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Le mascherine di Giuseppe Nitti.

Le domande non sono mai indiscrete. Lo sono, a volte, le risposte.

(Oscar Wilde)

Da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, una delle manie fobiche ossessive che giorno dopo giorno si è materializzata in moltissimi è quella della mascherina.

Ormai è entrata prepotentemente a far parte della nostra vita.

In barba alle disposizioni sanitarie che invitano tutti a rimanere a casa per non intasare gli ospedali che a furia di tagli e revisioni della spesa o “riordini”, non sono in grado oggi di accettare neanche chi, tagliando la mela il dito si è tagliato, la mascherina miracolosa permette a tutti, tranquillamente, di uscire per il caffè, per l’incontro con gli amici, per la cacca del cane e del gatto e per quel chilo di farina che domani non può aspettare.

Insomma, una sorta di coperta di Linus che permette l’impossibile. E tutti noi, come Batman quando indossa il suo costumino, possiamo come lui, da super eroi, volare sopra i tetti non per salvare il mondo dal Pinguino, ma per entrare liberamente nel supermercato o andare in tutta sicurezza al mercato settimanale che anche se non siamo d’accordo, da uomini delle istituzioni non possiamo impedire.

Ma questo prezioso accessorio, la mascherina, che ci rende invincibili ed immortali e che il Covid-19 tiene lontano da noi, non è ormai da tempo alla portata di tutti. Figuratevi che chi dovrebbe averne, parliamo in primis di tutto il personale sanitario, se non ci fossero quelle che i cinesi comunisti ci stanno regalando, ne sarebbero completamente sprovvisti.

(La mascherina di Berlusconi che impazza sul web)

Ed allora, da italici, ci ingegniamo: chi con la carta da forno, chi con il tappetino per la pipì del cane, chi, come l’immortale Berlusca con i perizoma delle Olgettine, chi, i più poveri e i più sfigati con la sciarpa attorno alla bocca, si inventano un rimedio che possa impedire l’inalazione del virus assassino.

Molti certamente da apprezzare i volontari, che, mettendosi al servizio della comunità, hanno deciso di fabbricare e donare le mascherine realizzate artigianalmente che, seppure non siano dei presidi medicali riconosciuti e certificati, possono in qualche modo venire incontro alle esigenze della popolazione.

Questo è il caso di una azienda di Casamassima, che vuole rimanere anonima e che comunque anche noi ringraziamo a prescindere, che ha deciso di realizzare, per il momento, 2500 mascherine che ha donato al comune.

Il sindaco Nitti, nella serata del 22 marzo, attraverso un video, (i video in diretta in questo momento si sprecano e se non ne fai sei nessuno), informava i propri concittadini, che queste prime mascherine saranno distribuite dalla protezione civile a tutti coloro i quali hanno compiuto i sessanta anni di età.

Dai sessanta in poi perché sembrano siano i soggetti più a rischio?

Naturalmente grande giubilo fra le cittadine e i cittadini che finalmente, come Spidermen o Wonder Woman, inforcata la tanto agognata mascherina, potranno liberamente uscire per quell’ora di libertà.

Ma ci chiediamo, è giusta la decisione del sindaco Nitti?

A parte il fatto che il numero degli ultra sessantenni è sicuramente maggiore di 2500, ma perché concentrare la donazione solo a questi? Perché consegnare più mascherine a nuclei familiari composti, per esempio, da marito e moglie entrambi oltre i 60 anni e lasciarne senza tutte le altre?

Se la mascherina, utile o no che sia, è una forma di prevenzione affinché si scongiuri il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette che potremmo incrociare per strada mentre ci rechiamo al supermercato fra i banconi delle mozzarelle e della mortadella, perché vogliamo destinarne l’utilizzo solo agli oltre 60 anni?

Non sarebbe stato il caso di consegnare e donare una mascherina per ogni nucleo familiare affinché l’unico e solo responsabile del vettovagliamento avesse almeno una “protezione”?

Che messaggio lanciamo alla collettività?

Forse che gli ultra sessantenni possono uscire insieme per la spesa o per la passeggiata?

Che senso ha?

E noi, da inguaribili esteti di Oscar Wilde, domandiamo.

Nel frattempo non ci resta che abbracciare e stringere a noi la comunità cinese di Casamassima per le mascherine che ha donato a noi tutti augurandoci che possano servire a tutte le famiglie del paesello. 

(Casamassima, 23 marzo 2020 – La comunità cinese consegna le mascherine alla città)

Aggiornamento al 27 marzo 2020

Per completezza di informazione riportiamo quanto consiglia il Ministero della Salute a proposito della mascherina

Per prevenire il rischio di infezione da nuovo coronavirus è prioritario curare l’igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare anche una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus. L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. Inoltre, la mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie.

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