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Mamma, tutto a posto: siamo arrivati e stiamo bene.

A Valeria, appena siamo arrivati, mani gentili,

mamma, mai viste mani così belle,

hanno provveduto ad asciugarla e le hanno fatto indossare un vestitino tutto bianco con un bel fiore all’altezza del cuore. Dovresti vedere come le stanno bene quelle scarpette nuove nuove e poi, sono così morbide.

Poi si sono avvicinati i bambini.

Mamma, quanti bambini son qua.

Uno dei primi è stato Aylan.

Aveva un paio di pantaloncini blue ed una maglietta rossa.

Mamma anche Aylan è un piccolo adorabile bambino.

Poi è stata la volta del piccolo ignoto con la pagella ancora in tasca che le ha sussurrato all’orecchio una frase. Quando le ho chiesto cosa le avesse detto, e tu sai che Valeria da quando ha iniziato a parlottare a me ha sempre detto tutto, mi ha abbracciato e mi ha bisbigliato all’orecchio il suo nome pregandomi di serbare il segreto così come lui le aveva chiesto.

Qui è una moltitudine di bambini.

Sembra quasi che questo posto sia solo per loro.

Arrivano da ogni parte del nostro, scusa mamma, dell’ormai tuo mondo.

Raccontano di guerre, di carestie, di malattie, di soprusi e di miseria.

Mamma quanti di questi bambini potrebbero non essere qui se si potessero costruire ponti e non muri.

Giocano e si divertono come mai ma spesso ti capita di vederli assorti ad ascoltare il pianto che da giù sale sino a qua.

Vorrebbero la loro mamma, il loro papà e giocare come non hanno potuto fare mai con il fratellino che non si trova ancora.

Quelli che sono qui da più tempo ci hanno detto che di muri non ne hanno mai visti, come non esistono neanche fiumi o mari da dover attraversare.

Mamma di a Tania che Valeria è qui con me e che qui non rischia niente e che un giorno, quando il destino avrà deciso, potrà riabbracciare la sua piccola bambina.

E così ancora troppo giovane Tania.

Mamma, siamo arrivati e stiamo bene.

Tuo figlio Oscar che ti vuole tanto bene e che non vuole vederti con le lacrime.

 

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