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Le valigie sono pronte.

Oltre 5 ore l’Assemblea Cittadina del PD andata in onda ieri nel paesello a sud est la grande metropoli.

Sul tappeto la questione amministrazione Cessa e suoi derivati.

Alla presenza anche degli organi provinciali di partito rappresentati dall’avv. Adalisa Campanelli, si è cercato di capire se il PD possa aver in se gli anticorpi necessari per liberarsi, se lotta di liberazione vuol effettivamente intraprendere, affinché le scelte del proprio sindaco non continuino a depredare quel consenso che oggi lo vede essere ancora, molto forse, il primo partito a Casamassima.

Che si stia consegnando il paesello a sud est, senza sforzo alcuno, alle forze di opposizione, è indubbio. Un candidato sindaco solo leggermente più credibile dell’attuale potrebbe a chiunque spalancare le porte di Palazzo di Città portando una vittoria senza precedenti. Autonomia Cittadina, il M5S e le forze di centro destra che in questi giorni cercano la quadra, non escludendo liste civiche espressione della società civile, hanno oggi tutti gli elementi per poter affermare che in questo modo non si può continuare a procedere. Non tralasciando l’impossibilità da parte del PD, liberatosi del Cessa sindaco, di trovare personalità, non che rivestano il ruolo di candidato sindaco, ma anche di semplice consigliere comunale, vista la politica fin qui prodotta e che metterebbe a dura prova l’immolazione.

E come le vecchie rimpatriate fra vecchi commilitoni, tutti presenti, anche quelli che considerati i vecchi da rottamare chiedono conto dell’operato non solo del giovane segretario rottamatore, che oggi i panni del “rottame in partenza” veste ma anche del capogruppo in consiglio e degli stessi consiglieri comunali targati PD che una posizione senza alibi dovranno prendere.

L’accettare il diktat (ricatto?) imposto dai Nitti e dai Guerra Rubino, ancora brucia sulla pelle non solo degli uomini e delle donne maggiormente rappresentativi, vedi la defenestrazione dei tre assessori maggiormente suffragati nelle file del partito, ma anche in buonissima parte degli iscritti. Sembra ancora inaccettabile come trattative suicide possano aver permesso al segretario cittadino, al capogruppo in consiglio e al coordinamento cittadino, accettare passivamente senza battere ciglio l’estromissione volontaria del partito dalla giunta senza che lo stesso muovesse un dito a propria difesa. Accettare che qualcuno dall’esterno stabilisse in che modo, attraverso quali operazioni e quali e quanti passaggi si dovessero cacciare senza giustificazione alcuna le espressioni del partito, al di là delle competenze e capacità di ognuno, è stata un’operazione suicida a cui oggi si chiede di rimediare senza se e senza ma. Sono le scelte della classe dirigente pro tempore del PD ad essere in discussione, oggi. Come mai si sia sottomessa porgendo il fianco alla dipartita è l’interrogativo. Eppure gli organi provinciali, ad esclusione della contraddittorietà di qualcuno, di quelli regionali e nazionali, la linea l’avevano dettata, ed allora perché perseverare? Come se fosse un atto di debolezza quello di dichiarare il peccato mortale di aver candidato a sindaco una personalità sbagliata e non un atto di forza e di grandezza nei confronti proprio del partito e dei suoi iscritti. Non dimenticando la cittadinanza tutta tradita e presa in giro dal primo giorno con l’illusione di poter cominciare a contribuire al benessere collettivo con quella fandonia del Cantiere fuori del Comune.

Che poi fuori è rimasto.

Debacle che dopo debacle si è manifestata nella sua interezza con lo sciogliersi al sole della lista personale proprio del sindaco che tante negazioni nascondeva.

Nonostante i rimbrotti e le accuse e le analisi, però, in questa fase congressuale o pre congressuale che vede il Partito Democratico giocare sulle primarie che il 30 aprile scriveranno la parola fine sulla scelta del segretario nazionale, l’unica strada percorribile rimane quella di sfiduciare non solo il segretario cittadino, ma tutta la segreteria attraverso la raccolta delle firme all’interno dell’Assemblea Cittadina, organo deputato.

Non è escluso che ciò non sarà realizzato da gli oltre 70 iscritti del PD.

Un segretario che non è riuscito a spiegare fino in fondo le ragioni di questo modo di procedere, ha consentito solo ed unicamente all’ego smisurato di un sindaco che la fascia non vuol lasciare, di permettergli di distruggere in termini politici, e non solo, un partito intero.

Per la prima volta, raccogliendo un consenso bassissimo anche all’interno delle mura amiche, il Cessa sindaco cercando maldestramente di barcamenarsi fra giustificazioni fantasiose che di politico hanno ben poco riconosce che la crisi appena finita, secondo lui, è stata frutto di consultazioni che, tenendo il PD completamente estraneo, ha permesso alle altre forze in campo di proporre assessorati che non sappiamo se siano stati o meno accolti da coloro i quali il consenso gli hanno proposto. Ma visto l’esito dell’ultimo Consiglio Comunale non è difficile supporre che gli assessori tecnici (?) messi lì un che di familiare con i proponenti e poi accondiscendenti consiglieri, lo abbiano. Che la nuova giunta sia espressione non delle forze politiche ricostituenti solo sulla carta però, la vecchia coalizione, sembra sia nata e stia muovendo i primi passi attraverso accordi personali direttamente con i consiglieri; gioco a cui si è sottratto il PD in forma ufficiale, ma non attraverso la politica fin qui espressa che non gli ha consentito di sfiduciare il sindaco ed il suo “super io e voi non siete un cavoletto di Bruxelles al forno”.

Ma le responsabilità, arrivati a questo punto, non ricadono solo ed unicamente sulla segreteria cittadina del partito e sul capogruppo in consiglio, ma anche su quei due consiglieri comunali a cui, tutto sommato, il sentir parlare di giunta a tempo, un certo languorino solletica. La politica, quella del PD, sarebbe quella di assistere e controllare da vicino l’azione amministrativa del sindaco e della sua giunta tecnica. Qualcuno spera, e pensiamo siano proprio i consiglieri PD che in consiglio votano, che si torni presto, magari dopo un periodo naturale di decantazione,  ad una giunta politica espressione delle forze in campo, compreso il PD. Da questo gioco al massacro vediamo difficilmente avverarsi la possibilità di un rientro in giunta del Palmieri, del Bagalà o della Spinelli, ma vista, diciamo così, la propensione, di un sindaco ad essere pronto e attento alle sollecitazioni che i suoi alleati sono pronti ad elargirli a piene mani pur di farlo sedere alla seggiola, di diventare protagonisti nel prossimo futuro ….. non si sa mai.

L’insegnamento della Zizzo, eletta nella lista PD ed oggi tiratasi fuori e con, guarda caso, un assessore residente nel proprio di paesello, insegna.

Insomma un partito allo sbando in cui tutti guardano con sospetto il vicino di banco senza possibilità di scampo per nessuno. Un partito destinato a scomparire e a rimetterci l’osso del collo se non saprà al più presto liberarsi del fardello non più sopportabile del Cessa sindaco.

Nel frattempo le valigie (qui nel paesello i trolley arrivati non sono), parcheggiate stanno.

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