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La presidenza del consiglio. Attenti all’arruolamento. Forzoso.

La presidenza del consiglio del Comune di Casamassima è un posto vacante. Potrebbe rimanere così all’infinito, ma non penso che ciò possa verificarsi.

Ed allora bisognerà farla occupare quella seggiola: ma da chi?

Analizziamo i fatti.

Ad oggi sembra che i patti fra tutti i componenti le maggioranze siano stati rispettati: qualcuno chiedeva le dimissioni del sindaco e dimissioni furono, qualcuno chiedeva fuori il PD dalla giunta e fuori il PD è stato, qualcuno chiedeva la giunta tecnica e giunta tecnica fu, qualcuno chiedeva un crono programma e crono programma fu, qualcuno chiedeva appoggio esterno ed appoggio esterno fu. Sembra che tutti abbiano ricevuto, brutto termine, ma non ne trovo di migliori, quello che richiedevano affinché il sindaco potesse continuare la sua corsa. Per il bene del paesello, naturalmente.

Per completare il quadro la Ferri rivestiva ancora, però, un ruolo sicuramente poco gradito a qualcuno delle maggioranze, che le votava contro, e che prendendo al balzo la mozione di sfiducia da parte delle minoranze, aveva la possibilità di togliersi dalle scarpe quel fastidioso sassolino che da un anno e mezzo e più ne impedisce il cammino spedito. Visto lo stato d’animo della Ferri, sicuramente poco incline oggi ad assumere un ruolo benevolo nei confronti della maggioranza, bisognerà completare l’operazione cercando di depotenziarla e renderla innocua. Ricordiamo che una maggioranza a 9, con solo un voto in più rispetto a quello delle minoranze, la mette sicuramente non al riparo da possibili colpi di coda che ne comprometterebbe l’esistenza in ogni momento.

A questo punto facciamo della fantapolitica.

E se la mozione di sfiducia alla Ferri fosse stata, diciamo così, vista di buon occhio da parte di settori della maggioranza?

E se quel voto contro e quella scheda bianca nascondessero altro?

E se fossero propedeutici per un disegno più ampio?

E se ci fosse un burattinaio che muove le fila della politica paesana?

Non dimenticate che fantapolitica stiamo facendo.

Ipotizziamo che anche le minoranze vivano nel paesello le stesse divisioni e le stesse contraddizioni che vivono le maggioranze. Come non esiste una maggioranza, intesa come un’unica identità che vive e lavora in armonia e simbiosi per il raggiungimento degli obiettivi, il benessere dei cittadini, così anche le minoranze, al loro interno, vivono una serie di veti incrociati, a volte mortali, che le vede, per questo il plurale, raggiungere l’obiettivo comune solo dopo una serie di operazioni di mediazione e di smussamento degli spigoli che male ti faresti se ci capiti a tiro.

Raccontare tutto ciò ai cittadini che si attendono risposte dalla politica capisco è impresa gravosa ed ignobile, per questo la mia è solo una triste e fantasiosa storia di periferia, ma se la politica nostrana riuscisse solo ed unicamente a mettere in campo tatticismi che nascondono solo ed esclusivamente la volontà di far cessare Cessa senza comparire, le colpe non sarebbero da ricercare nell’estensore fantasioso.

In questo clima si vivranno i momenti che ci separano dall’elezione del nuovo presidente del consiglio.

Alle minoranze o alle maggioranze?

La responsabilità o le responsabilità di quanto ultimamente avviene o non avviene al paesello a sud est è tutta nelle mani delle maggioranze e del suo sindaco troppo occupato a conservare la fascia per occuparsi pure della Città. I progetti che si stanno in questi giorni realizzando o le opere in programma, poche in verità e tutte con punti critici, sono frutto del lavoro dei vecchi ed ormai defenestrati assessori che non si manca occasione di ringraziare. I nuovi, i tecnici, ad oggi, non hanno dato spinta e vigore al ruolo che dovrebbero ricoprire collezionando, anzi, sino ad oggi, figure non certo gratificanti.

Scuole e bilancio stanno lì a testimoniarlo.

Qualcuno avrebbe auspicato, da parte del sindaco, una proposta di governo di salute pubblica vista l’impossibilità di portare avanti un’azione amministrativa che potesse far decollare Casamassima verso traguardi almeno sufficientemente apprezzabili. Il sindaco, invece, ha preferito chiudersi a riccio con le sue maggioranze che fra “tradimenti e ricatti politici” più o meno palesi ne hanno condizionato il cammino.

Se non avesse voluto, come ha fatto, assumersi la responsabilità in toto di una catastrofe annunciata chiamando anche le opposizioni ad un senso di responsabilità ne avremmo potuto anche appoggiare la legittima riconoscenza attraverso il riconoscimento di un ruolo istituzionale come quello della presidenza del consiglio.

Eppure di motivi per chiamare a raccolta le forze politiche tutte, minoranze e maggioranze, il Cessa sindaco, ne ha avute a iosa: la questione acqua potabile vissuta in solitudine come quella delle scuole, per fermarci solo a quelle che hanno investito la collettività nella sua interezza.

Con la sua mania di autosufficienza abbiamo visto che è riuscito solo ed unicamente ad assottigliare sempre più le sue fila in modo così imbarazzante da essersi ridotto così all’osso che con quei 9 che lo sostengono neanche più un raffreddore sarà permesso per garantire quel numero legale richiesto.

Ora, alla luce di ciò, per quale motivo le minoranze dovrebbero accettare il ruolo di garante dei lavori consiliari e della vita amministrativa? Per quale motivo dovrebbero anche loro subire il giudizio da parte della cittadinanza quando responsabilità di governo non ne hanno mai avuto? Non pensate che il giudizio nei confronti dell’amministrazione Cessa, legittimamente eletta da Casamassima, debba ricadere solo ed unicamente su di essa vista l’autosufficienza sbandierata dal sindaco e dalle sue maggioranze variabili?

In questo clima, non certo idilliaco per la politica paesana, non vedrei di buon occhio e di nessun buon auspicio una presidenza del consiglio in mano alle opposizioni. Se dovessimo aggiungere alle idiosincrasie della maggioranza, quelle che potrebbero manifestarsi anche da parte delle minoranze magari con la possibilità di rivestire ruoli istituzionali, si assisterebbe solo ed unicamente ad un gioco dei ruoli che vedrebbe maggioranze e minoranze duellare sul piano dialettico senza che le soluzioni per la cittadinanza si tramutino in realtà. Immaginate una presidenza alle minoranze a quanti e quali attacchi possa essere sottoposta da parte delle maggioranze che si sentirebbero in diritto anche loro di rendere pan per focaccia.

Non sarebbe il caso che le maggioranze continuassero ad assumersene la responsabilità così come hanno fatto sino ad oggi?

Mettiamo per assurdo che le maggioranze sentano il bisogno di allargare le proprie fila. Credete non possibile l’arruolamento in corsa di parte delle minoranze alla causa promettendo per esempio, proprio la carica di presidente? Di transumanze ne abbiamo già vissute troppe, (non vi pare?) e per questo, non pensate possibile che si possa tornare a pascolare nel vecchio campo abbandonando il nuovo?

E se l’esistenza di un burattinaio fosse reale e non solo frutto della mia fervida immaginazione cosa potrebbe, per esempio, far credere di scegliere liberamente un candidato a scapito di un altro?

All’interno delle maggioranze sembra ci siano già candidati in cerca di voti. Qualcuno di questi vorrebbe dare un senso al suo impegno politico e qualcuno altro vorrebbe invece rafforzare la propria posizione. In questo ennesimo gioco al massacro che vedrà soccombere le strade dissestate e l’aumento della tassa sull’immondizia attraverso conferenze stampa che comunicano dati sulla raccolta dei rifiuti non ufficializzati dagli enti preposti ma venduti come reali e l’incertezza delle scuole sulla pelle dei bambini, rimarremmo in un altro inutile stallo che i cittadini non meritano.

Ammettiamo che un candidato scelto dalle maggioranze, si facesse passare come gradito anche alle minoranze, cosa succederebbe? Che un’altra volta le minoranze cadrebbero nell’errore mortale che non più di due anni fa compirono con la scelta della Ferri. O no?

Ammettiamo che rivestisse il ruolo di candidato delle maggioranze Nicola Guerra. Cosa potrebbero avere da ridire le minoranze?

Ma la Ferri, lo voterebbe? E se non fosse di suo gradimento, come crediamo lo sia, dove andare alla ricerca del consenso se non nel campo delle minoranze?

Le minoranze di nuovo davanti ad un bivio.

E se si tentasse con un’altra operazione ad effetto, che vedrebbe il coinvolgimento di neonate minoranze nel facile ritorno in maggioranza proprio attraverso la carica di presidente?

Transumanza semplice, la chiameremmo.

Gli scenari sono molteplici e tutti fantasiosamente sul tappeto, ma di una cosa possiamo stare certi tutti: di transumanze in questi ultimi tempi ne abbiamo viste tante. Non ci meraviglierebbero più.

Ma anche di burattinai potremmo farne a meno. Se ci fossero.

Meditate minoranze, meditate; farsi passare sotto il naso una scelta altrui come propria sarebbe diabolico.

 

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