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La presidenza del consiglio. Un affare di stato.

Da due mesi, mentre ci si trastulla fra chiacchiere e distintivo, l’attività politico amministrativa del paesello a sud est è tutta impegnata nel tentare di risolvere la grana della presidenza del consiglio. E passano in secondo piano i refusi e lo spostamento di impiegati da un ufficio all’altro, facendo prendere corpo quell’abolizione di divieto di sosta sul sagrato della chiesa che serve, eccome se serve, al paesello.

Sfiduciata la Ferri, con la complicità di quell’unico voto di maggioranza che ha sempre avuto un nome e un cognome, la politica del nulla si interroga di quale sia la strategia utile e dilettevole per districare la matassa. La Ferri, come peraltro la logica suggerisce, vorrebbe che sia la maggioranza a restituirle quella carica che così furbescamente le è stata sottratta. Unico problema sarebbe quello di convincere quello che prima la spodesta e poi, per il bene della maggioranza, la rimette in sella. E su questo, ma non solo di questo, ci si interroga su come venirne fuori con dignità.

Dignità, parolone per l’attuale compagine politica.

Certo le ultime dichiarazioni del sindaco in Consiglio Comunale, peraltro condivise da molti dei suoi proseliti, di incaricare la minoranza a votarsi la sua presidenza,  lascia i più sbigottiti.

Tralasciamo le dimissioni della incolpevole Giovanna Nero, che eletta dalle minoranze come presidente del consiglio, si è dimissionata subito dopo solo ed unicamente per un riguardo personale al sindaco. Sarebbe stato il suo sacrificio indispensabile per evitare un altro di sacrificio, quello del sindaco, che se la Nero avesse conservato la carica, lo avrebbe visto dimissionato.

Riguardo e sacrificio della Nero che non sappiamo se ancora validi. Nutriamo seri dubbi.

Ma dal cilindro della maggioranza e da quegli incontri di inizio settimana che finiscono sempre a notte inoltrata, viene fuori una richiesta per una chiacchierata amichevole  con le minoranze, non sappiamo dove e a che titolo, al fine di addivenire ad un accordo extra consiglio per convergere su di un nome.

Non solo la maggioranza è in debacle continua, ma anche i partiti che la sorreggono, visto il tenore delle proposte sul tappeto e che sembra raccolgano consensi. E se non il PD, quale il partito in difficoltà che senza una guida autorevole, dignitosa e coerente, è sul banco degli imputati? Un partito ormai allo sbando in cui le decisioni che si prendono sembrano dettate più dall’approssimazione che dal contegno e dalla proposta politica che ci si aspetterebbe in queste circostanze. Per non parlare dei suoi componenti in Consiglio che, accettando senza battere ciglio la defenestrazione dei tre esponenti di spicco dalla giunta, ne hanno decretato la fine irrimediabile. Vengono fuori le lotte intestine che da sempre hanno caratterizzato l’operato dei tre assessori a targa PD con il resto del partito (e della maggioranza consiliare) e non ci sembra plausibile la farsa dell’appoggio esterno che potrebbe aver fine immediatamente se la cecità del gruppo PD in consiglio non avesse già motivi validi per ritenere la cosiddetta giunta tecnica “imposta”  non all’altezza del compito affidatogli. Il buon giorno si vede dal mattino e siamo già, dopo appena qualche mese, a notte fonda.

Ma in tutto questo ginepraio anche le minoranze, non all’altezza del compito, assumono o vorrebbero assumere, posizioni ambigue e contraddittorie che non le salverebbero dal giudizio totale sulla politica o sulla non politica che riesce ad esprimere il paesello a sud est. Qualcuno, folgorato come Ulisse legato all’albero maestro, scaccia da se l’invito perentorio a divenire presidente delle minoranze, con l’approvazione della maggioranza. Manovra questa tesa solo ad inasprire quel poco di decente che le minoranze hanno messo in campo. Maggioranza che avviluppata su se stessa si consuma affinché sia la minoranza a tirarla fuori dall’empasse. I nove non riescono, neanche sotto tortura, a proporre un nome che possa riscuotere il consenso: la Nero no, il Guerra, forse: poi ci sarebbe la Borracci che potrebbe garantire quella presenza PD scomparso dalle scene; ma la Ferri non starebbe al balcone e quindi? Libera Casamassima sempre più al centro, sempre più determinante con quell’unico consigliere ballerino che ieri stava di là ed oggi sta di qua.  Una maggioranza fatta di identità personali e di componenti che valgono un voto ma che sommato agli altri otto, permette al sindaco la fascia. Chiedere al sindaco un atto di responsabilità sarebbe troppo e per questo ci limitiamo solo al ricordo che conservare la posizione solo per il gusto di occuparla con le macerie che ti circondano tutto intorno porta irrimediabilmente ad una fine ingloriosa da non menzionare neanche come notizia.

La presidenza del consiglio è un problema della maggioranza.

Le minoranze, lo capiranno?

(continua)

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