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Il Luna Park (ci costa un botto) e il debito fuori bilancio.

Avremo vissuto tutti l’esperienza che ci ha visto tirar fuori dal portafoglio somme di denaro, all’improvviso, perché quella spesa non l’avevamo prevista. Far quadrare il bilancio familiare con quell’inatteso guasto meccanico, quell’ inaspettata vista medica e relative analisi cliniche o con quel vocabolario di latino che questo mese non ci voleva, è esperienza che nostro malgrado tutti noi abbiamo vissuto. Sono debiti che si accumulano e che potrebbero mettere a rischio non solo le previsioni mensili, ma anche quelle annuali. E così le ferie diventano un sogno e quella pizza che sabato avevamo previsto per il compleanno della piccola si fa benedire.

Di questi debiti soffrono anche le amministrazioni pubbliche. Ma non sempre le spese improvvise sono inattese, per un Ente Pubblico, a differenza di una famiglia.

Molte, anzi quasi la totalità di queste, si sa da quando esistono e quando hanno avuto origine, ma qualcuno si dimentica forse di portarle a Bilancio e così diventano debiti fuori bilancio.

Non fa eccezione il Comune di Casamassima.

Le disposizioni dicono che trattasi di obbligazioni formatesi secondo un iter non conforme ai principi giuscontabili. Nel bilancio comunale tali obbligazioni non compaiono ed una volta che arriva una sentenza di tribunale quel debito dovrai riconoscerlo.

Un bilancio comunale non è un bilancio familiare, anche se alcune caratteristiche sembrerebbero simili, ed allora perché ho bisogno di una sentenza di un giudice che accerti il fatto che, nonostante ti sia servito di un centro per fare fotocopie, una volta che ti arriva la fattura che ti intimi di pagare le prestazioni tu non le paghi?

Quali i motivi che ti spingono, nonostante tu ti sia servito di questo centro di copisteria da settembre 2011 a dicembre 2014 e nonostante ti sia arrivata regolare fattura l’8 febbraio del 2016 e il 2 agosto del 2016 ti sia pervenuta anche intimazione al pagamento, tu, cara amministrazione comunale, ancora non hai pagato costringendomi ad adire le vie legali per il riconoscimento del tuo debito nei miei confronti? E come mai tale debito, nonostante tu sapessi dal 2011 della sua esistenza, non figura nei bilanci comunali che si sono succeduti negli anni?

Ma perché non compaiono?

E’ colpa della burocrazia, quella burocrazia di cui parlava il Commissario Prefettizio nella sua prima intervista, oppure della politica che non ha vigilato?

E se la politica non vigila lo fa perché incapace oppure perché certificando tali spese non potrebbe, per esempio, destinare tali risorse magari per una promessa elettorale che non potrebbe onorare?

E se, la burocrazia e/o la politica, deve riconoscere tale debito e se la somma non prevista a bilancio per il pagamento è sottratta ad un capitolo di spesa previsto e che quindi non potrebbe più essere realizzato, con chi prendersela?

Non vi sembra sia il caso di sapere di chi le eventuali responsabilità?

Comunque stiano le cose, il creditore stufo delle promesse ricevute si rivolge ad un giudice il quale, constatata la fondatezza di tali debiti, ne decreta il pagamento. Sei andato lì per 3 anni, hai fatto copie e stampe, hai gli scontrini controfirmati da tuoi dipendenti e/o incarcati e non metti a bilancio?

E non paghi?

Il 29 agosto scorso il Commissario Prefettizio Aldo Aldi, controfirmava Delibere per regolarizzare spese in uscita del comune che non figuravano in bilancio e che quindi, non previste, erano da considerarsi debiti fuori bilancio, per un importo complessivo pari a € 101.359,75.

Quattro i debiti fuori bilancio deliberati, ma quello che ha attratto di più la mia curiosità è quello che riguarda il terreno su cui insiste la cosiddetta area Luna Park in via Lapenna.

La storia.

Il Comune di Casamassima, nel 2008, amministrazione Vito De Tommaso, così raccontano le carte, espropriò all’I.D.S.C. (Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Bari), la porzione immobiliare in via Lapenna che oggi conosciamo tutti come area Luna Park.

Il 20 novembre dello stesso anno, il Comune di Casamassima quantificò l’indennità dell’esproprio spettante all’Istituto Diocesano in € 75.442.02 che accettò la stima in data 27 febbraio 2009.

Il 30 aprile 2009, il Comune di Casamassima indicava la documentazione necessaria per l’acquisizione dell’area e il 12 ottobre del 2009 l’Istituto Diocesano inviava al Comune tutta la documentazione necessaria per il completamento della documentazione e per l’ottenimento dell’indennità pattuita.

Nonostante fosse tutto in regola nessuna somma di danaro venne messa a disposizione per indennizzare l’espropriato.

Come mai?

Passano 4 anni e Mimmo Biradi prende il posto di De Tommano che nel frattempo è stato sfiduciato dal notaio.

Il 13 maggio del 2013 l’ Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Bari procedeva a formale diffida nei confronti del comune di Casamassima.

Il 5 giugno 2013 il sindaco, Mimmo Birardi, formalizzava una proposta di definizione transattiva proponendo all’Istituto Diocesano il pagamento dell’indennità spettante pari a € 75.444,02 in tre rate con scadenza 31 dicembre 2013, 31 gennaio 2014 e 31 gennaio 2015.

Il 1° luglio 2013 l’I.D.S.C. comunicava l’accettazione della proposta.

Quindi ora è tutto a posto?

Si paga e finisce la storia.

E no, la burocrazia vuole i suoi tempi.

Il 4 luglio del 2013 l’Ufficio Contenzioso del Comune di Casamassima invia all’Ufficio Tecnico e all’Ufficio Finanziario il carteggio per gli adempimenti del caso.

Trascorrono inutilmente 5 mesi e non succede nulla.

Il 5 gennaio del 2014 il legale dell’Istituto Diocesano comunicava la risoluzione dell’accordo transattivo firmato dal sindaco Birardi avvertendo il Comune di Casamassima che all’importo iniziale pari a € 75.444,02 dovranno essere sommati, oltre gli interessi legali maturati dal 1° gennaio 2014 anche  le spese legali sostenute dall’I.D.S.C..

Ma perché mai trascorsi già 6 anni ora si dovranno pagare anche gli interessi e le spese legali e nonostante tutto nessuno si decide a pagare?

A settembre del 2014 Mimmo Birardi non è più sindaco.

Anche qui il notaio ha certificato la fine.

Arriva Vito Cessa ed il legale dell’istituto Diocesano, dopo che è trascorso più di un anno e mezzo senza che il Comune abbia adempiuto a quanto comunicato il 1° gennaio del 2014, il 20 luglio del 2015 inoltra formale diffida nei confronti del Comune di Casamassima.

Constatato che anche la diffida non sortiva nessun effetto, l’I.D.S.C. depositava ricorso per decreto ingiuntivo presso il Tribunale di Bari che con provvedimento del 3 maggio 2017 ingiungeva il Comune di Casamassima al pagamento della somma pari ad € 75.444,02, oltre interessi legali, nonché spese e compensi.

Il Decreto del tribunale viene notificato al Comune di Casamassima il 13 giugno 2017 diventando esecutivo il 23 luglio 2017.

Il 31 luglio Vito Cessa non è più sindaco.

Questa volta è il Consiglio a bocciarlo e vedi il destino, proprio sui conti e sui numeri.

Arriva il Commissario Prefettizio e il 29 agosto 2017, 9 anni dopo l’esproprio, vista la sentenza del Tribunale di Bari, delibera la regolarizzazione della spesa divenuta di 80 mila euro e 500 grazie alla benevolenza dell’Istituto che rinunciava agli interessi sul capitale.

Il debito fuori bilancio andava pagato, ma i Revisori dei Conti, l’organo deputato a controllare la veridicità e la correttezza delle varie voci a bilancio, riscontrano nella loro analisi la necessità che si debba far luce sulle anomali dinamiche che hanno generato la formazione del debito al di fuori dell’alveo contabile (leggi bilancio), con attribuzioni di responsabilità economico/patrimoniali nei confronti dei soggetti che hanno dato luogo a detta disfunzione.

Dal 2008 ad oggi ci sono stati tre sindaci e tre commissari prefettizi compresi tutti i funzionari fra le cui mani sono passate e ripassate le “carte”.

Di chi sono le responsabilità?

Si faccia luce, come dicono i revisori dei conti.

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