Loading

L’ignoranza è forza.

Molte volte, quasi sempre, ci accusano di essere troppo severi, poco indulgenti, pignoli ed esigenti nei confronti di coloro i quali hanno la responsabilità di amministrare e governare non solo il Paese intero, ma anche porzioni di esso rappresentati dai paeselli che più passa il tempo e più diventano villaggi. Ma siamo, lo confessiamo, solo dei romantici realisti, visto quanto riescono a dimostrare lor signore e lor signori.

Andrà tutto bene, gridavano dai balconi quelli che, costretti a casa dal lockdown, non si erano accorti che dopo il confinamento del corpo sarebbe sopraggiunto, come è peraltro già avvenuto da tempo, il confinamento delle coscienze e della mente. E così dopo aver gridato allo scandalo per il tutto chiuso, per l’economia stagnante, per l’aperitivo negato, per le partite di calcio impossibili e per la messe in streaming, tutti a sperare che potesse sorgere un nuovo sole che facesse tramontare per sempre quello che era stato facendolo divenire un triste e sbiadito ricordo.

Ma non è stato e non sarà così.

Le industrie, quelle del nord, non si sono mai fermate; la sanità, anch’essa abbandonata, ha dato prova di arretratezza e molte volte di incompetenza; i servizi essenziali si sono dimostrati inadeguati e le bambine e i bambini, compresi quelli che ragazze e ragazzi sono diventati, a fare i conti con internet dispettoso nel decidere se si poteva o meno collegarsi con la maestra che insegnava i segreti del verbo essere oppure che ti parlasse di Rousseau e dell’uomo nato libero ma che ovunque è in catene.

E si, la scuola, questa entità divenuta praticamente invisibile e che ti accorgi della mancanza solo quando non sai dove scaricare i figli almeno per una mattinata intera perché la spesa, il lavoro, il parrucchiere e l’amica/o non si possono tradire. Non ha indignato nessuno, o ha sconvolto solo una esigua parte di noi, non sentirne parlare per tanto tempo di quel a volte vecchio e fatiscente contenitore di stanze che sottratto al suo antico luogo di degenza ospedaliera si è deciso, finita l’emergenza della guerra, di trasformarlo in aula scolastica dove i giovani abbiano qualcuno che insegni loro ad imparare.

Tutti giurano e spergiurano che a settembre le scuole riapriranno e finalmente si tornerà fra quei banchi con le riminiscenze del teorema di Pitagora per imparare i fondamenti del latino.

Ci saranno le mascherine obbligatorie? Saranno tutti chiusi nelle cabine telefoniche fatte di plexiglass? Faranno lezione all’aperto nei parchi cittadini che abbondano oppure in qualche sottoscala recuperato qua e là dalle amministrazioni più lungimiranti?

E le classi continueranno ad essere una babilonia tipo pollaio oppure finalmente qualcuno si sveglierà dal torpore decidendo d’imperio che più di 15 in una stessa aula non si può convivere per imparare?

Dopo venti anni, ma solo perché non vogliamo far credere a quelli che ci accusano di essere troppo severi che ragione abbiamo, scientemente si è deciso di distruggere l’istruzione pubblica con tagli di miliardi all’anno, favorendo a dismisura la cosiddetta scuola paritaria, oggi siamo qui a studiare un modo affinché si possa investire nel futuro che appare sempre più a beneficio del ricco, che potrà anche curarsi a piacimento, lasciando dietro il povero che potrà morire per la mancanza di aspirine e che a malapena è riuscito a firmare la sua condanna a morte.

Tra insegnati sul piede di guerra per quell’assunzione mancata e per lo stipendio esiguo, fra collaboratori scolastici che sempre pochi sono per spazzare le aule e che ora anche i bagni dovranno sanificare dopo che ogni bimba o bimbo la pipì sono andati a fare, fra gli ATA, alcuni dei quali neanche sanno da dove si accende il pc, ai giovani cittadini chi ci pensa?

Avremmo sperato che l’elicottero carico di soldoni e di demagogia che in questi mesi ha occupato i nostri TG e le dirette estenuanti che, partendo dalle più alte cariche istituzionali ha occupato i pomeriggi anche dei ragazzini/e che responsabilità di interi villaggi hanno, ci consegnassero non solo i benefit per i monopattini elettrici, ma che ci raccontassero di come hanno intenzione di far svoltare la scuola dopo questi lunghi decenni di macerie.

Ma come?

Avremmo gradito che si fosse partito dal basso, proprio da coloro i quali quelle aule dovrebbero occupare in sicurezza, per ricostruire tutti insieme quello che abbiamo distrutto delegando ad una politica arruffona, incapace e che per garantirsi continuità sperperava il danaro in favore di pochi condannando i più all’oblio.

Chi oggi potrà, partendo dalle Università per arrivare alla più piccola scuola di provincia, dichiarare e certificare che, vista l’intera struttura, considerate le dimensioni di quelle aule, per garantire la distanza minima interpersonale fra gli studenti quella scuola da 100 potrà ospitare solo 40 studenti?

E per tutti gli altri?

Chi presenterà il conto affermando che bisognerà costruire ex novo nuovi contenitori destinati alla cultura, che dovrà impiegare altri e più numerosi insegnanti compresi i tecnici e i collaboratori e da qui ripartire per una visone d’insieme che ci faccia comprendere il tutto?

E voi credete possibile che i ragazzini e le ragazzine magari laureatisi in quel prestigioso college da migliaia di euro al mese catapultati nella politica solo per arrivismo possano riuscire a far tutto ciò sapendo bene che l’ignoranza è forza?

Intanto settembre è domani.

P.S.

Leggete o rileggete 1984 di George Orwell e capirete perché l’ignoranza è forza.

In subordine, per quelli che volessero dar un senso alla propria esistenza in quanto cittadini, si consiglia la lettura della Costituzione della Repubblica Italiana (comodamente scaricabile cliccando qui) che non sono le frecce tricolori nelle giornate di festa.

Commenti

commenti

Leave a Reply