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Le aperture straordinariamente straordinarie.

Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.

(George Santayana)

Che le amministrazioni comunali ed un sindaco nulla potrebbero fare (?) contro le aperture ordinarie o straordinarie degli esercizi commerciali è cosa nota, ma il silenzio assordante intorno a questa vicenda lascia tutti sgomenti.

Si apprende che il centro commerciale alle porte del paesello a sud est, non della metropoli in questo caso, ma alle falde dello sterco del diavolo, anche per quest’anno ha voluto omaggiare i suoi affezionati clienti attraverso aperture straordinariamente straordinarie da far accapponare la pelle.

Mentre il giorno di Pasqua, 16 aprile, le sue serrande rimarranno rigorosamente chiuse, il giorno di Pasquetta compreso il 25 aprile e il 1° maggio, rimarranno rigorosamente aperte per consentire ai turisti del passeggio e del cazzeggio una gita fuori porta fra mozzarelle, scarpe, perizoma, bistecche americane e televisori al plasma.

In un colpo solo buttate alle ortiche antiche tradizioni ed usanze Cattoliche Apostoliche e Romane, Feste e Ricorrenze Nazionali come quelle del 25 aprile e del 1° maggio, a beneficio di un capitalismo sfrenato che ci vuole senza Fede e senza Ideali e soprattutto senza memoria storica.

Il momento conviviale da vivere in famiglia o con gli amici con il pranzo fuori porta del Lunedì di Pasqua sacrificato come la memoria storica del 25 Aprile quale momento di Rinascita di un Paese che dopo il ventennio fascista e dopo la guerra usciva quanto mai distrutto. La lotta di Liberazione dal fascismo e dalle sue atrocità di cui sempre poco le generazioni a venire sapranno apprendere e capire affinché simili nefandezze non si ripetano più, boicottata con la possibilità di trascorrere del tempo in galleria fra l’acquisto improvviso di una baguette o di una scamorza o del pantalone alla moda di ultima generazione con quel cavallo che all’improvviso alle ginocchia arriverà. Per non parlare del 1° Maggio, nato a Parigi nel lontano 1889 a seguito di un corteo operaio del 1886 a Chicago che finì represso nel sangue. Quelli erano tempi in cui si lavorava senza tutela alcuna per 16 ore al giorno in pessime condizioni e morendoci pure sul posto del lavoro.

Le sorelle Pasqualicchio di Casamassima nulla hanno insegnato al riguardo.

Tanto per non farci mancare nulla, la Storia racconta che durante il fascismo in Italia, nel 1923, la Festa del Lavoro del 1° Maggio venne naturalmente sospesa e dichiarata fuori legge per poi ricomparire dopo la Lotta di Liberazione che si festeggia il 25 Aprile, come Festa Nazionale dal 1947.

Certo oggi parlare di lavoro con la disoccupazione galoppante che ha raggiunto limiti impensabili, con le morti bianche che continuano a funestare il mondo del lavoro, fra la miriade di contratti che comunque sia il lavoro non ti fanno trovare e con i call center divenuti valvola di sfogo e con quei contratti di 4 ore settimanali che se non accetti a casa rimani, compresi i sussidi comunali di 600 euro all’anno, è anacronistico. Non vi pare?
Tra jobs act  e la lotta senza quartiere ai voucher considerati da molti come coperta necessaria al lavoro nero, non vi rimane che il campetto da calcetto per trovare un lavoro.

Con queste premesse sperare che un’amministrazione di centro sinistra e di lupetti possa aver il tempo di scrivere, non dico una moratoria, ma un invito, una preghiera, una implorazione, una invocazione, una supplica, una domanda, un’istanza, una richiesta, un grido, un inno, una meditazione, un momento di raccoglimento, una raccomandazione, al colosso della distribuzione alle falde del paesello invitandolo a rivedere le sue discutibili scelte commerciali cercando in primo luogo il rispetto nei confronti dei propri dipendenti e non ultimo del rispetto dovuto ai martiri della guerra di Liberazione e delle lotte operaie mi sembrerebbe il minimo.

Passando dalla Chiesa che anch’essa in silenzio rimane..

… anche se pure il commercio di prossimità, quello che vive e lavora sotto casa, andrebbe salvaguardato.

Nell’augurare a tutti Voi e a tutti Noi serene giornate di Festività Nazionali, mi auguro che ai piedi del Monumento ai Caduti, per quest’anno, l’Amministrazione non voglia tediarci di inutili ed ipocrite parole in riferimento al 25 Aprile.

Chi non conosce la storia è meglio che se la studi.

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