazioni varie e addirittura le rivoluzioni, comprese quelle fatte a ottobre ma era novembre, non sono riuscite a placare la sete della povertà che come una grande bocca, tutto fagocita e tutto inghiotte affinché,  da povero, tu possa ascendere nel migliore dei modi. Nessuno aveva mai studiato il fenomeno nella su interezza e nessuno fra sociologi, filosofi, antropologi, politici e pediatri, che si sono succeduti nella lunga e secolare storia del genere umano, italico, si era servito di un balcone per comunicare che gli studi erano finalmente terminati e che l’attuale governo a guida più verde che gialla annunciasse che:

la povertà può essere soppressa da un decreto.

E così, nonostante le male lingue, finalmente il reddito di cittadinanza promesso da Luigi Di Maio in campagna elettorale e che un botto di voti ha portato a lui e al suo moVimento, è una realtà. La povertà sarà abrogata per decreto e diventerà un solo e triste ricordo. Tutti, ma proprio tutti, compresi quelli che beneficeranno della flat tax (tassa piatta), avranno di che vivere e l’economia tornerà a sorridere. Il Mezzogiorno d’Italia finalmente decollerà ed i giovani, certi di un futuro roseo non avranno più motivi per abbandonare la terra natia in cerca del posto fisso da cameriere a Londra.

Gli iniziali 10 miliardi necessari per la manovra, scesi dopo qualche ora a 8 per l’intervento dei partner contrattuali di governo salviniani, garantiranno, attraverso un bonifico sul bancomat dei poveri che ne faranno richiesta, un accredito mensile minimo di 780 euro che potrà essere utilizzato per acquisti di prima necessità moralmente accreditati. Naturalmente per le famiglie tradizionali, padre maschio, madre femmina e figlio a scelta maschio o femmina, nato dall’unione carnale fra i due senza provette di mezzo, ma battezzato ed iscritto regolarmente al catechismo, il sussidio sarà maggiorato e potrà arrivare anche a 1.600 euro mensili.

Il provvedimento dovrà essere ancora perfezionato e quelle che oggi sembrano incongruenze e contraddizioni su cui molti stanno facendo ironia spicciola per denigrare il moVimento e Di Maio, per gli amici Giggino, saranno presto smentiti e finalmente la verità trionferà.

Ma vediamo in dettaglio quali le criticità messe in evidenza da quelli del PD e di Forza Italia che oramai, in decomposizione nelle urne, tentano di contrastare.

Il povero, cioè colui il quale non dispone a sufficienza di quanto è essenziale per vivere, per sostentarsi, che ha scarsi mezzi economici, che manca del denaro necessario e di tutto quanto il denaro può procurare, perché magari ha perso il lavoro o perché mai è riuscito a trovarlo, neppure attraverso i contratti interinali di un paio d’ore a settimana, si sa che per far passare il tempo, bivacca da mattina a sera sul divano di casa trastullandosi con il bancomat fra le mani e che utilizza a volte per eliminare quelle scorie di cotone radioattivo quasi sempre di colore scuro pallido e puzzolente che si creano fra le dita dei piedi quando è molto che non vedono una lavatina. Bene, il povero facente richiesta protocollata al comune di appartenenza anagrafica almeno da dieci anni, con la domanda per il reddito di cittadinanza (R.d.C.) non potrà più farlo.

Però non basterà solo la domanda. Qualche incombenza in più servirà.

Il povero non dovrà possedere una casa, dovrà dimostrare di non aver praticamente nulla messo da parte e che trascorre il suo tempo sul divano, senza tv, al massimo con una radio a transistor a batterie ricaricabili per l’ambiente, che possibilmente tifi Inter perché così sarebbe più abituato a perdere e che si sposti dal divano al letto per la notte senza pensieri peccaminosi nei confronti della moglie che fanno e producono tanta immoralità.

Dovrà poi, per almeno due ore al giorno, dimostrare di essersi alzato da quel dannato divano per andare in giro nel villaggio alla ricerca di un posto di lavoro. Saranno concepiti moduli appositi in cui il padrone, con un timbro, certificherà l’orario e il giorno della visita del povero in cerca di lavoro. Finite le botteghe del villaggio senza che un lavoro lo abbia trovato, ci diranno se la ricerca da parte del povero dovrà spingersi oltre i confini del paesello. Un dettaglio.

Nel frattempo dovrà essere disponibile a lavorare per 8 ore la settimana presso il suo comune di residenza: giardiniere, operatore ecologico, raccoglitore di cacche canine o deforestazione da marciapiede. Se volesse lavorare nell’ufficio tecnico o in quello degli affari generali perché magari esperto ed anche laureato con 110 e lode con bacio accademico, se lo potrà scordare. Tutti i poveri sono poveri e i titoli di studio non valgono: quella che vale è la povertà.

Uno vale uno.

Dopo queste prime incombenze controllate da un grande occhio che manco Orwell avrebbe mai immaginato, finalmente il 27 di ogni mese, san Paganino, il suo bancomat per incanto sarà caricato con i 780 euri e il nostro povero che povero non è più, potrà andare finalmente a fare la spesa. Ma qui ci sarà qualche nuovo ostacolo da superare. I soldi potranno essere spesi solo ed unicamente per acquisti morali.

Morali? E che vor dì?

Detto fatto.

Fine prima puntata. Continua…..

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